Antonino Caffo

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In tema smartphone, ci aspetta un bimestre caldo, come mai prima d’ora. Con Samsung che ha già messo sul piatto il suo Galaxy Note9, le inseguitrici del primo produttore di telefonia al mondo scalpitano decisamente.

Apple lancerà il successore dell’iPhone X prima o poi nel mezzo di settembre, qualche settimana prima dell’evento in cui Huawei svelerà il dispositivo casalingo per l’utenza più professionale, il Mate 20.

Da tempo, gli annunci autunnali, ad eccezione della Mela, sono dedicati a terminali di fascia alta per un pubblico più esigente, che con il telefono ci lavora. Non che l’esperienza d’uso di un S9 cambi molto da un Note ma è evidente che avere una S Pen in più o la comodità di trasformare il cellulare in un piccolo computer dia i suoi vantaggi per certi ambiti.

Come sarà il Mate 20

E il diretto concorrente del Note9 è proprio Mate 20, destinato a spingere più in alto la soglia dell’eccellenza già toccata con il Mate 10. Se la storia insegna qualcosa, vedremo il top di gamma per la fine di ottobre, al lordo di un eventuale anticipo per accontentare, più del passato, le richieste di gadget super tech sotto l’albero.

Anche se mancano un paio di mesi alla presentazione, le indiscrezioni su quanto troveremo sotto la scocca del Mate puntano tutte a un paio di elementi praticamente certi. Tra questi un processore Kirin 980, sempre basato su un modulo di intelligenza artificiale, chiamato neural processing unit, che permette di beneficiare meglio di un sistema che si auto-adatta alle abitudini degli utenti per gestire meglio la batteria, ottimizzare le prestazioni e, sfida più difficile, restituire attività proattive, che cioè precedono i bisogni delle persone.

In che modo? Avvisando prima di uscire di casa quanto traffico c’è, se sono previste brusche variazioni meteorologiche, se è il caso di spostare un appuntamento per una riunione dell’ultimo momento e a che ora uscire dall’ufficio per raggiungere in tempo il ristorante dopo esser passati di casa. Insomma è il concetto, in piccolo, di big data applicato alla quotidianità, cioè a una serie di informazioni che, unite, dovrebbero migliorare l’organizzazione della giornata.

Hardware di spicco

Le altre voci di corridoio mirano a una batteria da 4.200 mAh, addirittura sopra quella del Note9, schermo da 6,3 pollici con notch, 6 GB di memoria Ram e 128 GB di archiviazione interna. Non mancherà una porta di ricarica USB di Tipo-C e un jack audio classico, anche se quest’ultimo punto ci riserviamo più di un dubbio vista l’assenza del connettore sul Mate 10 Pro, la declinazione massima della famiglia.

Nuovo design

Se sulla parte frontale le cose cambiano poco rispetto al 2017, con una nocca più piccola ma un design comunque già visto, una certa rivoluzione avviene sul retro. La dotazione a tripla fotocamera assume un orientamento circolare e non più lineare come sul P20 Pro. Una scelta di senso se si guarda all’armoniosità delle forme, che non dovrebbe portare svantaggi sul piano dell’usabilità.

Solo idee

Tutto quanto riportato sopra non è frutto di ufficialità ma di quanto messo assieme dal portale XDA che, riassumendo le indiscrezioni in giro per la rete, ha realizzato diversi rendering, concept grafici, del Mate 20. Questi potrebbero avvicinarsi notevolmente all’oggetto finale attualmente nei laboratori di Huawei, così come discostarsene qualora gli elementi presi in considerazione fossero fuorvianti e frutto solo di ipotesi prive di fondamenta.

Non lo sapremo prima di un mese, quando cioè la stessa Huawei comincerà a svelare la sua strategia commerciale per tentare la scalata al primo posto della classifica mondiale.

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