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AirPods Pro, la nostra prova in metropolitana

Abbiamo testato i nuovi auricolari di Apple con cancellazione del rumore in uno dei luoghi più rumorosi della città. Ecco com’è andata

AirPods-apertura

Marco Morello

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Giustamente incuriosito dal nostro servizio fotografico improvvisato in un vagone della metropolitana, il ragazzo con la felpa nera e gli occhiali alla Harry Potter, abbastanza sfacciato, chiede se è possibile provarli. Curiosi di aggiungere il parere di uno sconosciuto al nostro, accettiamo. S’infila gli AirPods Pro nell’orecchio, prima il destro e poi il sinistro, con fare esageratamente cerimonioso. Li spinge dentro ancora meglio, ascolta e mette su un’espressione tra l’interrogativo e il deluso. Come dire, è tutto qui? È in quell’istante che dall’iPhone passiamo dalla modalità «ambiente» (quella che Apple chiama trasparenza, ma ci torneremo più avanti) a «cancellazione del rumore». In una frazione di secondo, il suo viso si accende di meraviglia. «Incredibile» bofonchia, prima di concentrarsi sul silenzio che, tutto in una volta, gli ha riempito la testa. «Non sento più il bordello del vagone» aggiunge, senza badare troppo alle sue scelte lessicali.

 

Effetto wow di serie

Non possiamo biasimarlo. Il suo stupore è il medesimo che noi, pochi minuti prima, avevamo provato in banchina indossando gli ultimi arrivati nel catalogo di Cupertino. Un deciso e decisivo passo in avanti rispetto alle generazioni precedenti: se recensendo gli AirPods 2, pochi mesi fa, avevamo parlato di mera evoluzione, ora è legittimo usare il termine rivoluzione. Perché questi auricolari fanno esattamente quello che promettono, riescono a giungere nei territori della quiete. Ad arrivare dove altre cuffie di taglia large o extra large sovente falliscono: si sbarazzano del caos di sottofondo. Specie se si tratta di rumori intensi, perenni e fastidiosi come quelli che si possono sperimentare in metropolitana all’ora di punta. E il bello è che sono efficaci con la musica spenta, abbassando di varie tacche il volume del circondario.

Quiete portatile

L’uso primario degli AirPods Pro potrebbe verosimilmente diventare quello di utilizzarli per concentrarsi o studiare, per esempio in casa, se per strada ci sono dei lavori in corso; in un bar o una biblioteca, se i vicini di tavolo sono troppo ciarlieri; in un open space di un ufficio, giacché (è una certezza, non un’ipotesi) i colleghi sono molesti. Più casistiche ampie e facili da immaginare. Certo, se poi gli si abbina un brano, l’effetto si amplifica ancora di più e chiudersi nella propria bolla, in un eremo acustico, diventa inevitabile. La resa sonora è buona, a maggior ragione perché la musica è tutto quello che riusciamo a udire.

A ciascuno il suo gommino

Gli AirPods Pro emendano persino quel peccato di arroganza che i modelli precedenti commettevano: la presunzione di andare bene, di adattarsi a prescindere a orecchie di qualsiasi dimensione. E infatti a qualcuno stavano a pennello, ad altri un po’ stretti, ad altri ancora troppo larghi, finendo per rovinare a terra durante una corsa o un movimento fuori calcolo. Apple fa finalmente professione d’umiltà (o di senso pratico) e include nella confezione tre gommini per lato che permettono di farli aderire a pennello. Uno è già inserito quando li si scarta, gli altri due sono adagiati sotto lo scatolotto. Gli ingegneri di Cupertino, in realtà, sono andati oltre: hanno pensato a un programmino agile che aiuta a scegliere qual è il gommino giusto per sé. Bastano pochi attimi: gli AirPods Pro sparano delle brevi sequenze musicali nel nostro condotto uditivo per capire se suonano a dovere lì dentro. In caso contrario, ci invitano a sostituire il supporto oppure, è il caso di chi scrive, a lasciare quello attuale, ma a sistemarlo meglio. Da entrambe le parti, o una soltanto. Ubbidendo, il salto di qualità è notevole.

Riecco il mondo

Facevamo cenno prima alla modalità trasparenza. Di fatto, è quella che serve per sentire i rumori ambientali. Essenziale, visto che questi modelli, nel pieno della loro efficienza, se ne liberano del tutto. Ebbene, basta sfiorare l’iconcina «ambiente» nel menu degli AirPods su iOS - si trova toccando la «i» cerchiata accanto al loro nome nell’elenco dei dispositivi connessi via Bluetooth - per poter saltare, dalla quiete, all’ordinaria colonna sonora del quotidiano. Inoltre, si può interpellare l’assistente vocale di Apple pronunciando «Hey Siri» e darle vari comandi, incluso quello di leggerci i messaggi più rilevanti (basta impostare prima chi sono i contatti vip che hanno questo accesso prioritario alle nostre orecchie). Così non è necessario estrarre l’iPhone dalla tasca e si rimane aggiornati su quello che per noi conta di più, persino durante una sessione di allenamento.

Lunga durata

Apple dichiara 24 ore complessive di autonomia ricaricandoli più volte nella custodia, fino a 4,5 ore di ascolto con una sola carica, 60 minuti di audio supplementari con appena 300 secondi a riposo nel loro scatolotto. Non male se c’è da fare una chiamata imminente e sono andati ko. Le variabili per determinare l’effettiva durata sono tante, comunque le premesse paiono notevoli e dunque è improbabile rimangano presto a corto di fiato. Cupertino non ha raggiunto questo traguardo creando un alloggiamento di dimensioni sovrabbondanti. Quella delle AirPods Pro ha infatti il medesimo spessore della custodia degli AirPods tradizionali, si presenta più bassa e un filo più larga. Davvero poco: ha giusto un mezzo centimetro di lunghezza supplementare, come l’immagine qui sotto aiuterà a comprendere.

Confronto-AirPods

La custodia degli AirPods tradizionali a confronto con i Pro – Credits: Courtesy of VHK

Non solo iOS

Durante il briefing di presentazione riservato alla stampa, Apple ha ricordato che gli AirPods sono gli auricolari senza fili più venduti al mondo. In realtà, svettano tra le cuffie wireless in generale. Significa che, oltre a uno zoccolo duro di utenti iOS, hanno una vasta platea di utilizzatori Android. La buona notizia è che anche loro possono avere accesso alle principali modalità del prodotto. Senza fare tap, ovvero picchiettare sulla loro superficie come avviene nei modelli della concorrenza (per esempio gli ultimi arrivati in casa Sony, che vi abbiamo raccontato qui), ma interagendo con la piccola incavatura che hanno nella parte bassa. Strizzandola, pizzicandola, stringendola con i polpastrelli – scegliete voi l’espressione che funziona meglio – si passa dalla cancellazione del rumore attiva a quella spenta, fino all’amplificazione dei suoni ambientali. All’inizio la dinamica è un po’ respingente, ma ci si abitua in fretta. Inoltre, con un pizzicotto meno prolungato, corto, si mette un brano in pausa (lo stesso effetto che si ottiene sfilandosi le cuffie dall’orecchio: sì, anche questo va su Android), con due pizzicotti si passa a quello successivo. Insomma, esperienza completa garantita su ogni piattaforma. E, soprattutto, silenzio garantito.

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