Aggiornato il 02/11/2017

Da qualche tempo a questa parte Google sta provando a convincerci che ha un corpo, oltre che un’anima. Che il motore di ricerca è solo la punta di un iceberg ben più profondo, che ha fra le sue varie ramificazioni anche qualcosa di più solido e tangibile. Insomma, che si può essere la più importante software-house del mondo ma al tempo stesso essere riconosciuti per la capacità di comprendere necessità più “materiali” degli utenti.

Il progetto dei telefonini Pixel, e dei Nexus prima di essi, in fondo nasce proprio per questo: per offrire agli utenti  la miglior esperienza Google. Perché sì, ci saranno pure tanti bei marchi che hanno compreso le potenzialità di Android, ma vuoi mettere con un telefono nato e cresciuto a Mountain View?

Va detto, a onor del vero, che i risultati non sono stati sempre all’altezza del nome. In questi anni i Google-fonini ci hanno offerto tanti spunti d’interesse, ma non ci hanno fatto mai sobbalzare dalla sedia, né tanto meno innamorare. Sarà che il mercato tende a premiare marchi più consolidati, sarà che Google non è mai parsa troppo interessata a sfidare gli altri produttori Android (che sono partner, prima di ogni cosa), sta di fatto che nessuno - finora - ha mai considerato il colosso californiano come un reale pretendente alla palma di leader nel settore.

L’uscita del nuovo Pixel 2 XL, però, sembra un po' cambiare le carte in tavola. Per la prima volta da quando esistono i telefonini con il marchio della grande G, si ha come l’impressione di essere di fronte a un prodotto curato in ogni minimo dettaglio: design, fotocamera, batteria e ovviamente software. Che sia arrivato il momento della consacrazione definitiva?

Dopo averlo provato per qualche giorno possiamo spingerci in qualche giudizio più approfondito.

Google Pixel 2 XL: design

Partiamo come al solito dalle considerazioni di carattere estetico. Il Pixel 2 XL - che, per inciso, nasce da un progetto sviluppato a quattro mani con LG - si inserisce in quel filone di dispositivi a cornici ridotte. Il risultato è un telefonino che può vantare un display taglia XXL (6 pollici in formato 18:9) in un abito tutto sommato contenuto. Gli ingombri (157.9 x 76.7 x 7.9 mm) in fin dei conti sono gli stessi di un normale 5,5 pollici, come l’iPhone 8 Plus.

A conferire originalità all’insieme sono soprattutto due elementi: il bordo del display stondato e il lato B del telefono con la caratteristica doppia finitura lucida-opaco della cover. Piuttosto misero, invece, il catalogo delle tinte, con due sole varianti disponibili: nero e bianco nero. Per avere qualche nota di colore in più, non resta che buttarsi sulle cover in tessuto.

C’è un terzo attributo, piuttosto singolare, che merita di essere menzionato, ed è il cosiddetto Active Edge. Stiamo parlando di quel particolare meccanismo, già visto sull'HTC U11, che consente di strizzare – letteralmente – i bordi del telefono per accedere in prima battuta all’assistente di Google. Nessun trucco, né inganno. Il sistema funziona davvero (anche con lo schermo in standby) ma ha il grosso limite di non essere personalizzabile. Chi non ha affinità con il maggiordomo virtuale di Google, insomma, non saprà che farsene.

Google Pixel 2 XL: display

Il display del Pixel 2 si basa su un pannello pOled da 1440 x 2880 pixel, che - spalmati su una superficie di 6 pollici - si traducono in una densità totale di 538 ppi. Sull’esemplare in prova non abrbiamo riscontrato alcun problema di burn in, quel difetto fastidioso tipico degli schermi Amoled che si manifesta con immagini e temi grafici che restano in sovraimpressione in maniera persistente, quasi fossero immagini sbiadite sullo sfondo del display. Viste le segnalazioni, comunque, Google ha deciso di indagare sul problema per capire l'entità del problema ed eventualmente risolverlo tramite aggiornamento.

Il display resta comunque uno dei punti deboli di questo telefono. Per la sua luminosità (non proprio eccelsa) e per una certa tendenza a virare verso il blu a seconda dell’angolo di visuale. In compenso va apprezzato il lavoro sul feedback apitco della tastiera, la vibrazione ad ogni letterà scritta sulla tastiera è breve e asciutta, e quello sul lettore di impronte digitali, situato sul retro ma comunque in posizione agevole da raggiungere.

Google Pixel 2

– Credits: Roberto Catania

Google Pixel 2 XL: dotazione hardware

Da uno smartphone che costa quasi 1.000 euro è lecito attendersi una dotazione da urlo. E in effetti, guardando in rapida rassegna l'elenco delle specifiche tecniche, si scopre che c’è tutto quello che si può desiderare da un dispositivo al passo coi tempi: un processore allo stato dell’arte (Qualcomm Snapdragon 835), una dose massiccia di RAM (4 GB) e un ampio carnet di risorse per la connettività che prevede fra le altre cose il supporto a NFC, Bluetooth 5.0 e il connettore USB Type-C (da cui passa anche l'audio per le cuffie).

L’unico vero appunto che si può muovere al telefono è la mancanza di uno slot per l’inserimento delle schede di memoria, un problema per gli accumulatori seriali di foto e altri contenuti ingombranti, visto che almeno per il momento l'unico taglio disponibile è quello da 64 GB.

Di ottimo livello la dotazione audio: i due generosi altoparlanti collocati ai margini del display fanno un lavoro eccellente. Basta sparare un qualsiasi brano in vivavoce per rendersi conto della differenza - di volume, ma anche di corpo - rispetto alla media dei telefoni senza cornice.


Google Pixel 2

– Credits: Google

Google Pixel 2 XL: software

Pixel 2 XL è equipaggiato di serie con la nuovissima versione di Android, la 8.0 (meglio nota come Oreo). Al di là di tutte le varie novità introdotte dall’aggiornamento, il vantaggio sta qui nella presenza dell’assistente di Google (da metà novembre anche in italiano) e di tutta una serie di funzionalità intelligenti.

L'idea, come vi abbiamo raccontato, è quella di un maggiordomo virtuale in grado di raccogliere - e possibilmente esaudire - qualsiasi nostra richiesta espressa a voce o via testo: ad esempio riportarci a casa in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, o dirci cos’ha fatto la nostra squadra del cuore nell’ultima di campionato, quanto vale una sterlina, quanto tempo occorre per arrivare a Innsbruck, come si dice pantofola in inglese o ancora di aprire un’applicazione o scattare una foto.

Siamo ancora distanti dalla possibilità di conversare naturalmente con una macchina - ci sono domande anche abbastanza banali a cui l’intelligenza artificiale non sa rispondere (ad esempio “leggimi l’ultima email arrivata” oppure “chi sta cantando questa canzone”) e che vengono dirottate a una generica ricerca su Internet - tuttavia non si può negare che questo sia uno dei sistemi più intelligenti (e promettenti) visti finora. Se Google, come sembra, investirà altro tempo e risorse sulla questione, potremmo davvero vederne delle belle.

L'assistente non è l'unico elemento di intelligenza integrato sul Pixel. Sempre in ambito AI vale la pena sottolineare la presenza di una funzione per l'ascolto in continuo dell'audio (l'obiettivo è suggerirci in tempo reale i titoli delle canzoni che sono in riproduzione) e soprattutto l’innesto della nuova opzione Google Lens per il riconoscimento delle immagini all’interno dell’app Foto. L'idea è stuzzicante: Google promette di spiegarci cosa c’è all’interno della foto che abbiamo appena scattato - che sia un luogo d'interesse, un’opera d'arte, un oggetto, persino un telefono della concorrenza - con un semplice clic. Qui di seguito una serie di item passati sotto la lente di ingrandimento di Mountain View. Ecco cos’è stato riconosciuto (e cosa no).

 

Google Pixel 2 XL: fotocamera

Come tutti i telefoni di fascia alta, anche il Pixel 2 XL punta a raccogliere consensi dai tanti fotografi e fotoamatori che hanno fatto del proprio cellulare la loro prima macchina fotografica. L’approccio seguito da Google su questo versante è piuttosto conservativo: non ci sono doppie fotocamere, ma un singolo obiettivo posteriore da 12 megapixel e una camera frontale da 8 MP

 

A fare la differenza, qui, è la capacità del sensore di acquisire luce (anche laddove ce n’è poco) e l’eccellente sistema di elaborazione delle immagini. È come se il Pixel 2 XL sapesse sempre cosa fare in tutte le situazioni, anche le più impegnative. Il test sul ritratto si può dire superato a pieni voti: in un colpo solo Google è riuscita a smontare quella convinzione - ormai radicata in tutti i produttori di smartphone - secondo cui per realizzare un buon effetto sfocato occorre una doppia focale.

Google Pixel 2 XL Foto sample (22)

Il soggetto in primo piano, come si può vedere, è perfettamente scontornato rispetto allo sfondo in background, con un bokeh mirabile nonostante la scarsa luminosità. Non siamo ancora alla perfezione - il sistema viene ingannato dai “buchi” che fanno intravedere la scena in secondo piano - ma il passo in avanti rispetto al passato è sostanziale.

Google Pixel 2 XL Foto sample (21)

Parlando di Pixel non si può trascurare il "bonus" rappresentato dall'upload illimitato di foto e video su Google Foto. Come il primo modello della serie, anche il Pixel 2 XL permette infatti il caricamento senza limiti dei contenuti multimediali alla massima risoluzione disponibile (per tutti gli altri modelli Android - come noto - è previsto un tetto massimo di 12 megapixel); l'unico vincolo è rappresentato dalla data di scadenza del servizio (2021), un lasso di tempo ragionevole per passare a un nuovo smartphone (e dunque a un'estensione del servizio).

Google Pixel 2 XL: batteria

Il nuovo Google Pixel 2 XL integra una batteria, non rimovibile, da 3.250 mAh. Con un utilizzo piuttosto intenso delle applicazioni (telefonate, SMS, WhatsApp, social network, navigatore e display always on) siamo sempre riusciti a portare a termine la giornata (16 ore) con un’autonomia residua compresa fra il 15 e il 30%

Giovano a questo proposito le varie risorse per il risparmio energetico offerte di serie dal telefono, dalla modalità Doze di Android, che di fatto congela le applicazioni quando il dispositivo è scollegato dall’alimentazione e lasciato fermo con lo schermo spento per un certo periodo di tempo, al vero e proprio cut-off delle funzioni più energivore (vibrazione, geolocalizzazione, dati in background) che interviene quando il livello della batteria scende sotto il 15 o il 5%.

Non particolarmente esuberanti le prestazioni del caricatore rapido da 18 W incluso nella confezione. Per caricare al 100% un’unità completamente scarica occorrono circa 2 ore, con un rush finale (da 95% a 100%) davvero interminabile.

Prezzo e conclusioni

Ora possiamo dirlo con cognizione di causa: con il nuovo Pixel 2 XL Google entra a pieno titolo nella lista dei big del settore, insieme ai vari Apple, Samsung, Lg e Huawei.

I difetti che abbiamo riscontrato - un display poco incisivo, nessuno slot per le schede di memoria aggiuntive, ricarica rapida non particolarmente... rapida - passano in secondo piano rispetto alle tante doti risorse che questo telefono può offrire. Sia sul piano dell’hardware (la fotocamera è fra le migliori che ci sia mai capitato di provare su un telefono), sia soprattutto su quello dell’intelligenza artificiale (vedi alla voce software).

La vera incognita è rappresentata a questo punto dal prezzo - gli utenti saranno disposti a spendere 989 euro per un dispositivo di un marchio che è generalmente associato al concetto di gratuità? -, e alla disponibilità fisica nei negozi. In questo momento il Pixel 2 XL è disponibile su Google Store e attraverso la rivendita dell'operatore H3G. Ma cosa succederà più avanti? Ci saranno scorte sufficienti per accontentare tutti? O, come successo in passato, Google si troverà "costretta" a chiudere i rubinetti?

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