Roberto Catania

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Lo smartphone è pronto a cambiare pelle. A poco più di 10 anni di distanza dall'avvento dell’iPhone, il dispositivo che ha di fatto segnato la nascita dell’attuale progenie di telefonini touch, il mercato hi-tech è pronto a confezionare una nuova piccola rivoluzione: quella dei device pieghevoli.

A lanciare il primo, inequivocabile segnale di una svolta che potrebbe stravolgere la modalità d’uso di quello che è a tutti gli effetti l’oggetto più importante della nostra vita digitale è Samsung, con il teasing del suo primo telefono "apri-e-chiudi". A mostrarlo l’attuale SVP della divisione mobile product marketing della società coreana, Justin Denison, durante un conferenza per gli sviluppatori: “C’è un dispositivo dentro", ha spiegato il responsabile mostrando il primo prototipo un po’ camuffato del suo foldable-phone, "ed è stupefacente".

Samsung smartphone pieghevole new (2)

Un piccolo tablet che si richiude su se stesso

Parole enfatiche, certo, che vanno però valutate nell’ottica delle opportunità che questo genere di apparecchi potrebbe dischiudere per gli utenti: un dispositivo pieghevole consentirebbe di fatto di creare dei veri e propri tablet tascabili - il prototipo di Samsung, da aperto, ha una diagonale di 7.3 pollici, poco meno di un iPad Mini - il che significa molto più spazio a disposizione per le applicazioni. Su un telefonino pieghevole possono girare fino a tre app contemporaneamente, ha confermato la stessa Samsung mostrando il nuovo sistema di multitasking abbinato al telefono.

Ma non solo. L’idea di uno telefono richiudibile a libretto apre le porte a una serie di utilizzi ai quali non siamo abituati: lo schermo potrebbe essere utilizzato per intero o in due metà separate e indipendenti, con la stessa app o due app differenti, si potrebbe ad esempio tenere uno schermo per la chat e l’altro per la tastiera.

Che prezzo per gli utenti?

Se le opportunità sono già abbastanza evidenti, le perplessità non tarderanno ad arrivare. Ci si chiede, innanzitutto, quali saranno i costi associati a un prodotto così sofisiticato e tecnologicamente ancora poco maturo. Ma soprattutto quali compromessi dovranno sostenere gli utenti. I primi rudimentali smartphone richiudibili (si pensi ad esempio allo ZTE Axon M) hanno mostrato chiari limiti operativi a livello di ingombri e ancor più sul piano della semplicità d’uso.

Proprio per questo motivo, Samsung starebbe lavorando alacremente su un’interfaccia - denominata One UI - sviluppata ad hoc per questa nuova generazione di dispositivi: l’utente, ha fatto capire la società durante la demo, verrà accompagnato in una nuova esperienza che comincerà dal primo display (situato nella “copertina” del libretto) e proseguirà senza soluzione di continuità nel grande schermo interno.

A sostenere le ambizioni di Samsung (e tutti gli altri produttori che si cimenteranno nella nuova sfida dei pieghevoli) ci sarà però anche Google, che ha già rivelato di essere pronta a pubblicare le specifiche di una variante di Android specificamente pensata per i nuovi dispositivi richiudibilli.

In vendita dal 2019

Il primo vero smartphone  pieghevole di Samsung (inteso come modello disponibile al pubblico) dovrebbe arrivare il prossimo anno, forse già in primavera, nome in codice Galaxy X o Galaxy F.

Intanto c’è chi ha mostrato qualcosa di simile e molto concreto: si tratta di Royole Corporation, società cinese sconosciuta al grande pubblico, che forse per bruciare sul tempo gli annunci di Samsung, ha appena comunicato di essere in procinto di lanciare il suo primo dispositivo pieghevole, un telefonino con display da 7.8 pollici richiudibile che dovrebbe debutttare sul mercato (inizialmente quello asiatico) a un prezzo di 1.500 euro circa.

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