Sicurezza

Vodafone Italia ha trovato falle negli apparati di rete di Huawei

La divisione italiana aveva individuato vulnerabilità già nel 2011, poi risolte, ma adesso tutto l'asse sul 5G della cinese potrebbe incrinarsi

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Antonino Caffo

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Da oltre un anno, il governo degli Stati Uniti punta il dito contro le apparecchiature di rete di Huawei. Il motivo? Secondo Washington, consigliato dalle agenzie di ricerca e sicurezza a stelle e strisce, gli strumenti che permettono la circolazione dei dati negli States, contengono delle vulnerabilità messe lì apposta, per consentire tecniche di intercettazione da parte di Pechino.

Huawei, come del resto tante altre compagnie cinesi, è stata da sempre sponsorizzata dalla Cina, quale ariete per un nuovo movimento di marchi tecnologici in grado di farsi strada nel mercato occidentale. 

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Oggi Bloomberg ha pubblicato una notizia secondo cui le apparecchiature vendute da Huawei a Vodafone, e nella fattispecie alla compagine Vodafone Italia, contenevano cosiddette backdoor (in realtà sono falle software), riferite alle Vodafone Station. Sebbene l'operatore affermi che i problemi siano stati risolti, la rivelazione potrebbe ulteriormente danneggiare la reputazione di un importante simbolo della tecnologica made in Cina, in vista dell'armamentario 5G.

Stando a Bloomberg, le vulnerabilità avrebbero dato a Huawei la possibilità di accedere, senza alcuna autorizzazione, alla rete fissa del vettore in Italia, che fornisce servizi internet a milioni di case e aziende. Tali vulnerabilità sono state ricercate da documenti del 2009 e riscontrate a partire dal 2011 a bordo di alcuni software a bordo dei router venduti al gruppo, come parte dell'offerta da destinare poi ai consumatori. Vodafone aveva chiesto alla multinazionale di tappare i bug, ma test successivi ne mostravano la persistenza, persino in parti della rete responsabili del trasporto del traffico internet su fibre ottiche e su frequenze a banda larga. In questo caso, a cadere nella trappola sarebbero state le attività di autenticazione degli utenti.

In una dichiarazione rilasciata a Bloomberg, Vodafone ha affermato di aver lavorato con Huawei per risolvere i problemi. Non ci sono prove di una compromissione di dati ma la compagnia cinese continua a negare, come ha sempre fatto, ogni tipo di backdoor o falla voluta. Ha consolidato la sua posizione secondo cui non vi è mai stata alcuna intromissione voluta nei router o nei gateway di rete a banda larga in Italia. Nonostante il caso, secondo Bloomberg pare che Vodafone abbia voluto continuare a servirsi di Huawei per i costi contenuti delle apparecchiature.

Questo il comunicato rilasciato da Huawei: «Eravamo stati informati delle vulnerabilità riscontrate tra il 2011 ed il 2012 e all’epoca avevamo adottato le dovute misure correttive. La vulnerabilità dei software rappresenta una sfida per l’intero settore. Come ogni fornitore di ICT, disponiamo di un sistema consolidato di rilevazione e risoluzione dei problemi che, una volta identificati, ci permette di lavorare a stretto contatto con i nostri partner per intraprendere l'azione risolutiva più appropriata».

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