Sicurezza

Huawei e ZTE rischiano il ban in Germania

Come già successo negli USA, le infrastrutture 5G delle due compagnie cinesi potrebbero entrare nel mirino dell’Antitrust tedesco

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Antonino Caffo

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Il governo di Berlino sta pensando seriamente alla possibilità di vietare le strutture di telecomunicazione a marchio Huawei e ZTE nel paese. Stando a quanto riporta la Reuters, ”alti funzionari" spingono per un ban allargato, che tagli fuori dai confini le reti e i satelliti che le due compagnie utilizzeranno per implementare il network 5G, che muoverà i suoi primi passi in Europa a 2019 inoltrato.

Un divieto che, se adottato, andrebbe a incolonnarsi dietro a quelli già implementati in Australia e negli Stati Uniti e, leggendo vari report, coincidente con simili operazioni sia in Giappone che nel Regno Unito, dove la censura alle multinazionali potrebbe farsi davvero pesante.

Tra motivi e timori

“C'è una forte preoccupazione - ha detto all’agenzia di stampa un membro del parlamento, che ha preferito restare anonimo, aggiungendo -  se dipendesse da me, faremmo quanto stanno facendo gli australiani". I timori, a quanto pare, sono cresciuti dopo che i legislatori tedeschi si sono incontrati con le controparti di Canberra e New York, con cui hanno parlato del 5G, delle voci sulle interferenze di Pechino nelle dotazioni hardware di Huawei e ZTE e della necessità di preservare l’incolumità dei dati trasferiti sui dispositivi mobili di cittadini, aziende, politici.

Asta per il 5G

Eppure i dubbi restano, perché la notizia del ban arriva, guarda caso, a pochissimo dall’asta sulle frequenze del 5G in Germania, dove le telco di Shenzen potrebbero giocare un ruolo di assoluto rilievo, come partner degli operatori nazionali. Escluderle dalla corsa agli armamenti vorrebbe dire favorire le avversarie, anche le europee.

Per una volta, il Bundestag è d’accordo. Lo sono persino i verdi, che per bocca di Katharina Droege hanno affermato: “Porre un veto agli investitori da un determinato paese è l'approccio sbagliato ma dobbiamo essere in grado di esaminare i singoli casi al fine di garantire la protezione della nostra infrastruttura critica. Ciò potrebbe portare all'esclusione delle imprese cinesi dalla costruzione della rete 5G”.

Stato dittatoriale

L’emergere dei dubbi a cui la Germania fa riferimento non sono così recenti. Una vera e propria escalation, con il risultato del veto di Trump anche a prodotti di Huawei, è avvenuta dopo che, nel 2017, il governo di Pechino ha fatto passare una legge che obbliga sia le organizzazioni che i singoli a "sostenere, cooperare e collaborare al lavoro di intelligence nazionale”. Ciò affermerebbe, secondo i detrattori, un supporto continuato e altamente avanzato da parte delle compagnie hi-tech a favore delle mire della Cina.

Un timore giustificato se si pensa che una legge così onnicomprensiva, specialmente in uno stato monopartitico come la Cina senza un sistema giudiziario indipendente, possa essere utilizzata per costringere qualsiasi azienda IT operante nel paese a implementare backdoor in apparecchiature elettroniche vendute dentro e fuori confine.

Qualche prova c’è (ma non si vede)

Proprio la Reuters ricorda che Canberra aveva comunicato la scoperta di alcuni dipendenti di Huawei il cui compito sarebbe stato quello di trafugare codici di accesso per intrufolarsi nelle reti australiane pubbliche e private, un’affermazione non corroborata, finora almeno, da prove concrete.

Mike Burgess, direttore generale dell’Australian Signals Directorate, ha affermato che l'installazione di apparecchiature dai due fornitori potrebbe mettere a rischio non solo i sistemi di approvvigionamento idrico e di rete elettrica ma anche la sicurezza dei veicoli autonomi e dei dispositivi Internet of Things (IoT).

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