Antonino Caffo

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Da tempo Android è il sistema operativo più usato al mondo. Le cose cambiano quando il focus si sposta all’ambito aziendale. Qui c’è ancora chi si tiene stretto il buon vecchio BlackBerry, con software proprietario o addirittura il defunto Windows Mobile.

Non va bene, perché terminali del genere non vengono aggiornati da tempo e dunque il rischio che un hacker entri nel telefonino e rubi informazioni confidenziali è alto. E inoltre, se i cybercriminali puntano sempre più ai dati degli utenti comuni, entrare nei dispositivi ibiridi, sfruttati cioè sia per la vita privata che professionale, può dare a terzi vantaggi ulteriori, ad esempio leggere conversazioni riservate, documenti e brevetti conservati sul cloud, causando danni ingenti e non limitati al singolo proprietario.

Le linee guida

Chi decide quali smartphone è meglio scegliere per un utilizzo business? Finora erano state le singole compagnie a dirigersi verso questo o quel modello, consigliate dai reparti tecnici interni (gli IT manager) ma non sempre come conseguenza di analisi approfondite sui rischi e vantaggi degli esemplari con marchi differenti.

Per questo Google ha lanciato il programma Android Enterprise Recommended. Si tratta di un’iniziativa che intende far luce su quali aspetti considerare nel momento in cui si vuole dotare i propri dipendenti (2 o 100, il discorso non cambia) di uno smartphone potenziato dal famoso robottino verde, versatile, personalizzabile ma anche oggetto perpetuo di minacce, virus e altre problematiche di sicurezza.

I requisiti per essere raccomandato

Sul sito web specifico, Big G ha pubblicato una serie di requisiti che un telefonino Android dovrebbe avere per entrare a far parte dell’iniziativa e godere così di uno slancio verso una più semplice adozione in azienda. Ecco le specifiche tecniche minime:

  • Android Nougat 7.0
  • Memoria RAM da 2 GB
  • Memoria dati da 32 GB
  • Processore da 1.4 GHz e con architettura a 64 bit
  • Una batteria che garantisce almeno 8 ore di autonomia
  • Fotocamera posteriore da 10 megapixel
  • Fotocamera anteriore da 2 megapixel
  • Aggiornamenti di sicurezza entro 90 giorni dal rilascio e garantiti per almeno 3 anni
  • Iscrizione al programma Android Zero-touch che consente alle aziende di configurare i cellulari prima di consegnarli ai dipendenti

Niente cinesate (nel senso di low-cost)

Non servono dunque top di gamma assoluti, gli ultimi esemplari dei brand conosciuti ma semplicemente dispositivi dalle caratteristiche hardware oggi ancora decenti sui quali far girare le applicazioni consumer più conosciute ma anche quelle dedicate allo scopo lavorativo, presenti sia sul Play Store che diffuse in esclusiva dalle imprese. Ovvio che qualche paletto andava pur messo, come il processore e la batteria, ma almeno così non si rischia di donare alle persone strumenti che si rivelano poi poco utili al duplice scopo.

I modelli selezionati

Con tale premessa, Google ha scelto 21 modelli che soddisfano le richieste in termini di specifiche e software. Sono quelli che, per la multinazionale, forniscono alte prestazioni, un elevato grado di sicurezza, un sistema operativo aggiornato e nessun blocco da parte degli operatori. Eccoli:

  • BlackBerry KEYone
  • BlackBerry Motion
  • Google Pixel
  • Google Pixel 2
  • Google Pixel 2 XL
  • Google Pixel XL
  • Huawei Mate 10
  • Huawei Mate 10 Pro
  • Huawei P10
  • Huawei P10 Plus
  • Huawei P10 lite
  • LG G6
  • LG V30
  • Moto X4
  • Moto Z2 Force Edition
  • Nokia 8
  • Sony Xperia XA2
  • Sony Xperia XA2 Ultra
  • Sony Xperia XZ Premium
  • Sony Xperia XZ1
  • Sony Xperia XZ1 Compact
android enterprise recommended

Dov’è Samsung?

Curioso considerare come tra i modelli in lista non ve ne sia nemmeno uno di Samsung. Eppure nella vasta offerta della compagnia coreana vi sono tanti smartphone che rispettano le indicazioni del programma Android Enterprise Recommended. Anzi, sui Galaxy più recenti, la soluzione Knox assicura un ulteriori livello di protezione alla privacy di file e cartelle, simile alla controparte DTEK dei BlackBerry. Che si tratti solo di una dimenticanza? Improbabile, ma c’è da dire che l’elenco non è affatto chiuso e dunque un’integrazione successiva è sempre possibile.

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