Sealand: riecco la micronazione, sull'onda del datagate
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Sealand: riecco la micronazione, sull'onda del datagate

La NSA vi spia? Mettete i dati al sicuro, nel bizzarro Principato di Sealand

Il Principato di Sealand - micronazione non riconosciuta dalla comunità internazionale, fondata da Paddy Roy Bates nel 1967 su un'ex fortezza militare al largo delle coste inglesi - cavalca, in tutti i sensi, l'onda del datagate.

Già, perché attorno alla vetusta installazione marittima piazzata di fronte all'estuario del Tamigi, ruota nuovamente un circo mediatico scatenato dalla possibilità di trasformare Sealand nel luogo perfetto per conservare i propri dati in sicurezza.

Il forte - Roughs Fort, in origine - ha avuto molte vite: installazione militare nata nel 1942 e abbandonata dopo la guerra; oggetto delle mire espansionistiche degli operatori delle stazioni radio pirata britanniche negli anni '60; base per il bizzarro Principato della famiglia Bates dal 1967. Nel 2000 l'incarnazione più recente: Sealand si lancia nel futuro proponendosi come posto sicuro dove ospitare server e dati, guadagnandosi un'apparizione sulla copertina di Wired.

A questo punto la piattaforma diventa di interesse per hacker, appassionati di informatica, pirati veri e propri o businessmen con modelli di distribuzione di contenuti digitali - musica e film in testa - che potrebbero portare a problemi legali con le case produttrici. Ma l'avventura di HavenCo, la società fondata per essere una sorta di provider con base a Sealand, fallisce miseramente i suoi obiettivi nel giro di un paio d'anni, per essere chiusa definitivamente nel 2008. La stessa Sealand viene messa in vendita, ma non trova un acquirente.

Poi, un'inversione di tendenza: un rilancio del Principato, anche se non in grande stile. Vendita di souvenir sul sito ufficiale; una presenza regolare su Facebook: Sealand comincia a rifarsi un'immagine. Probabilmente, è il segno dell'arrivo della nuova generazione: passato a miglior vita l'avventuriero Roy nel 2012, e con il figlio Michael al timone ma sempre meno sotto i riflettori, i "principi" James e Liam prendono le redini del progetto.

E nel 2013 arriva una nuova Havenco  (la "c" del nome è diventata minuscola) col lancio di servizi cloud, web proxy e VPN a basso costo (a partire da 60 dollari l'anno) con server diffusi in Europa e Stati Uniti ma con le "chiavi" di decodifica conservate su Sealand e prossimamente anche "cold data storage", ossia copie fisiche di sicurezza su hard-disk anch'essi conservati nel forte: un progetto diverso da quello della Havenco originale.

Che nelle ultime settimane, dopo le note vicende legate al datagate americano, viene improvvisamente a riportare Sealand all'attenzione dei media: la vetusta piattaforma sarà dunque il modo migliore per rifugiarsi dagli spioni della NSA ? Se lo chiedono in molti.

Per chi ha seguito da tempo le vicende legate alla micronazione, qualche dubbio rimane: diversi fantasiosi progetti proposti per Sealand dalla famiglia Bates o da altri nel corso degli anni sono spesso finiti con un nulla di fatto: dalla coltivazione di piante all'apertura di un casinò in acque internazionali, dall'ospitare un server Napster fino al ventilato acquisto da parte degli svedesi di The Pirate Bay.

Auguriamoci che sia la volta buona, per un luogo e una struttura che sembrano più adatti a un film o a un romanzo cyberpunk che all'Europa dei nostri tempi.

James Bates, che il mese prossimo convolerà a giuste nozze - il primo "royal wedding" della storia della piattaforma  - sembra coinvolto direttamente e seriamente interessato a portare avanti il progetto, a differenza di quanto avvenne con suo padre Michael anni addietro. Con lui c'è Avi Freedman, uno dei partner della HavenCo originale.

Successo o fiasco annunciato, sarà comunque qualcosa di spettacolare. In perfetto stile Sealand.

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