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Sicurezza

Telegram è il principale mercato delle armi in Siria

La chat crittografata è diventata il punto di incontro preferito dai ribelli siriani, che dopo lo stop degli USA si sono ritrovati senza munizioni

A luglio di quest’anno, Donald Trump ha bloccato ogni sorta di rifornimento ai ribelli siriani. Qualche settimana dopo, la Gran Bretagna ha fermato l’addestramento delle milizie anti-Assad, di fatto lasciandole da sole con il proprio destino. Con le due potenze ritirate, il gruppo di guerriglieri contro il regime si è ritrovato con munizioni e armi limitate e senza l’appoggio dell’artiglieria.

Le chat come mercatino

E qui è arrivato Telegram. La famosa piattaforma di chat è diventata luogo privilegiato dove far incontrare l’offerta e la domanda di pistole, fucili, proiettili, persino droni e piccoli cingolati, da usare durante le offensive nei territori occupati in Medio Oriente.

Da dove provengono tali oggetti? Principalmente dal passamano tra altri gruppi armati ma anche da scorte incontrollate provenienti dagli Stati Uniti tramite i programmi attivati negli anni di Obama. 

Mai come negli ultimi mesi Telegram aveva acquisto una tale importanza per i miliziani perché mai avevano sentito il bisogno di rifornirsi in autonomia di armamenti, quando era compito degli alleati distribuirne in lungo e in largo.

Migliaia di compravendite

Come testimonia un reportage di Foreign Police, Telegram, con il suo utilizzo della crittografia è lo strumento migliore per portare avanti affari del genere in Siria, senza il rischio di essere intercettati e scoperti. Sono decine i canali, raggiungibili pubblicamente (basta conoscerne l’indirizzo), che offrono merce leggera e pesante e che hanno già portato a termine transazioni con oltre 5.000 utenti, principalmente dislocati nel nordest del paese. Ovviamente i prodotti sono sovraprezzati, ma non si può di certo aspettarsi di meglio per oggetti così rari da quelle parti.

Un mercatino in due mosse

Più il report del sito con sede a Washington viene letto, più gli amministratori delle chat le chiudono, aprendone tempestivamente delle altre, magari cambiando nome, logo e descrizione, per proseguire il loro business il più possibile, prima di trasferire di nuovo tutto su canali diversi. Del resto come sui ben più famosi eBay e Subito, basta davvero poco per mettersi d’accordo con il venditore e concludere la transazione nel giro di qualche ora, in Bitcoin possibilmente, anch’essi non tracciabili.

Chi sono i ribelli

Nonostante le forniture di USA e Regno Unito fossero indirizzate ai ribelli anti-Assad ma pure anti-Isis, in un mercato aperto, come quello siriano, le armi in vendita su Telegram spesso finiscono nelle mani dello Stato Islamico che, seppur in ritirata in molte zone, rappresenta sempre una minaccia dentro e fuori il paese.

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Uno screenshot di una chat di vendita armi in Siria – Credits: foreignpolicy

Gli oggetti più ricercati

Attualmente il supermarket dell’incognito vanta un’offerta senza precedenti in quanto ad armi e accessori di guerriglia: dalle cinture porta-bombe ai fucili d’assalto, elicotteri telecomandati, veicoli scudo, cannocchiali termici, mine anti-carrarmato e centinaia di altri gingilli per il perfetto combattente. Basta entrare in un canale, visualizzare foto e dettagli e contattare l’inserzionista, così come si farebbe su qualsiasi altro sito web.

Cosa fa Telegram

A essere onesti, il servizio di chat lavora da sempre per espellere gestori di canali e utenti che mettono in opera azioni illecite. Molte stanze di messaggistica sono state chiuse direttamente dal team di sicurezza che forse non lo ammetterà mai, ma fa un’enorme fatica a scovare contenuti illegali sulla sua piattaforma, visto il successo che ha avuto e la particolare tecnologia su cui si basa, quella crittografica appunto, che rende impossibile (o meglio, molto difficile) risalire alla vera identità di ogni account e ai post scambiati privatamente, soprattutto se impostati in modalità auto-eliminazione, cioè visibili dai partecipanti (e da Telegram se solo volesse forzare l’ottenimento delle chiavi di sicurezza) solo per un certo periodo di tempo, da 1 secondo a 1 settimana.

Problema crittografico

Così come Tor, anche Telegram ha creato un dibattito molto acceso circa il beneficio di usare applicazioni estremamente cautelative della privacy, che da un lato proteggono la vita di informatori, attivisti, giornalisti, ma dall’altro favoriscono il proliferare di comportamenti ben poco etici, anzi distruttivi.

L’ago della bilancia è quanto mai sensibile e capace di cambiare repentinamente lato: dalla parte dell’anonimato o da quello della sicurezza globale. Il problema non è sicuramente solo Telegram: fin quando le milizie avranno necessità di ottenere armi sfrutteranno con ogni mezzo internet per accaparrarsele, che si tratti di una chat protetta o di un messaggio su Messenger.

La chat segreta fa comodo a tutti

La sensazione è che se nel recente passato il governo siriano si sia mostrato molto abile nel censurare la parte più accessibile della rete social, come Facebook e Twitter, oggi è molto più leggero nell’approcciare in maniera critica metodologie di comunicazione differenti, che facilitano i contatti tra i ribelli ma pure quelli tra i politici di Damasco.

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