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OnePlus 7 Pro lancia la sfida ai big. Le cose da sapere

Grande schermo ad alta qualità, fotocamera principale da 48 megapixel e a scomparsa sul davanti. Svelato anche il modello 7

One-Plus-apertura

Marco Morello

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da Londra

A furia di non scendere a compromessi («never settle» è il motto di casa), OnePlus si lancia nella sua definitiva prova di maturità: svela il modello 7 Pro, un top di gamma che – echeggiandoli anche nel nome – decide di sfidare i primi della classe. Lo fa con un prodotto che trasmette cura e lusso, dal design rifinito, un colore «nebula blu» di una bellezza danzante e quasi ipnotica (sì, c’è pure «mirror gray», un grigio specchiato per i più conservatori), uno schermo da 6,67 pollici che è assoluto protagonista della scena frontale. Sia per le cornici quasi assenti sia perché, per sbloccarlo o per i selfie, ecco un obiettivo a scomparsa da 16 megapixel. Guizza verso l’alto quando serve, in mezzo secondo. Fa il suo dovere, ritorna rapido nel suo alloggiamento. Timori di fragilità? È stato testato per 300 mila utilizzi: 150 aperture al giorno per 5 anni e mezzo. E se i sensori di bordo percepiscono che lo smartphone sta per cadere, durante il volo nefasto chiudono lo sportellino, azzerando o almeno limitando il danno della nostra sbadataggine. Lunga vita alla lente.

 

Dietro e dentro

Sul retro c’è l’altro elemento premium di questo prodotto: una tripla fotocamera, la prima di OnePlus. Non su un lato, ma al centro sopra il logo e il doppio flash led. A livello visivo, una forte scarica d’armonia. Il sensore principale è da 48 megapixel e porta la firma degli specialisti di Sony, ecco poi lo zoom ottico da 3x e un benedetto grandangolo, per far stare nell’inquadratura quello che altrimenti resterebbe fuori. Sotto il cofano, espressione abusata ma che suona così bene, il processore Qualcomm Snapdragon 855, garante di uso virtuoso della batteria e di una velocità ipercinetica. Aiutata e sostenuta dalla Ram, che arriva fino a 12 gigabyte. Numeri e sostanza: dopo la nostra prova, per i pochi giorni che abbiamo avuto a disposizione il dispositivo in anteprima, possiamo affermare che nello scroll, l’apertura delle applicazioni e il passaggio da una all’altra, la fluidità è parecchio avvertibile. Persino rispetto ai modelli di punta dei principali produttori.

Ambizione OnePlus

La presentazione di Londra è in grande stile. Da nicchia venduta sul web, la casa cinese si permette eventi di massa con giornalisti, influencer, soprattutto i fan, sfegatati, che comprano il biglietto a prezzo simbolico e si sobbarcano trasferte e code pur di esserci. Sembra un concerto rock, la star non canta ma telefona. Il passaggio è in coerenza con il galoppo del brand, ormai stabile nella top cinque della categoria premium nei Paesi in cui è in vendita (Italia inclusa, Usa anche dopo la partnership con l’operatore-colosso T-Mobile). Veleggia verso i 1.500 dipendenti, ha 4 centri di ricerca e sviluppo nel mondo. Della nicchia, della start-up, conserva solo la filosofia o almeno quello che vuole pubblicamente sbandierare. «La nostra comunità continua a crescere e vogliamo portare la migliore tecnologia al più vasto numero possibile di persone intorno al mondo» dice dal palco tra applausi e ovazioni Pete Lau, il Ceo di OnePlus. Prima di suonare la carica con il nuovo telefono: «Sveliamo» ha aggiunto «il prodotto più importante che abbiamo mai realizzato. Siamo arrivati a un oggetto perfetto, un nuovo benchmark per l’industria. Quando lo proverete, non tornerete più indietro».

In cosa compete con i migliori

Punto di forza, come già accennato, è il display da 6,67 pollici, il più grande mai montato su un dispositivo OnePlus, che per infondergli eccellenza ha speso il triplo rispetto al solito. Vero, 6,67 pollici possono sembrare tanti, ma vista l’assenza della fotocamera frontale l’ingombro non è esondante, si contiene l’effetto piastrella (dimensioni: 162,6x75,9x8,8 millimetri; il peso è 206 grammi, non proprio una piuma). Il display, la cui risoluzione è pari a 3120x1440 pixel, è un Fluid Amoled acceso da 4,49 milioni di pixel con una frequenza di refresh pari a 90 Hz, che enfatizza la fluidità garantita da processore e ram. Indigestione di numeri a parte, se ne sperimentano gli effetti: guardare una serie televisiva, un video o giocare a un videogame è un sontuoso piacere per gli occhi. Certo, tra luminosità sparata verso il massimo e sfilze di sequenze complesse, la batteria un po’ ne risente. Ma tra i suoi 4.000 mAh di base e la ricarica veloce (più performante del 38 per cento rispetto alla generazione precedente), ridargli ossigeno richiede quasi niente. Le specifiche ufficiali dicono 20 minuti per un pieno tra il 40 e il 60 per cento.

Oltre allo schermo c’è di più

La fotocamera promette di comportarsi a dovere sempre: nei ritratti e anche nelle situazioni di scarsa luminosità tendenti al buio, circostanza in cui i predecessori del 7 Pro non sempre erano stati impeccabili. Bellezza luminescente del retro a parte, i suoi lati smussati e arrotondati lo rendono un baronetto tra gli smartphone. La divisa non è tutto, pure il grip è buono. Sia in mano che su quelle superfici in cui modelli della concorrenza cominciano a muoversi impercettibilmente e rovinare clamorosamente a terra se non ce ne accorgiamo per tempo. Lo sblocco, oltre che con codice e riconoscimento del viso, avviene tramite l’impronta digitale che è integrata nello schermo. La superficie della lente che deve riconoscere il nostro ditone è aumentata del 36 per cento, dunque se non lo centriamo proprio in pieno funziona comunque. Meno istanti perduti. Lato audio, c’è un sistema di doppi speaker che abbozza un effetto surround. Rispetto al 6T, è come passare da una radiolina con le pile scariche a un diffusore Bluetooth di piccole dimensioni. Ci voleva.

In cosa tenta di distinguersi

Tra le cose particolarmente interessanti del 7 Pro, spiccano quelle che cercano di sposare il concetto di benessere all’utilizzo di uno smartphone. Premesso che abusarne fa male, portarselo a letto è una pessima idea, la modalità «Night Mode 2.0» è come un caffè decaffeinato per chi non vuole rinunciarci prima di dormire. Abbassa la luminosità, mette un filtro protettivo che non tortura gli occhi quando scrutano il display. Molto più invasiva e dunque efficace è la modalità «Zen Mode», una benedizione per chi insegue tentativi d’ascetismo tecnologico: rende il telefono non utilizzabile per 20 minuti. Anche se lo si riavvia. Per rianimarlo bisogna smontarlo. Non ci sono codici speciali, strategie per assecondare l’ansia del proprio pentimento. Si possono fare giusto chiamate d’emergenza e scattare foto. Non sia mai che in quell’attimo fuggente succeda qualcosa d’incredibile.

Una console tascabile

Con tanto ben di Dio di schermo, processore e ram, era inevitabile che il OnePlus 7 Pro andasse a blandire i gamer. Che possono registrare tutto quello che succede sullo schermo, sia audio che video, sia aggiungere un commento tramite il microfono. Insomma, tutto quello che serve per postare le proprie partite su YouTube. Affinché siano esteticamente impeccabili e piacevoli, c’è di serie un sistema di raffreddamento evoluto che non fa diventare il telefono una teiera bollente quando l’uso è intensivo e prolungato. La scocca, grazie a un nuovo motore, si agita con vari livelli di vibrazione, che cambiano in base a ciò che succede sullo schermo. Così un colpetto a un avversario in una corsa automobilistica non produce lo stesso scuotimento di quando si centra in pieno un cordolo. Due ultime cose: il sistema tara la grafica e la luminosità per enfatizzare la resa visiva; con il «ram boost» lo smartphone si dopa. Concentra le risorse sul gioco, tralasciando la ridda di app che scalpita in background, perché ogni partita proceda senza intoppi. Quest’ultima funzione, in verità, non si limita ai videogame. Il telefono osserva il comportamento dell’utente, capisce quali funzioni sono prioritarie per lui anche nei vari momenti della giornata e a quelli assegna un po’ di memoria in più, così avranno sempre una resa possente e inesausta.

C’è anche il OnePlus 7

Un gradino sotto il modello Pro troviamo il OnePlus 7. Schermo da 6,41 pollici come il 6T; doppia fotocamera con identico sensore principale da 48 megapixel, zoom 2x e niente grandangolo. Identico il nuovo motore della vibrazione, gli altoparlanti stereo, lo spazio aumentato per l’impronta digitale. Batteria leggermente ridotta, da 3.700 mAh, ma ci sta anche vista la dimensione più contenuta del display. Due i tagli disponibili: 6 giga di ram e 128 giga di spazio d’archiviazione; 8 giga di ram e 256 giga di spazio d’archiviazione. Manca invece la variante da 12 giga di ram e sempre 256 giga di memoria, che è disponibile solo per il modello Pro. Nessuna di queste sarà espandibile con una scheda di memoria esterna.

Disponibilità e prezzi

OnePlus 7 Pro sarà in vendita in anteprima nel pop-up store di OnePlus che sarà allestito a Roma nella giornata di sabato 18 maggio. Poi su tutti i canali da martedì 21 maggio. OnePlus 7, nella sola colorazione Mirror Gray, sarà in vendita da martedì 4 giugno. L’ultimo tassello, il cartellino. Per il 7 (colore Mirror Gray), si parte da 559 euro per 6 giga di ram e 128 giga di memoria; poco di più, 609 euro, per 8 giga di ram e 256 di memoria. Nel caso del 7 Pro, parliamo di un oggetto nato per competere con rivali che superano i 1.000 euro. Per la configurazione da 6 giga di ram e 128 di memoria nella colorazione Mirror Gray, servono 709 euro. Che salgono a 759 euro per la configurazione da 8 giga di ram e 256 giga di memoria. Stessa cifra per la colorazione Nebula Blu con 8 giga di ram e 256 giga di memoria, che schizzano fino a 829 euro per il meglio assoluto: 12 giga di ram e 256 di memoria. OnePlus non si era mai spinta tanto in alto. È il prezzo di non scendere a compromessi.

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