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Huawei, cosa cambia con il nuovo sistema operativo

Si chiama HarmonyOS, sfida Android e non funzionerà solo sugli smartphone, ma su qualsiasi dispositivo connesso

Huawei-apertura

Marco Morello

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Per quanto ricco di buone intenzioni di lessico e contenuto, il nome del nuovo sistema operativo appena svelato da Huawei suona innanzitutto un po’ beffardo. Racchiude una dose, senz’altro non involontaria, di presa in giro. Si chiama HarmonyOS per segnare un distacco pacifico, una distanza dall’atteggiamento bellicoso degli Stati Uniti, così ossessionati (dalla prospettiva cinese) di agitare le acque anziché calmarle. Eppure, alla lettera, l’armonia a cui fa riferimento è un’altra. È quella di «rivitalizzare l’industria e arricchirne l’ecosistema» per citare le parole di Richard Yu, il numero uno della divisione consumer del colosso d’oriente. In che modo? Dando agli utenti la medesima esperienza d’uso a prescindere da quale dispositivo stanno utilizzando: uno smartphone o un computer, un orologio o persino un’automobile.

Un’idea antica

Quella che doveva nascere come una grossa pezza al pasticcio Android, come una risposta al divieto trumpiano imposto alle aziende Usa di trattare componenti e smerciare servizi con Huawei, diventa la promessa della realizzazione di un sogno che da almeno un decennio – per dire, prima Sony con la sua filosofia «One Sony» e quasi in contemporanea Apple con iOS che strizza l’occhio e invoca sinergie con macOS – tentano di realizzare. Cioè coccolare l’utente, titillare la sua pigrizia, assecondare la sua esigenza di semplificazione. Fuori metafora, sposare tecnologia e familiarità con essa: prendere approcci, gesti, funzioni, interfacce del telefonino e riproporle in qualsiasi oggetto connesso a internet. Così non c’è bisogno di intuire l’utilizzo, perché lo si conosce già. E magari le app sono le medesime, con tutti i dati in memoria, i metodi di riconoscimento – impronta, voce, lettura dei tratti del viso – che si ripetono.

Verso un’esperienza totale

Non stiamo esagerando con la fantasia, ma interpretando la lettera delle dichiarazioni di Richard Yu. Che raccontando HarmonyOS davanti al pubblico della Huawei Developer Conference in corso in Cina, ha spiegato: «Stiamo entrando in un’epoca in cui le persone si aspettano un’esperienza olistica intelligente tra tutti i dispositivi e tutti gli scenari. Per supportarla, abbiamo avvertito che fosse importante avere un sistema operativo con capacità avanzate multi-piattaforma. Che possa essere usato attraverso un vasto spettro di dispositivi e rispondere alla domanda dei consumatori di una bassa latenza e una forte sicurezza».

Harmony-Huawei

Richard Yu durante l'annuncio di HarmonyOS – Credits: Huawei

Sicurezza e velocità

La dichiarazione di Yu andava riportata per intero non per eccesso d’ossequio, ma per l’ambivalenza di letture che contiene, la stessa del nome del sistema operativo di cui parlavamo prima. La bassa latenza è un inchino al 5G, alla rete superveloce di nuova generazione di cui Huawei reclama la leadership. La forte sicurezza è chiaramente un altro sberleffo diretto agli Stati Uniti che, secondo le dichiarazioni ufficiali, hanno montato questo teatrino (dal 19 agosto si capirà se vogliono smontarlo o proseguire con le repliche) accusando l’azienda cinese di essere poco affidabile. Anzi di spiare il mondo, gli Usa in primis, tramite i loro apparati. Ecco il motivo ufficiale di tanta diffidenza americana. Non certo legata al fatto che Huawei è un nemico temibile sul fronte commerciale ed è meglio penalizzarlo come si può. Cavalcare apertamente tale tesi, sarebbe indifendibile.

Versatilità per tutti

HarmonyOS è pensato in primis per gli sviluppatori. Senza tecnicismi, fa in modo che un programma disegnato per un dispositivo, metti uno smartphone, possa essere facilmente traslato su altri – in piccolo un braccialetto per il fitness, in grande il cruscotto di un’automobile o il pannello di un frigorifero – senza dover ricominciare da zero. Ed è una risposta alle speculazioni delle settimane scorse, che dipingevano una Huawei dolorante e in ginocchio senza Android, costretta a inventarsi qualcosa pur di sopravvivere. HarmonyOS non è solo business, ma molto consumer. Esce dal recinto dei telefoni e invade le abitudini di una società in cui l’internet delle cose, da slogan accattivante, diventa realtà consolidata. «Vogliamo invitare gli sviluppatori da tutto il mondo a unirsi a noi per costruire questo nuovo ecosistema» ha chiosato ancora Yu: «Insieme possiamo creare un’esperienza intelligente in tutti gli scenari». Android? All’occorrenza diventa sorpassabile, dimenticabile. «Se non potremo usarlo in futuro, possiamo immediatamente passare a HarmonyOS». Parola di Yu. Dopo la botta, ecco la risposta di Huawei. Che sia la paura di quest'armonia guerriera, l’argomento definitivo per convincere Trump a cambiare rotta?

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