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Huawei P30, lo smartphone prodigioso con la fotocamera da battere

Fino a quattro sensori per scatti superbi anche al buio (con zoom fino a 50x), design elegante e autonomia generosa. I prezzi e le cose da sapere

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Marco Morello

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da Parigi

Cominciamo da cosa c'è di nuovo, da cosa è diverso da tutti gli altri, che poi è quello che importa davvero. Come ampiamente trapelato, il Huawei P30 Pro ha quattro fotocamere potentissime. Così riesce a vederci bene, anzi benissimo, quando è buio pesto o quasi. E ad arrivare - mescolando lenti analogiche e cannocchiale digitale - a ingrandire le immagini che inquadra fino a 50x. Un'enormità. Si trasforma in un teleobiettivo tascabile che cattura dettagli da una distanza notevolissima. Il P30 non si spinge a tanto ma i suoi 30x sono comunque da record nel comparto della telefonia. Il quarto sensore del Pro è anche una specie di scanner 3D che crea un equivalente tridimensionale, ricco di ombre e profondità degli oggetti che inquadra, permettendo di inserirli dentro le foto. Inoltre, l'audio non esce dagli altoparlanti ma direttamente da sotto il display. La tecnologia si chiama «Acoustic Display Technology» e porta con sé un doppio beneficio: le chiamate si sentono meglio e aumenta la privacy durante le telefonate perché nessuno nei dintorni riesce a carpire cosa sta dicendo il nostro interlocutore. Nella calma piatta del settore degli smartphone, top di gamma inclusi, sono tre bei colpi. Ma cominciamo dall’inizio per scoprire cosa c’è dietro e dentro la famiglia P30.

Una strategia di lungo periodo

Nell’aprile del 2015, a due passi dal London Bridge, Huawei svelava il suo top di gamma di allora: il P8. I prezzi, oltremodo aggressivi: 499 euro per la versione standard, 599 per quella premium. L’anno dopo, sempre nella capitale inglese ma in zona Battersea, nasceva la partnership con Leica che creò un terremoto nel settore della fotografia, dimostrando che un’immagine eccellente su un telefono non era una tentazione impossibile. Prezzi ancora sotto la media dei primi della classe: si partiva da 599 euro, che diventavano 749 per il P9 Plus. Quest’oggi, a Parigi, la metamorfosi si è compiuta: Leica è ancora a bordo e Huawei, da brand che aggrediva il mercato spargendo convenienza e innovazione, decide di affermarsi con forza come il punto di riferimento, l’esempio da imitare e, per la concorrenza, il nemico da battere. Perché, con la serie P30, il brand cinese alza ulteriormente il livello, predica eccellenza formato smartphone. A prezzi (799,90 euro per il P30; 999,90 euro per il P30 Pro) in linea con un paradigma, con l’ostentazione di uno status raggiunto: essere un oggetto del desiderio lussuoso e performante. Vediamo come e perché.

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La gamma di colori del P30 Pro disponibile in Italia – Credits: Huawei

L’arte della bellezza

«Vogliamo riscrivere le regole della fotografia con prodotto ad alte prestazioni, il cui design è un omaggio alla bellezza dalla natura» dice dal palco di Parigi Richard Yu, Ceo del Huawei Consumer Business Group. Dopo aver svelato a Barcellona il Mate X, il primo telefono pieghevole con il 5G, l’azienda dimostra di investire molto sul piano del look. Sul lato frontale del P30 e del P30 Pro, accesi da un display brillantissimo nell’ordine da 6,1 e 6,47 pollici, non c’è un notch ampio alla Apple maniera, né il foro visto in casa Samsung, ma una goccia discreta e gradevolmente simmetrica in cui trova posto una fotocamera monstre (per qualità) da 32 megapixel, che assicura selfie di gran livello. La risoluzione è la stessa per tutti e due, 2340x1080, le cornici davvero minime. Nel caso del P30 Pro, lo schermo s’incurva ai lati, sembra continuare oltre al lato anteriore, predicando un’armonia e una grazia che elevano la percezione del suo pregio quando lo si tiene in mano.

Pro di nome e di fatto

Giusto partire da qui, dal top di gamma. Sotto il cofano c’è il Kirin 980, il super chip da 7 nanometri che abilita le virtù dell’intelligenza artificiale, accelera sul piano delle prestazioni gestendo in maniera oculata la batteria. Ma l’assoluto punto di forza, l’elemento distintivo, sono le fotocamere. A livello ingegneristico si conferma la partnership con Leica, sulla carta i numeri sono notevoli: c’è un sensore principale da 40 megapixel, uno da 20 per il grandangolo, un terzo da 8 che funziona come un teleobiettivo.

Tre più uno

Le telecamere non si esauriscono con un terzetto, ma calano il poker: il quarto sensore, un tondino discreto sotto il flash, è una sorta di cervello aggiunto, il cui compito è individuare le forme di cose e persone e la loro distanza nello scatto, per rendere il tutto più nitido e realistico. Interviene nel realizzare l’effetto bokeh, ormai gettonatissimo su Instagram e dintorni. Sarà molto utile anche in applicazioni come la realtà aumentata, nelle quali è fondamentale che il telefono «capisca» cosa sta inquadrando per inserire e far muovere nella scena che stiamo visualizzando elementi virtuali.

Vista notturna

Oltre a zoomare in modo convincente e senza sgranature, i sensori permettono di fare foto notturne quasi sorprendenti (un decisivo punto di forza), persino in condizioni di buio estremo o quasi. Gli esempi mostrati sul palco, anche a confronto con altri modelli, hanno scatenato lunghi applausi e boati d’incredulità, vedremo alla prova pratica. Dove l’occhio umano percepisce l’oscurità, il P30 abbonda di ricchezza di dettagli. Inoltre, il comparto sa riprendere oggetti da distanze molto ravvicinati con accuratezza o abbracciare e catturare grandi spazi senza sbavature. Insomma, i quattro occhi lavorano all’unisono per innalzare la resa finale dell’immagine. Ma possono anche operare separatamente. È il caso della funzione «Dual-View Video»: lo schermo si divide in due; una inquadra l’azione, per esempio un gruppo di surfisti che si prepara a cavalcare un’onda; l’altra zooma in primo piano su uno di loro sfruttando i muscoli del teleobiettivo, per percepirne paure, incertezze e sfumature varie del viso. È come avere una cabina di regia condensata in un telefono.

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La gamma di colori del P30 disponibile in Italia – Credits: Huawei

Specifiche di primo livello

Il P30 Pro ha 8 giga di memoria e 128 giga di spazio d’archiviazione di base (c’è anche un taglio da 256 giga), una batteria capiente da 4.200 mAh che in standby ha un’autonomia paurosa da 606 ore (in 4G), permette di navigare in internet per 19 ore consecutive, di riprodurre video per 23. Mai più ansie da poca autonomia. Supporta la ricarica wireless (a 15W), quella superveloce (a 40W, basta mezz'ora per incrementare l'autonomia del 70 per cento) e generosamente quella inversa, consentendo di rianimare altri dispositivi, mouse, rasoie e spazzolini inclusi. Ebbene sì. Il sistema operativo è Android 9 Pie con l’interfaccia utente 9.1, che intende coordinare la grazia esterna, hardware, del dispositivo con il suo linguaggio visivo. Stessa interfaccia e medesimo processore per il modello P30 normale, come lo spazio d’archiviazione di partenza, ma la ram scende a 6 giga e la batteria a 3.650 mAh. Per entrambi il sensore dell’impronta digitale è sotto lo schermo, funzionalità questa già usata con successo da Huawei sul Mate 20 Pro. Ma rispetto al passato, assicura Huawei, si sblocca più rapidamente del 30 per cento.

Prezzi e disponibilità

Uno dei punti di forza del modello precedente, il P20, erano le fantasie sul retro, autentici giochi di colore, danze di cromie che lo accendevano sotto la luce. Anche stavolta Huawei non è da meno visto che la scelta è tra opzioni evocative anche nel nome come «Breathing crystal» (ispirato dalle rifrazioni della luce su un lago), «black» (classicone elegante intramontabile), «aurora» (sempre sul blu cangiante) e «amber sunrise» (quest’ultima fantasia, che richiama le tonalità dell’alba, solo per il P30 Pro). Un modo, al di là del poker di fotocamere, per rendere subito riconoscibile il telefono. I prezzi, come già detto, sono 799,90 euro per il P30 e 999,90 euro per il P30 Pro con 128 giga di memoria a bordo, che diventano 1.099,90 per il taglio da 256 giga. Quanto alla disponibilità, sono ordinabili da subito.

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