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Samsung Galaxy Watch Active2, perché è l’alleato perfetto dei telefoni Android

La prova dell’orologio intelligente della casa coreana, che convince superando i difetti della generazione precedente

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Marco Morello

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La vera sfida era rendere ottimo un prodotto già buono. Eliminare piccole e grandi sbavature di gioventù per renderlo una soluzione davvero eccellente. Ecco, è questo il decisivo passo in avanti che Samsung è riuscita a compiere con il suo Galaxy Watch Active2. Che, a dispetto del nome, non è solo un orologio intelligente per tenere d’occhio l’attività fisica, ma un assistente da polso a tutto tondo. Probabilmente, a oggi, il più completo e versatile nella galassia Android, anche per chi non possiede un telefono della casa coreana (con i quali, specie il Note10 e dintorni, dà davvero il massimo). Vediamo perché ci ha convinto, in cinque punti.

Il design

Spiace dirlo, ma il Galaxy Watch era troppo ingombrante. Tenerlo sotto una camicia abbottonata, parecchio scomodo. Il Watch Active2, che ricalca il look del primo Active, è invece il risultato di una forte dieta dimagrante rispetto al collega di due generazioni fa. Si finisce per dimenticarsi di averlo al polso: lo ricorda lui, vibrando all’occorrenza. E il discorso si applica altrettanto alla versione da 44 millimetri, quella oggetto del nostro test, non soltanto a quella minimal da 40 (troppo facile, altrimenti): di fatto, quasi si appiattisce sul braccio. Si può avere uno schermo più generoso, senza portarsi dietro un macigno. Mentre è stata ampliata ed è a prova di qualsiasi capriccio la scelta dei quadranti. Sia quelli disponibili di serie che quelli scaricabili gratuitamente o acquistabili a prezzi contenuti nel Galaxy Store, accessibile dalla app Galaxy Wearable che controlla il dispositivo. Per inciso, quando parliamo di trasversalità totale nelle personalizzazioni, non esageriamo: il quadrante riesce persino scimmiottare le tonalità dei vestiti e degli accessori che indossiamo. Basta scattarsi una foto o caricarne una passata dalla galleria. È il concetto dell’abbinamento portato all’estremo. Una delle magie del digitale: un traguardo che un oggetto fisico, per quanto universale, non potrà raggiungere mai.

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– Credits: Samsung

La batteria

Archiviamo una nota dolente. L’Active prima maniera, aveva un chiaro problema di autonomia. Prometteva di monitorare l’attività fisica, far lampeggiare notifiche dalla mattina alla sera, rilevare il sonno durante la notte, eppure a fatica arrivava in una forma decente al momento di andare a dormire. Di fatto, si era costretti a ricaricarlo fin troppo spesso. L’Active2, ha dimostrato un’autonomia sorprendente, finanche superiore a quelle ufficiali dichiarate da Samsung. Lo abbiamo sempre utilizzato come minimo per due giorni e una notte, prima di doverlo attaccare alla sua base rotonda magnetica. Forse il prossimo passo potrebbe essere dotarlo di una porta Usb-C per usare lo stesso cavo dello smartphone ed evitare di doverne portare un secondo con sé in viaggio. Intanto, il salto in avanti sul piano dell’autonomia pare evidente.

Il dialogo con lo smartphone

Come encomiabile è la velocità con cui si connette al telefonino, non solo quello della casa coreana ma di altri produttori. Di più: rimane agganciato tutto il tempo, senza perdersi nemmeno una notifica. Potrebbe sembrare un’ovvietà, però nei modelli precedenti non era così e capitava di mancare una chiamata o un messaggio importante perché saltava il filo diretto via Bluetooth. Ulteriore fastidio: di tanto in tanto, quando saltava il ponte invisibile tra il cellulare e l’orologio, quest’ultimo vibrava, richiamando l’attenzione in momenti non opportuni o non necessari. Con l’Active2, a noi non è successo nemmeno una volta. Smartphone e smartwatch sono sempre andati d’accordo. Anche da questo punto di vista, promozione piena. Come per la possibilità di rispondere alle chiamate dall’orologio o di utilizzarlo come vivavoce per continuare una conversazione iniziata sul telefono. Ecco, è una di quelle funzioni che mai e poi mai pensavamo tornassero utili, invece almeno un paio di volte avevamo lasciato lo smartphone chissà dove (di regola sotto un castello di fogli) e, anziché perdere la chiamata in entrata, abbiamo risposto dal polso. Il nostro interlocutore non si è mai accorto di nulla.

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– Credits: Samsung

L’interfaccia

Qui non c’è molto da dire. È davvero a prova di idioti. Il tutorial iniziale dura una manciata di secondi, che poi è il tempo necessario per capire come funziona, come si torna alla home o ci si giostra tra le applicazioni. Basta scorrere a sinistra per leggere le notifiche, a destra per ritrovarsi sotto il naso un elenco di riepiloghi preziosi: quanto ci si sta muovendo durante la giornata, più varie informazioni personalizzabili, dal meteo alle statistiche sul battito cardiaco, dagli appuntamenti della giornata fino al lettore musicale. Tutto è così ben disposto da rendere superfluo tirare fuori lo smartphone dalla tasca. Smartphone che spesso scatena inutili distrazioni. L’Active2 diventa un alleato della propria concentrazione.

L’ampia galassia fitness

Qui c’è una certa continuità con la generazione precedente, piace il fatto che lo smartwatch capisca quale attività che stiamo svolgendo e la registri in automatico. Nel caso di camminate e corse, ci prende sempre abbastanza bene, durante il test ha pure indovinato una seduta di addominali (sì, c’è la funzione specifica). Così, se ci si dimentica di attivarlo, ha già provveduto lui. Terminato l’allenamento o la sgambata, alla fine dice calorie bruciate, tempo di attività, battito cardiaco e altri dettagli che poi memorizza. Ma la funzione migliore, quella più apprezzabile, rimane il pungolo automatico quando si sta troppo fermi. Non solo lo smartwatch ci sgrida facendoci notare che abbiamo messo radici alla scrivania, ma ci invita a fare allungamenti e piegamenti guidati per uscire dal torpore. Una serie veloce, che regala un attimo di benessere anche nelle giornate più caotiche. Giusto cinque ripetizioni, però l’Active2 guarda caso se ne perde sempre qualcuna per strada, così si è costretti ad abbondare. Un difetto? Niente affatto: vista la precisione estrema dimostrata in altri momenti, viene da pensare che questa mancanza di accuratezza sia voluta. Muoversi un po’ di più, non è mai troppo.

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