Smartphone & Tablet

Gli smartphone stanno scomparendo

Tra tecnologie indossabili e intelligenze sparse ovunque in casa, l’utilizzo dei cellulari è sempre più a rischio. Scopriamo perché

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Antonino Caffo

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C’è un paradosso, figlio dei nostri tempi, che tende a spiegare cosa sia diventata oggi la tecnologia di consumo. Chi usa lo smartphone, e solo quello, rappresenta il tipo di persona che non è orientata al futuro, perché incapace (per volontà o semplicemente poco interesse) ad andare oltre il piccolo schermo touch che si trova dinanzi.

Come siamo messi

Per tutti gli altri, controllare le notifiche, informarsi sulle ultime notizie, districarsi per le vie cittadine è diventato qualcosa che si può fare tranquillamente senza un telefonino. Qualche esempio?

Abbiamo speaker e altoparlanti connessi, Google e Alexa in primis, che con un semplice comando sviolinano quanto successo durante la giornata; gli smartwatch e smartband al polso consentono di leggere gli avvisi e rispondere con testo oppure comandi vocali; le automobili degli ultimi anni hanno GPS e navigatore integrato, connessione wireless e possibilità di ottenere aggiornamenti su traffico e meteo (e molto altro). Diciamo la verità: a che serve un cellulare?

Dove arriveremo

In altre parole, sta accadendo al mondo degli smartphone quello che è accaduto a decine di altri oggetti prima di loro, vittime della convergenza. Ricordate i tempi dei lettori CD portatili o degli iPod? PSP e tamagotchi? Tutti dispositivi che sono finiti, letteralmente, dentro un telefonino, che ha inglobato pure fotocamere, videocamere, scanner e persino computer portatili, almeno in quanto ad accesso e modifica veloce dei file.

Obsolescenza programmata

I tecnofili parlano di obsolescenza programmata quando ci si riferisce a un prodotto che deve giungere alla fine del suo processo di utilizzo. Quanto dura un iPhone? E una stampante? Un notebook o un tablet? Con gli aggiornamenti software, che a mano a mano eliminano le versioni precedenti, si rinnova il mercato e si spingono le persone a comprare device nuovi, più moderni.

L’obsolescenza è il risultato delle migliorie tecniche ma anche dei trend di consumo, a loro volta conseguenza delle strategie delle grandi aziende. C’è un motivo per cui se chiediamo all’Assistente Google sul cellulare Android dammi le ultime notizie ci viene mostrato un feed testuale e non un racconto vocale come fa Google Home?

Perché molti accessori hi-tech non si parlano costringendo ad adottare soluzioni proprietarie senza poter scegliere i prodotti che si vuole abbinare a ciò che si ha già (provate le AirPods con Android)? L’obsolescenza segna l’andamento degli acquisti, sopratutto nel settore tecnologico.

Prima o poi spariranno

Con l'esplosione degli smartphone, improvvisamente tanti gadget sono diventati obsoleti; non in una notte ma comunque in modo veloce. Al giorno d'oggi, il mercato dei lettori MP3 si è ridotto praticamente a nulla, le console portatili hanno numeri molto più bassi di quanto lo fossero un decennio fa e il solo pensiero di portare con sé una macchinetta fotografica di fascia media per immortalare una giornata al parco è spazzata via dalle capacità tecniche dei telefonini. Ma pensiamoci un attimo: quegli oggetti, qualche anno addietro, ci erano stati venduti come il futuro.

Rivoluzione indefinita

Il predominio degli smartphone nel segmento tech è l'esempio perfetto di una convergenza riuscita: i gingilli che abbiamo in tasca possono riprodurre musica, scattare foto, avviare giochi, tracciare i livelli di fitness e, quando serve, effettuare telefonate. Sono artefatti considerati essenziali ma il loro fascino non è destinato a durare. Come la miriade di gadget che ha soppiantato, lo smartphone sarà sostituito da qualcosa di più utile, figlio dei tempi.

Ci siamo quasi

Dispositivi come gli Amazon Echo e i Google Home sanno rispondere ai comandi vocali, spegnere le luci di casa, ordinare cibo e persino riprodurre i brani preferiti, il tutto senza dover toccare minimamente lo schermo di un telefonino. Certo non è possibile portarseli dietro, non ancora almeno.

La tecnologia indossabile ha le chance migliori di far dimenticare il telefonino a casa, senza rimpianti. L’Apple Watch LTE è un buon punto di partenza, così come lo è il Galaxy Watch con eSim, in grado di fare le veci di un cellulare senza il suo peso. Ma in lizza per il dopo-iPhone c’è anche dell’altro.

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I Google Glass – Credits: Alphabet

The next big thing

Le soluzioni di realtà aumentata potrebbero rivelarsi il prossimo grande passo, ma in questo settore le cose non sono andate esattamente come previsto. Il progetto dei Google Glass sembrava destinato a cambiare le carte in tavola per sempre, offrendo la possibilità di interagire con il mondo digitale senza distogliere lo sguardo dal mondo reale.

L’oggetto era sicuramente visionario e pareva un assaggio di futuro ma ha sollevato vari tipi di problemi, dalle distrazioni durante le attività quotidiane alla plausibile pubblicità onnipresente sul display venduta da Google agli inserzionisti.

A me gli occhi

La strada della connettività mediata dai soli occhi è quella giusta; un modo per lasciar perdere gli smartphone per qualche ora, abbassando il tempo medio di utilizzo. Del resto, è il fine a cui puntano iOS e Android, che nelle versioni più recenti dei rispetti sistemi, mostrano i minuti spesi su ogni app, invitando a tenere gli occhi paralleli all’ambiente circostante e non piantati sempre a terra.

Gli Spectacles di Snapchat sono un prodotto che aiuta a comprendere il domani dei cellulari; quando si potrà uscire vestendo indumenti e gadget usuali ma connessi, che sincronizzeranno dati e informazioni una volta abbinati ai telefonini in casa, magari piazzati su un tavolino in salotto, agganciati a un cavetto della corrente e a un filo di rete, proprio come gli apparecchi di una volta.

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