Antonino Caffo

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Solo due mesi fa scrivevamo di come i ragazzi tra i 16 e i 24 anni stessero usando lo smartphone meno che in passato: 3,8 ore al giorno invece delle 3,9 ore del 2016. In un primo momento il dato potrebbe far pensare al raggiungimento di un’effettiva saturazione nell’uso del cellulare nelle nostre vite ma non sarebbe giusto fermarsi qui.

I numeri diffusi dall’agenzia di analisi Flurry Analytics sulle vendite di smartphone durante il periodo natalizio, raccontano altro: le persone non hanno smesso di comprare telefonini anzi, il 2017 si candida a passare alla storia come uno dei più floridi per i big del settore, un periodo di forte trasformazione estetica e funzionale, tale da segnare il futuro del compagno utilizzato da oltre il 67% degli italiani.

Flurry Analytics

– Credits: Flurry Analytics

Qual è allora la verità? Semplice: passiamo meno tempo con il cellulare in mano perché abbiamo imparato a usarlo meglio, dedicando l’attenzione necessaria solo in alcuni momenti della giornata. Certo, ci sono le dovute eccezioni, come quell’amico che dal telefonino non si stacca mai, ma la media dimostra di aver rallentato.

Mondo connesso

Il motivo? Siamo invasi dalla produzione multimediale, i programmi TV si sono fatti social, le fermate della metro trasmettono news 24 ore su 24, non c’è un’avvenimento o un gossip che non goda di una visibilità globale istantanea. Beh, forse guardare meno il piccolo schermo è divenuto una sorta di difesa preventiva, una pausa dalla necessità di tenere sempre così alto il livello di attenzione.

Se la presenza dello smartphone nella quotidianità si fa meno pesante e più dilatata per la varie attività che ingloba (scattare una foto o ascoltare musica non è tecnicamente “usare il cellulare”), i produttori di tecnologia ce l’hanno messa tutta per rendere l’oggetto il più interessante possibile, concentrando il grosso delle novità proprio nel 2017.

La prima rivoluzione: l’iPhone

Nell’ultimo decennio c’è stato solo un cambio di passo che ha contribuito a far svoltare il mercato mobile: l’arrivo dell’iPhone e dello schermo full touch. Non che prima non esistesse un display sensibile al tocco, ma questo ospitava pulsantini, tastiere e orpelli che non permettevano di esprimere il suo più grande potenziale, cioè la visione libera di contenuti. Non è un caso se con il gioiellino di Apple sia esploso anche il mondo delle app, che oggi godono di una qualità e di una resa grafica inimmaginabili fino a qualche tempo fa.

La nuova era: il Galaxy S8

Fateci caso: dall’iPhone 3G al Galaxy S8, l’innovazione che ci porteremo dietro riguarda ancora lo stesso elemento: lo schermo. L’avvento dell’infinity display è fondamentale almeno quanto quello del full touch. Prima di Samsung nessuno si era spinto col cambiare così drasticamente il tipo di approccio dell’utente all’interfaccia del telefono, eliminando l’ultimo punto di contatto (il tasto Home) e ammorbidendo le forme intorno allo chassis.

Se vi chiedete perché le varie LG, Huawei, HTC, OnePlus ed Apple (e tante altre) abbiano seguito la stessa strada il motivo è semplice: restare indietro avrebbe sortito lo stesso effetto di chi nel 2007 continuò a puntare sulla tastiera alfanumerica fisica, andando incontro ad una inesorabile obsolescenza.

Design vincente

Non c’è stato un solo dispositivo di successo che quest’anno non abbia accolto il pannello full view. Persino la Mela, di norma restia ad accodarsi alla concorrenza, ha dato un perché alla sua esistenza nel 2017 con l’iPhone X, che adotta a modo suo il display senza bordi. I telefoni odierni sono quanto più di futuristico potessimo immaginare, qualcosa a cui nemmeno gli sceneggiatori di Black Mirror sarebbero arrivati senza cogliere il cambiamento in atto.

Le altre “invenzioni”

Ci siamo soffermati sullo schermo ma si potrebbe andare ben oltre parlando delle fotocamere, oggi migliori di molte compatte e a livello delle mirrorless, grazie al supporto di nomi storici del settore come Leica e Carl Zeiss. E cosa dire dell’Intelligenza Artificiale? Nei mesi scorsi abbiamo salutato il Kirin 970, primo processore dotato di IA (per ora limitata ma comunque c’è), al quale è succeduto l’A11 Bionic di iPhone X e a cui seguirà lo Snapdragon 845, al debutto sul Galaxy S9.

Futuro in definizione

Per non parlare di Bixby (anche se solo in inglese, coreano e cinese), di Google Assistant (in italiano), del ritorno di Nokia tra i grandi e del revival di Motorola (come marchio a sé, seppur sotto il cappello di Lenovo). A tutto ciò fa corredo la realtà virtuale accessibile dei Gear VR e la realtà aumentata abilitata da iOS 11, anche sugli iPhone più vecchi. Insomma, forse non ce ne siamo nemmeno accorti, ma abbiamo assistito a più innovazioni nel campo mobile nel 2017 che nel quinquennio precedente, tanto da porre gli ultimi 12 mesi come i migliori per l’intero movimento smartphone, da diverso tempo a questa parte.

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