Sony: dopo l'attacco hacker arrivano le minacce

Gli hacker Guardian of Peace non si sono limitati a rubare dati sensibili: hanno inviato una e-mail intimidatoria a tutti i dipendenti della Sony

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– Credits: Kazuhiro Nogi/AFP/Getty Images

Marina Jonna

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L'attacco da parte degli hacker alla Sony appare sempre più inquietante: i pirati informatici del gruppo #GOP (Guardians Of Peace) che avevano rubato migliaia di dati sensibili (e-mail, carte di credito, indirizzi, numeri di previdenza) dei dipendenti della multinazionale, non si sono accontentati.
Hanno inviato un'e-mail inquietante a tutti gli impiegati dove richiedevano di "dissociarsi” dalla Sony, minacciando non solo l'incolumità loro ma anche quella delle loro famiglie.
E il comunicato era firmato dal capo del GOP.

I sospetti dell'FBI sull'identità di questi hacker, al momento, è quella che questi attacchi arrivino dagli esperti informatici della Corea del Nord, in seguito all'uscita della pellicola The Interview, la cui trama è quella di cercare di uccidere il leader di Pyongyang, Kim Jong Un. Il Ministero degli Esteri nordcoreano l'aveva infatti bollato come «un evidente atto di terrorismo e di guerra», e che «se l'amministrazione Usa sarà connivente e patrocinerà la proiezione del film, saranno prese contromisure forti e spietate».

"Un attacco senza precedenti”, lo ha definito l'amministratore delegato della Sony Michael Lynton. Diverso perché in genere gli attacchi informatici mirano a ottenere soldi, sfruttando i dati sensibili ottenuti per prosciugare conti correnti.

In questo caso no, la cosa appare più profonda e complessa. E anche più allarmante.

Nel messaggio arrivato via e-mail ai dipendenti si legge: “Se pensate che questa crisi passerà, dopo qualche tempo, vi ingannate. Ogni speranza vi abbandonerà e la Sony Pictures cadrà a pezzi”.

A leggere questo comunicato si scorge la matrice democratica della Corea del Nord.
Difficile possa essere solo un caso.


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