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Due schermi dentro, uno fuori: è il Galaxy X

Arrivano dalla Corea le più verosimili indiscrezioni sullo smartphone che vedremo a inizio 2019 con un display totale da 7,3 pollici

galaxy x concept

Antonino Caffo

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Abbiamo scritto in precedenza del Galaxy X, basandoci più sulle fantasie e sogni degli utenti che su reali informazioni circa lo smartphone rivoluzionario di Samsung.

Oggi però l’informatissimo Korea Times, vicino alla multinazionale, pubblica un’intervista a Park Hyung-woo, analista di Shinhan Financial, che conosce molto bene le strategie interne della compagnia.

Le tempistiche

Stando a Hyung-woo, Samsung lancerà sul mercato il Galaxy X entro la prima parte del 2019, dopo aver ultimato le fasi di produzione, seppur in scorte limitate, che partiranno questo autunno, probabilmente tra ottobre e novembre. Già dopo l’estate (quando è atteso cioè il Note9) i principali fornitori invieranno ai laboratori sudcoreani le parti hardware da integrare nel dispositivo; tutto tranne lo schermo, realizzato dalla divisione Samsung Display, e il processore, iterazione più recente della famiglia Exynos.

Come sarà fatto

Il punto più interessante, centrale per quello che il Galaxy X rappresenta, riguarda ovviamente il design. Tanti dubbi sulla presenza di più pannelli, loro dimensioni e modalità di apertura e chiusura. La paura è che il meccanismo potesse essere qualcosa di molto vicino a quello dello ZTE Axon M, ovvero una cerniera che unisce due schermi di fatto separati e non continuativi. Sicuramente qualcosa di diverso dal mercato attuale che tende verso la standardizzazione ma non proprio un bel vedere.

Ci viene in aiuto ancora Hyung-woo, che fornisce qualche elemento di valutazione ulteriore: “Quando il telefono è chiuso, la dimensione di un display è di circa 4,5 pollici”. Questo però non contribuisce a svelare quanti pannelli ci sono: due interni? Uno fuori e uno dentro? Due dentro, piegati, e uno esterno?

Tre display, due schermi

Ecco svelato il mistero: “La scelta fatta da Samsung è interessante - prosegue l’analista - visto che il Galaxy X ha due pannelli interni, che una volta aperti coprono una diagonale da 7,3 pollici, e uno esterno” aggiungendo poi che l’azienda mostrerà un prototipo vicino a quello finale durante il CES 2019 di Las Vegas, ma solo a operatori e partner. La differenza tra i tre schermi è costruttiva: un classico OLED (già superato dal MicroLED) da almeno 5 pollici fuori, un grande display flessibile dentro, che non è chiaro se si piegherà totalmente, in maniera naturale, o tramite una cerniera sottile e quasi invisibile, che è la scelta più verosimile al momento.

A marzo, il produttore Tianma aveva mostrato la sua versione di schermo pieghevole, che pure potrebbe essere una via percorribile in futuro dai principali marchi di telefonia.

Non per tutti

Un’altra previsione attendibile riguarda la disponibilità del Galaxy X a livello globale e il suo prezzo. Sappiamo già che il cellulare non potrà avere lo stesso slancio di un Galaxy S9, proprio per la sua natura di innovazione che necessita di un certo periodo di metabolizzazione da parte del mercato. Per questo, è molto probabile che i primi a poter metterli le mani sopra saranno i sudcoreani, cinesi e, in generale, asiatici, con una più spiccata predisposizione alla sperimentazione hi-tech (nel bene e nel male).

Il prezzo ipotizzato

Discorso a sé merita il prezzo, che salirà fino a 1.500 euro nella declinazione più alta del device (256 GB di storage). Come lo sappiamo? Ancora un analista, Kim Jang-yeol di Golden Bridge Investment, che ipotizza come il valore nella valuta locale sarà intorno ai 2 milioni di won, poco sopra i 1.500 euro appunto.

Un cartellino che non tutti potranno permettersi e che contribuirà ad alzare anche il costo degli smartphone “classici”, decisi ad avvantaggiarsi il più possibile da una richiesta di disponibilità maggiore da parte dei big.

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