Smartphone & Tablet

Troppo tempo sugli smartphone: perché Tim Cook non è un ipocrita

Il numero uno di Apple fa ammenda sull’uso eccessivo della tecnologia. Ma non è solo un discorso di facciata

Tim Cook

Roberto Catania

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Mettiamola così. L’oste, in questo caso Tim Cook, non critica il suo vino, ma ammette che le persone ne fanno un uso sempre più smodato. Una specie di invito a “bere responsabilmente”, considerati i possibili effetti secondari, soprattutto sulle fasce più giovani della popolazione.

“Passiamo troppo tempo con lo smartphone in mano”, ha sentenziato il numero uno di Apple nel corso di un evento organizzato in settimana da Fortune, un abuso che era difficilmente preventivabile solo qualche anno fa ma che ora è davvero sotto gli occhi tutti: "Non avremmo mai voluto che le persone abusassero dei nostri prodotti, volevamo che la gente grazie ai dispositivi facesse cose altrimenti impossibili. Ma se si passa tutto il tempo sullo smartphone", ha chiosato Cook, "significa che si sta spendendo troppo tempo".

Questione di reputazione

Sincero o meno, il discorso di Tim Cook va inteso  come la prima vera presa di posizione su una questione di responsabilità sociale particolarmente dibattuta negli ultimi tempi, anche in seno all’azionariato Apple.

Lo scorso gennaio, Jana Partners e il fondo previdenziale di CalSTRS, detentori nel complesso di circa due miliardi di dollari di azioni di Cupertino, hanno scritto una lettera pubblica alla società invocando una "svolta di responsabilità" a favore delle nuove generazioni, un suggerimento nemmeno troppo velato a (ri)considerare lo sviluppo degli strumenti tecnologici tenendo conto degli impatti che questi potrebbero avere nei confronti dei giovani.

La preoccupazione degli investitori non è di natura prettamente etica, è giusto precisarlo, ma ha anche dei risvolti più concreti, soprattutto a lungo termine. In un momento nel quale la reputazione si costruisce curando ogni minimo dettaglio della catena del valore, sembrano voler suggerire gli azionisti, Apple non può permettersi il rischio di ignorare l’impatto che l’iPhone, l’iPad e tutti gli altri iGadget avranno sugli utenti del futuro. Il pericolo? Un possibile rigetto del mezzo tecnologico, culturale, ancor prima che fisiologico.

La tecnologia per difendersi dalla... tecnologia

Ed è qui che si inseriscono gli strumenti che Apple introdurrà sull’iPhone e sugli altri dispositivi iOS a partire dal prossimo autunno. Il più importante fra questi si chiama Screen Time ed è - questo almeno nelle intenzioni della società - il primo vero strumento pensato per aiutare i genitori nel controllare il tempo speso dai figli davanti allo schermo.

Che lo strumento sortisca o meno l’effetto desiderato (ridurre la smartphone -dipendenza) poco conta. Il dovere di Apple non è quello di educare le nuove generazioni bensì offrire tutti gli strumenti necessari per monitorare, ed eventualmente correggere, le cattive abitudini. Più o meno quello che fanno le case automobilistiche quando introducono limitatori di velocità, segnalatori di stanchezza e altri strumenti utili per la sicurezza.

Funzioni che sulla carta possono aiutare ma che restano pur sempre subordinate al libero arbitrio. Perché è evidente: lo smartphone, come l’automobile o il coltello da cucina non è il male, tutto sta come sempre nell’uso che se ne fa. 

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