Sicurezza

Il cyber monitoraggio di Israele per colpire i dissidenti

Le software house nazionali vendono i loro programmi alle dittature di mezzo mondo per perseguitare le minoranze sociali. Il report di Haaretz

corea del nord hacker

Antonino Caffo

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Il portale israeliano Haaretz ha pubblicato un report molto dettagliato, che mette in luce le attività di varie aziende nazionali a favore delle dittature in giro per il mondo.

Secondo il sito, le più importanti software house del paese, riconosciuto come culla del cyber spionaggio a livello globale, lavorerebbero per semplificare le operazioni di violazione della privacy ai danni di cittadini considerati minoranze sociali, per motivi politici, religiosi e sessuali.

Cosa dice il reportage

L’indagine è frutto di centinaia di conversazioni, tenute con ex dipendenti di aziende tecnologiche israeliane. Nei racconti di chi ha vissuto in prima persona accordi e procedure commerciali, c’è la vendita di spyware a governi stranieri, continuate anche dopo le evidenze dell’utilizzo di questi ultimi a scopo repressivo.

Quello che fa uno spyware è insediarsi nei computer o dispositivi mobili per tracciare ogni movimento compiuto su internet: dai siti web visitati alle email scambiate, coordinate del GPS e altre informazioni sensibili. Con tecniche del genere, le nazioni con uno scarso grado di democrazia sono riuscite a monitorare le preferenze di milioni di individui, etichettandole, perseguendole e spesso obbligandole a lasciare i propri confini.

Repressione digitale

Dissidenti politici, minoranze etniche, religiose e ragazzi legati a comunità LGBT sono stati individuati e “persuasi” ad andarsene all’estero, per evitare conseguenze peggiori, sia nei loro confronti che in quelli della famiglia. Può capitare che le software house non sapessero effettivamente lo scopo ultimo dell’acquisto delle proprie piattaforme, ma poteva immaginarlo.

“Non puoi vendere a qualcuno una Mercedes e dirgli di stare dentro i 100 chilometri all’ora" - ha detto uno specialista del gruppo NSO a Haaretz. Si tratta della compagnia che ha realizzato Pegasus, uno degli spyware più diffusi sugli “app store” cyber. I prodotti di NSO sono stati utilizzati da varie forze dell’ordine per prevenire crimini e suicidi, con arresti, appurati, per traffico di droga e rapimenti.

Il punto è: queste tecnologie, per loro natura, possono andare ben oltre il fine prefissato. Riguardando attività che, per forza di cose, necessitano di entrare nel vissuto quotidiano, il confine tra lo spyware usato a fin di bene e quello utile a intercettare dissidenti e omosessuali per minacciarli e cacciarli è molto breve.

Contro i diritti umani

Il rapporto di Haaretz suggerisce che le ditte israeliane potrebbero essere complici delle violazioni dei diritti umani commesse dai governi acquirenti. Il motivo è molto semplice: quando il software viene venduto, porta con sé anche l’acquisizione di licenze e di un certo numero di sessioni di formazione, a meno che il cliente non chieda per esplicito di non voler fruire del servizio.

"Insegno ai tirocinanti stranieri quali sono le capacità del sistema e dopo poco cominciano a mettere sotto controllo chi vogliono, per motivi trascurabili - continua una della fonte -  magari chi ha postato qualcosa contro il governo, chi si lamenta per i prezzi degli alimenti, chi condivide hashtag dissidenti. In un attimo entrano nella lista degli intercettati”.

Gli esempi concreti

A quanto pare, la tecnologia spyware sarebbe stata utilizzata in Indonesia contro una figura pubblica non musulmana accusata di eresia, mentre in Azerbaigian per opprimere i cittadini LGBTQ. Nel 2014, dozzine di israeliani, molti dei quali ex membri dell’intelligence militare, hanno dichiarato pubblicamente di aver preso parte a operazioni di spionaggio contro i palestinesi, affermando che molti programmi venivano usati a scopo di persecuzione politica e per creare divisioni all'interno della società palestinese. In modo particolare, le milizie avrebbero reclutato civili minacciandoli di rivelare in pubblico il loro orientamento sessuale, così da convincerli a spiare i loro vicini.

La potenza di Israele

Haaretz non usa mezzi termini: gli spyware di Israele sono serviti ad almeno 130 paesi per i loro obiettivi repressivi. La maggior parte delle società di sorveglianza al mondo si trovano in quelle zone dove, secondo un rapporto parlamentare del 2014, il governo spinge periodicamente per la vendita di software spia, così da mantenere alto il commercio e il business delle compagnie. Da parte sua, l’esercito afferma di supervisionare le esportazioni secondo le convenzioni e gli standard internazionali ma sono decine i clienti statali già sul libro paga di organizzazioni come il gruppo NSO.

Tra questi l’Etiopia, l’Indonesia e il Nicaragua ma anche il Bahrain e gli Emirati Arabi Uniti, che non hanno relazioni diplomatiche formali con Israele ma solo con le agenzie di cyber spionaggio. Agenzie la cui manodopera è talmente bassa da concorrere con le alternative locali dei paesi acquirenti. Non a caso, le ditte tecniche israeliane spesso creano società di comodo per vendere le loro merci con sede a Cipro o in paesi della costa del Mar Nero: Bulgaria, Moldova e Ucraina.

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