Roberto Catania

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A guardare il cielo di Helsinki, così luminoso e splendente, nonostante siano da poco passate le 11 di sera, sembra quasi impossibile che solo sei mesi fa qui fosse buio a tutte le ore del giorno. Dicono che convivere con questa strana alternanza fra il giorno e la notte sia alla base della proverbiale tempra finlandese. Perché è evidente, se nasci a ridosso del Circolo Polare Artico, devi essere pronto a sopportare inverni lunghissimi e oscuri prima di vedere luce.

Sarà forse per questo che nessuno da queste parti ha mai creduto alla fine delle attività di Nokia nella telefonia cellulare. Nessuno. Nemmeno nel 2016, quando Microsoft annunciava la volontà di disfarsene, con migliaia di lettere di licenziamento al seguito. Se il sole torna sempre, anche dopo mesi tenebre, allora ci dovrà essere un nuovo giorno anche per quello che è stato a tutti gli effetti il più grande caso di successo della storia finlandese. A questo devono aver pensato i responsabili di HMD, la società che proprio due anni fa ha preso in licenza il marchio, con l’obiettivo dichiarato di riportarlo ai fasti di un tempo.

 

Una startup con un marchio che vale oro

Nessun sentimento di rivincita, ci tiene però a puntualizzare Pekka Rantala, Direttore Marketing della società, solo il desiderio di dimostrare al mondo che la capacità di creare dispositivi sorprendenti non si era dissolta nel nulla. "Nonostante il silenzio di questi anni, la gente riconosce oggi più che mai il valore di questo marchio. Chi ha un dispositivo Nokia sa di avere fra le mani qualcosa di unico, non solo per design, finiture, solidità. È un oggetto premium che però non sconfina nel lusso: Nokia ha sempre lavorato su un modello di qualità democratica, accessibile a tutti".

Chi ha un dispositivo Nokia sa di avere fra le mani qualcosa di unico

Rantala, che come molti altri dipendenti HMD ha vissuto i tempi d’oro della prima Repubblica di Nokia (quelli per intenderci in cui in Finlandia si producevano quasi la metà dei telefonini venduti nel mondo), non ha avuto la benché minima esitazione quando, nel 2016, Florian Seiche, oggi Presidente e Amministratore Delegato della società, gli ha chiesto di riprendere in mano il marketing del brand. "Certo", ammette il responsabile, "nella mia prima vita in Nokia ero a capo di una divisione che contava circa 900 dipendenti solo nel marketing, oggi HMD è poco più che una startup. Ciononostante posso ancora contare su un marchio forte, unico, un conto è ricostruire la struttura di un’azienda, altra cosa è lavorare su ciò che viene percepito dalla gente. Ci sono aziende che dopo molti anni non hanno ancora un'identità di brand, per noi il discorso è diverso: sappiamo già che cosa si aspetta la gente da noi, dobbiamo solo trasformare questa aspettativa in prodotti belli, curati, al passo coi tempi".

La nuova Nokia? Soprattutto una questione di motivazioni

"È vero - gli fa eco Jon French, Vice President Western Europe di HMD - siamo ripartiti da zero e ci troviamo a competere con società del calibro di Apple, Samsung e Huawei, ma poche realtà al mondo possono vantare le nostre motivazioni. In questa azienda ci sono persone che hanno vissuto gli anni migliori di Nokia, molti ex dipendenti che amano questo brand, ma anche risorse esterne che sono entrate subito in sintonia con lo spirito dell’azienda. Ci conosciamo tutti, conosciamo le famiglie, non capita mai di entrare in ufficio e trovarsi di fronte a un collega sconosciuto".

È un modello di azienda partecipativa in cui le scelte vengono spesso condivise a tutti i livelli – “Quando prendo una decisione importante voglio confrontarmi con tutti, anche col CFO, per capire che impatto avrà sul resto dell’azienda”, spiega il responsabile – e che proprio nelle persone ha il suo focus principale.

Vogliamo essere un’alternativa più fresca e per certi versi più europea all’hi-tech asiatico, dare risposte concrete ai problemi della vita reale

"Alle tabelle infarcite di pixel, megapixel e gigahertz preferiamo un racconto più semplice, diretto, umano", chiosa Rantala. "Vogliamo essere un’alternativa più fresca e per certi versi più europea all’hi-tech asiatico, dare risposte concrete ai problemi della vita reale. Il cellulare di oggi sarà pure un oggetto più complesso e sofisticato rispetto a 20 anni fa, ma le ragioni d'acquisto sono più o meno le stesse: vogliamo vivere al massimo e cerchiamo soluzioni facili da usare, capaci di risolvere problemi o - comunque - di soddisfare bisogni che riteniamo importanti. La vita è già di per sé complicata, il nostro dovere è proprio quello di semplificarla".

70 milioni di telefoni venduti in due anni

HMD non è ancora in profitto, ma i numeri di questi primi due anni di vita hanno convinto gli investitori a rifinanziare la società con un nuovo round da 100 milioni di euro. Da quando HMD ha preso il marchio in licenza - raccontano i responsabili - sono stati venduti più di 70 milioni di dispositivi a marchio Nokia, "un risultato che ha superato ogni più rosea aspettativa".

A rilanciare le attività del brand sono stati soprattutto i cosiddetti feature phones, i telefonini più semplici, per certi versi più scarni. "In questo settore siamo al primo posto assoluto", sottolinea con una nota di orgoglio Rantala, "nel mondo ci sono più di un miliardo di telefonini di questo tipo, il successo del 3310 prima e dell’8110, poi, dimostra che questo non è un business sul viale del tramonto, c’è ancora tanto margine di crescita, e lo si capisce anche dalla reazione dei millennial: sono loro i primi a riconoscere l’unicità di questi prodotti".

Il successo del nuovo Nokia 3310 e dell’8110 dimostra che quello dei feature phones non è un business sul viale del tramonto, c’è ancora tanto margine di crescita, e lo si capisce anche dalla reazione dei millennial: sono loro i primi a riconoscere l’unicità di questi prodotti.

Parallelamente HMD sta provando a costruirsi un’identità anche nel settore più nobile del mercato, quello degli smartphone. L’idea, chiariscono i responsabili, è quella di incontrare i favori di tutta quella frangia di utenti che cerca prodotti molto curati nel design - "Ci sono 20 persone che sviluppano in maniera quasi artigianale  i particolari dei nostri dispositivi", funzionalità vicine alle necessità di tutti i giorni e la migliore esperienza Android, sia in termini di prestazioni, sia per ciò che riguarda sicurezza e aggiornamenti.

Da Google a Carl Zeiss, l'importanza delle partnership

Vanno proprio in questa direzione le numerose collaborazioni strategiche siglate finora dalla società: "Lavoriamo a stretto contatto con Google e siamo stati fra i primi a credere in Android One, il programma che si rivolge a tutti quei produttori che vogliono una versione pulita del sistema operativo, senza inutili personalizzazioni e costantemente aggiornata, anche sul piano delle patch di sicurezza. Abbiamo anche una partnership con Foxconn per la produzione fisica dei dispositivi, con Qualcomm, per quanto riguarda processori e chipset, e con Carl Zeiss per tutto ciò che concerne la parte fotografica; "infine - conclude Rantala - non bisogna dimenticare tutto il know-how reso disponibile dalla divisione reti di Nokia, potenziata solo qualche anno fa dalla fusione con Alcatel e Lucent".

Sono le basi che hanno permesso ad HMD di mettere in piedi un portfolio di otto prodotti per tutti i gusti e tutte le tasche (si va da 89 a 800 euro), ma soprattutto di guardare al futuro con rinnovato ottimismo. Le giornate buie, insomma sembrano un lontano ricordo; e molti, da queste parti, sono pronti a scommettere sul fatto che tutti – anche i più scettici – torneranno ad acquistare un cellulare Made in Finland. Perché le aziende cambiano, le tecnologie invecchiano, ma i valori - soprattutto quelli più nobili – non muoiono mai.

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