Sicurezza

Perché gli Usa invitano gli alleati a diffidare di Huawei

Pericolo hacking di stato secondo il Wall Street Journal. L’azienda si difende: “Il comportamento del governo va oltre la propria giurisdizione”

Huawei Mate 20 Lite

Antonino Caffo

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Il pressing adesso si fa pesante. Il Dipartimento di Sicurezza del governo degli Stati Uniti ha formalmente chiesto agli alleati, Italia compresa, di non utilizzare dispositivi di Huawei. Il rischio secondo Washington è, come abbiamo riportato più di una volta, quello di semplificare un monitoraggio dei dati e delle informazioni digitali di ciascun individuo, tutto a beneficio delle strategie di Pechino.

Cosa è successo

Stando al Wall Street Journal, che ha riportato per primo la notizia, gli organi di controllo della Casa Bianca sono sempre più convinti che Huawei, una multinazionale in ascesa oramai da anni nel panorama hi-tech, sia legata con le operazioni di spionaggio della Cina. Per questo, sono stati allertati soprattutto le agenzie di sicurezza in Germania, Italia e Giappone.

I funzionari dell'amministrazione Trump avrebbero ottenuto altre evidenze del coinvolgimento di Huawei nel supportare le attività di violazione cibernetica della Cina in giro per il mondo. Una preoccupazione che aveva già coinvolto i paesi dei Five Eyes, ovvero quelli che condividono con gli Stati Uniti le indagini di Intelligence.

Indizi globali

A Canberra, ad esempio, le autorità australiane sono giunte alla conclusione che se c’è qualche dubbio circa l’uso di smartphone e infrastrutture della compagnia di Shenzen, allora meglio non rischiare e affidarsi ad altri fornitori. In maniera simile proprio la Germania sta pensando a bloccare la costruzione del network 5G di Huawei e ZTE tra i confini, due aziende che hanno fondato il loro successo economico sulla parte di realizzazione di reti di comunicazione e solo dopo si sono lanciate nel settore della telefonia mobile.

Oggi il gigante, fondato da Ren Zhengfei, un ex ufficiale dell'Esercito popolare di liberazione, è al numero due della classifica tra i principali produttori di smartphone a livello globale, dopo Samsung e prima di Apple.

Incentivi agli alleati

Per convincere le nazioni amiche a limitare la diffusione di Huawei nella vita di tutti i giorni dei cittadini, il governo statunitense potrebbe addirittura offrire incentivi finanziari agli alleati. Del resto, la battaglia al dragone rosso ha già causato un aumento delle tasse sulle importazioni cinesi, oltre che un rafforzamento delle regole sugli investimenti esteri, indirizzati soprattuto ad avviare business occidentale in Oriente.

La risposta di Huawei

Un portavoce della compagnia ha dichiarato: "I prodotti e le soluzioni Huawei sono ampiamente utilizzati in più di 170 Paesi in tutto il mondo, servendo 46 dei primi 50 operatori mondiali, aziende che fanno parte della lista di Fortune 500 e centinaia di milioni di consumatori. Molte imprese e consumatori scelgono Huawei perché si fidano completamente e riconoscono il valore che offriamo. Siamo sorpresi dalla presa di posizione del governo statunitense".

"Se il comportamento di un organo istituzionale si estende oltre la propria giurisdizione, beh, tale attività non dovrebbe essere incoraggiata. Sappiamo che i propri partner e i clienti faranno la scelta giusta d’ora in poi. Dal canto nostro, continueremo a servire gli utenti con le nostre soluzioni innovative”.

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