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L'intelligenza artificiale ora sa comporre sinfonie musicali

Lo ha dimostrato Huawei, che sfruttando la potenza del suo Mate 20 Pro ha terminato un celebre lavoro di Schubert

Huawei-sinfonia-apertura

Marco Morello

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Quasi due secoli dopo, è arrivato il momento di sostituirgli il nome. Perché per 197 anni la sinfonia n. 8 del celebre compositore Franz Schubert è stata ricordata e definita per quello che era: Unvollendete, incompiuta. Un capolavoro noto, eseguito in mille occasioni, ma a cui mancava un pezzo, anzi più di uno: gli ultimi due movimenti. Da pochi giorni la musica è cambiata. Anzi, si è allungata. La sinfonia è compiuta, finita. A terminare l’opera, a riuscire dove hanno tentato vari musicisti e compositori, ha provveduto una macchina. L’intelligenza artificiale a bordo di uno smartphone di Huawei.

Nuovo, ma coerente

Non c’è da meravigliarsi troppo, negli ultimi anni i computer, se pilotati e istruiti a dovere, hanno dimostrato estro abbondante. Hanno dipinto quadri (venduti all’asta con notevole successo), scritto poesie cariche di pathos e articoli di giornale più che leggibili. Digerito moltitudini di documenti e opere del passato per trasformarle in qualcosa di nuovo. O coerenti, in scia con il nutrimento culturale che è stato fatto loro analizzare. Esattamente quanto realizzato dalla casa cinese, sfruttando la potenza di elaborazione della doppia unità NPU (Neural processing unit, quella che esegue i calcoli più complessi a servizio dell'AI) a bordo del suo telefono di punta, il Mate 20 Pro.

Un risultato impeccabile

Punto di partenza è stata l’analisi del timbro, del tono e del metro dei movimenti esistenti della sinfonia, i primi due. Che Schubert non aveva terminato, forse per problemi di salute o per il troppo lavoro che lo schiacciava. Poi, in collaborazione con il compositore Lucas Cantor, premiato con più Emmy, è stata concepita una partitura orchestrale della melodia, che mantiene stile e spirito del lavoro di Schubert.  «Il mio ruolo in questo progetto» ha spiegato Cantor «è stato quello di estrarre il meglio dall’AI e affinarlo, per garantire che il risultato finale fosse impeccabile, pronto per essere suonato da un’orchestra sinfonica. Il risultato di questa innovativa collaborazione con l’intelligenza artificiale dimostra ancora una volta che la tecnologia offre incredibili possibilità».

 

Oltre i confini dell’umanamente possibile

«In Huawei siamo fermamente convinti del ruolo cruciale della tecnologia per rendere il mondo un posto migliore. Così, abbiamo insegnato al nostro Mate 20 Pro ad analizzare la Sinfonia No. 8 di Schubert e a completarla rispettando lo stile del suo celeberrimo compositore» racconta Walter Ji, presidente di Huawei WEU CBG. «Abbiamo utilizzato il potere dell’AI per spingerci oltre i confini di ciò che è umanamente possibile e mostrare il ruolo positivo che la tecnologia ricopre nella cultura moderna. Se il nostro smartphone è così intelligente da fare questo, dove potrà spingersi ancora?».

L’inizio di un percorso

Alla sinfonia completa è stata concessa la platea d’onore del suo luogo naturale: una sala da concerti. È stata presentata al pubblico durante una performance dal vivo nella suggestiva Cadogan Hall di Londra, tra le più prestigiose d'Europa. In platea molti ospiti internazionali, tra cui il compositore italiano Giovanni Allevi. Entusiasta per il risultato raggiunto, percepito come un punto di partenza: «Come l’inizio di una collaborazione musicale tra l’uomo e il computer, che va giudicata in vista di sviluppi futuri, come se fosse il primo volo dei fratelli Wright» ha commentato Allevi. Un’avventura che mantiene ben distinti i ruoli tra umano e non. Che è un’opportunità, non una minaccia: «Perché fin quando l’uomo percepirà la propria anima come un mistero insondabile a causa della sua natura metafisica e inconoscibile» ha continuato Allevi «non potrà infonderla a una macchina. D’ora in poi, molta nuova musica sgorgherà dai circuiti di un microchip, ma fortunatamente il genio proviene da una scintilla divina: culliamoci nell’idea che assai difficilmente potrà mai essere riprodotto da un computer; o almeno, per molto tempo, sarà ancora così».

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