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GM 6: cosa c’è di buono in Android One

Alla scoperta dello smartphone che porta a tutti l'esperienza base di Nexus e Pixel con aggiornamenti costanti e una qualità nella media

Da un paio di anni Google ha lanciato il programma Android One, arrivato ufficialmente in Italia a luglio. Si tratta di una piattaforma che tutti i produttori di smartphone possono adottare per immettere subito sul mercato i loro oggetti, con il sistema operativo base, privo di fronzoli ed eccessive personalizzazioni.

Il debutto con General Mobile 6

Il primo Android One è arrivato da noi con General Mobile, marchio turco, che ha lanciato il GM6 a 179 euro (già in meno adesso sul web). Lungi dal poter competere con i nomi più blasonati della fascia medio-bassa, si tratta comunque di un telefono diverso dal solito perché vuole imitare la strada di Nexus e Pixel nella promessa di donare agli utenti gli ultimi aggiornamenti disponibili, sia in quanto a sistema generale che patch di sicurezza.

Android One: il pregio

Nel concreto: se attendete che il vostro Galaxy S8 si aggiorni ad Android Oreo, beh allora bisognerà riparlarne nelle prime settimane del 2018, quando GM6 sarà già pienamente calato nel mondo del biscottone 8.0.

Il motivo? Come accade per il big del settore, Google rende disponibile sin da subito l’update più recente del suo software ma le varie Samsung, LG, Huawei, Asus e così via, devono prima farlo passare sotto le procedure di verifica interne e poi di personalizzazione, prima di rilasciarlo pubblicamente.

Così nascono le TouchWiz (almeno così si chiamava prima), la Emui, la UX, la Sense e tante altre, basate su Android ma con un tocco personale del brand di riferimento.

GM 6: luci e ombre

Certo è che non ci si può accontentare esclusivamente sul vantaggio di avere un sistema operativo sempre aggiornato. Oggi come oggi uno smartphone deve saper fare praticamente di tutto: da lettore multimediale a fotocamera compatta fino a una degna console videoludica. GM6 Android One riesce in tutto questo? Solo in parte.

 

Hardware accettabile

I suoi 3 GB di RAM e 64 GB di memoria interna, espandibile via microSD, offrono un buon compromesso in quanto a velocità nell’apertura e gestione delle app e capacità di salvataggio multimediale. Il limite è nel processore, un ARM Cortex-A53 a 1500 MHz con soli quattro-core, che non può rispondere alle esigenze di un utilizzo spinto del terminale.

Il problema non è tanto nella scelta dell’hardware in sé ma nell’aver proposto, in Italia, un dispositivo del genere a metà 2017, quando sugli scaffali, quasi allo stesso prezzo, ci sono proposte migliori e più performanti. Resta poi un certo senso di retrò che a qualcuno potrebbe piacere, tradotto nella cover posteriore in plastica che si rimuove per accedere alla batteria da 3.000 mAh, estraibile, come quelle di una volta.

Si può fare di più

Insomma, l’avvento di Android One porterà una maggiore omogeneità nel mondo del robottino verde, allineando molti più cellulari alle politiche di update di mamma Google. Resta il rammarico per quello che troveremo sotto la scossa, visto il pubblico di costruttori a cui il programma si riferisce: marchi che puntano tutto su un prezzo abbordabile e un pacchetto nella media. Ma se l’obiettivo è un low-cost si può benissimo puntare qui.

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