Se li mettessimo uno al fianco dell’altro, sarebbe molto difficile distinguere il V10 e il 7X (qui la recensione) se non per un paio di dettagli. Honor ha presentato i suoi due nuovi telefonini con un obiettivo: presidiare la fascia media e quella alta del mercato mobile.

Probabilmente riuscirà nel suo intento, grazie a un costo accessibile, ma calpestando un po’ i piedi a Huawei, che di Honor è la proprietaria. Le cose stanno così: il 7X è il telefonino dedicato, ancora una volta, ai millennials, ai giovani (e meno giovani) che vogliono un dispositivo in grado di fare belle foto e giocare in 3D senza grossi problemi, senza spendere troppo. Il suo prezzo è infatti di 299 euro.

Il perché del View 10

Il V10 invece fa parte di una categoria differente, quella più alta, che a fronte di un’etichetta di 499 euro, promette funzioni innovative e assenti altrove, anche sui modelli più blasonati della concorrenza. Tra 7X e V10 ballano 200 euro, mica pochi, e dunque la strategia di Honor di accontentare un po’ tutti è servita.

Le specifiche tecniche

Il legame che unisce il marchio minore di Huawei e quest’ultima è molto forte. Lo è ancora di più leggendo le specifiche tecniche di Honor V10:

  • Processore: Kirin 970
  • RAM: 6 GB
  • Memoria: 64/128 GB
  • Display: 5,99 Full View
  • Fotocamera: 16 + 20 MP, 13 MP frontale
  • Batteria: 3.570 mAh
  • Extra: sensore impronte frontale, USB Tipo-C, Bluetooh 4.2, Dual-sim (oppure microSd)
  • Uscita: 8 gennaio 2018
  • Prezzo: 499 euro

A un occhio ben attento non sfuggirà l’estrema somiglianza tra l’hardware del V10 e quello del Mate 10 Pro, che si differenzia solo per qualche dettaglio: batteria leggermente superiore sul phablet di Huawei, fotocamera per i selfie più performante su Honor ma presenza, per il Mate, della co-ingegnerizzazione di Leica per i due sensori posteriori, che godono di un flash duale e di uno zoom 2x ottimizzato.

Inoltre sul V10 torna il sensore di impronte digitali sul davanti, integrato sotto il vetro ma non nel touch, dunque con la necessità di piazzare un pulsantino in basso, su cui poggiare il dito per l’autenticazione. Insomma un concetto di full view interpretato un po’ a piacere.

Spazio all’intelligenza artificiale

Quindi Honor ha prodotto una fotocopia del Mate 10 Pro? E a che scopo? In realtà, sia per rapporto qualità-prezzo che alcune funzioni aggiuntive, il V10 va anche oltre il temibile cugino. Il punto centrale è la presenza, al fianco del processore, della cosiddetta Neural Processing Unit, già resa famosa sul Mate. Si tratta di un’area fisica del chip dedicata all’elaborazione dell’algoritmo di intelligenza artificiale, a cui sono delegate delle operazioni specifiche.

Sul Mate 10 Pro queste si riassumevano nell’opportunità di ottenere le migliori impostazioni di cattura fotografica, inquadrando oggetti e scene riconosciute dall’unità (secondo varie categorie pre-impostate), e nella maggiore velocità di app notoriamente basate su uno scambio continuo di dati via internet. Microsoft Translator ad esempio, già caricato sul 10 Pro, usa solo in piccola parte la connessione perché ha al suo interno varie informazioni che Kirin può sfruttare per tradurre le frasi in varie lingue, mettendo in relazione parole e contesti.

Sul V10 c’è un passo avanti

Poco, troppo poco per convincere oggi i consumatori a spendere oltre 700 euro (che è il prezzo medio di oggi sul web per il Mate 10 Pro) per uno smartphone che non ha il Face ID, la S Pen o i Mods agganciabili e che dell’AI fa un uso ancora limitato.

Ecco allora il vero senso di Honor V10: un’implementazione più riuscita e concreta del processore neurale. Come mostrato all’evento londinese di presentazione, lo smartphone della compagnia finora considerata low-cost, usa l’intelligenza artificiale per una serie di attività molto utili: l’orientamento del display non segue più solo la rotazione del dispositivo ma anche quella degli occhi; se lo smartphone non riconosce il volto del possessore nasconde il contenuto delle notifiche (sms, WhastApp, Messenger) visualizzate di norma sulla schermata di blocco; il sistema impara quali sono le app più usate per dare maggiore importanza alla loro esecuzione rispetto alle altre e, non per ultimo, la batteria dovrebbe godere di un’ottimizzazione sul lungo periodo, per diminuire i carichi in momenti di stand-by prolungato, ad esempio di notte.

Lo vedremo nel 2018

Vale la pena aspettare l’8 gennaio, quando Honor V10 arriverà anche in Italia. A meno di 500 euro ha una concezione futuristica di assistenza all’utente che molti produttori faranno propria nel 2018, sfruttando i processori di prossima generazione, lo Snapdragon 835 tra tutti.

Dati alla mano, non c’è motivo di spendere centinaia di euro in più per un Mate 10 Pro che fa le stesse cose del V10, anzi qualcosa in meno. Certo, ha un design e colori più affascinanti, ma con una cover qualsiasi gli smartphone diventano tutti uguali, una livella hi-tech con i fiocchi.

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