Sicurezza

Viaggi negli Usa: niente passaporto, basta la faccia

A San Jose si passano i confini con la scansione del volto: rapido e indolore. Ma c’è un problema privacy

biometria portami via

Antonino Caffo

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Chi si recherà negli Stati Uniti da questo autunno in poi potrà passare più velocemente i gate di sbarco e imbarco, grazie al riconoscimento facciale. L’Aeroporto Internazionale di San Jose-Norman Y. Mineta è infatti il primo al mondo ad aver integrato un software che scannerizza il volto dei passeggeri, sia per motivi pratici che di sicurezza.

Come funziona

Subito prima dei controlli di polizia, in prossimità dei gate, invece di perdere tempo con la verifica di passaporto e documenti, basterà guardare dritto nella webcam posta dinanzi ad ogni gabbiotto, per validare la propria identità e snellire le procedure di accertamento. Il sistema adottato dallo U.S. Customs and Border Protection, l’organo che funge da dogana negli States, non compie particolari miracoli, visto che è semplicemente un metodo per digitalizzare quanto la rete di frontiera ha già.

Dalla carta l bit

Non serve più digitare manualmente nome e cognome dei passeggeri, e qualsiasi altra informazione utile indicata nel passaporto, l’autenticazione biometrica consente agli agenti di leggere il volto di una persona e di incrociare i dati con quelli già in possesso, così da verificare la correttezza di quanto riportato sui documenti. Nella pratica: se la webcam riconosce un certo Antonio Rossi dinanzi al sensore, l’addetto non dovrà far altro che assicurarsi che la tessera contenga lo stesso riferimento visualizzato sullo schermo.

Veloce e sicuro

Il vantaggio è sia in termini di velocità che di sicurezza, perché che se falsificare un passaporto è un’operazione ancora possibile, seppur difficile per la presenza di chip e filigrane, ingannare sul proprio viso è decisamente più complicato. Il sistema funziona con i viaggiatori già schedati, mentre quelli assenti dovranno concedere l’autorizzazione alla scansione, e poi procedere con la prima registrazione. Dalla volta successiva sarà tutto molto più semplice. Stando agli amministratori dell’Aeroporto di San Jose, ad oggi l’accesso biometrico è attivo per i voli nazionali e lo sarà per quelli internazionali dall’autunno.

    scansione volto

    – Credits: CC0 Creative Commons

    Ma c’è un rischio privacy

    L’apertura dello scanner per ogni destinazione in ingresso e in uscita dalla West Coast vorrà dire che lo U.S. Customs and Border Protection otterrà nel giro di qualche mese milioni di identità digitali, finora solo testuali ma molto presto corredate pure da un’immagine. Chiunque, anche se solo per una volta nella vita, si recherà presso uno degli scali più importanti degli Stati Uniti, lascerà i propri dati biometrici alla polizia, a meno che non chieda espressamente di usare i metodi tradizionali, probabilmente con qualche ora in più nelle sale intervista, magari per spiegare cosa ha contro la nuova tecnica.

    Il potere dei big data

    Giusto o sbagliato? Per le organizzazioni in difesa della privacy, la mossa nasconde mire di spionaggio e monitoraggio dalla vasta portata. La ACLU (American Civil Liberties Union) ha affermato: “Il più grande pericolo è che questa tecnologia venga utilizzata per sistemi di sorveglianza. Ad esempio, le motorizzazioni statali dispongono di fotografie della maggior parte dei cittadini, che potrebbero essere facilmente combinate con quelle memorizzate in aeroporto, o in altri luoghi pubblici, per ricostruire gli spostamenti delle persone, anche senza un motivo apparente”.

    Inoltre, c’è una preoccupazione tecnica che ci riguarda da vicino: secondo le leggi federali, le informazioni dei cittadini americani possono essere conservate dagli archivi della dogana per un massimo di 14 giorni; quelle dei non residenti non hanno invece un termine predefinito. Ciò vuol dire che il faccione di Antonio Rossi potrebbe rimanere nei database degli yankee per anni, anche decenni. Con buona pace del gdpr.

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