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Realtà virtuale, una camomilla tecnologica per i bambini in ospedale

Negli Stati Uniti Lenovo ha dimostrato come i suoi visori Mirage, distraendoli, possano lenire le sofferenze dei piccoli degenti

Lenovo-apertura

Marco Morello

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Un ospedale, con il suo traffico di barelle e di camici bianchi, mette ansia a chiunque. La trasmette a un visitatore, figurarsi a un paziente, ancora di più se è un bambino, soprattutto se deve affrontare uno spauracchio appuntito come un ago. Qualsiasi aiuto è benvenuto, specie se riesce a portare la mente altrove, se consente di distrarsi dal dolore, dall’inevitabile carico di sofferenza, per prima cosa psicologica, che una procedura medica porta con sé. La realtà virtuale si rivela una perfetta terapia: cancella la contingenza, spalanca altri mondi possibili. Onirici, innocui, colorati, divertenti. Passaggio logico pressoché naturale è dunque adoperarla come camomilla tecnologica, come stratagemma per far rilassare i piccoli degenti anziché dover somministrare loro anestesie e altri farmaci decisamente più invasivi di una sequenza di immagini tridimensionali e interattive che scorrono all’interno di una maschera.

Già 18 mila i bambini coinvolti

A trasformare la teoria in pratica, il ragionamento in abitudine, ha provveduto Lenovo con i suoi visori Mirage e il programma Starlight Virtual Reality: li sta adoperando in vari nosocomi partner della fondazione americana Starlight Children’s per abbassare il livello di stress dei baby pazienti. Ne ha già coinvolti più di 18 mila in 310 cliniche. «A causa della natura dolorosa di procedure quali la puntura lombare, dove si utilizza un ago per aspirare liquido spinale, e in alcuni casi somministrare farmaci, ai nostri pazienti viene spesso praticata l’anestesia totale» racconta Joe Albietz, direttore medico del Child Life Children’s Hospital Colorado. «La realtà virtuale» spiega «può essere utilizzata in luogo dell’anestesia totale per aiutare i pazienti a tollerare il dolore, con un profondo impatto sulla qualità della vita dei bambini ricoverati. Vediamo ragazzi che richiedevano trattamenti sotto anestesia totale ricevere le procedure a mente serena con una somministrazione minima di farmaci». Il video qui sotto permette di farsi bene un’idea della portata e dei benefici dell’iniziativa.

Andare oltre

«Crediamo che i bambini felici guariscano prima e lo sbalorditivo impatto del programma di realtà virtuale di Starlight al Children’s Hospital Colorado conferma la nostra fiducia nel potere della tecnologia di avere un impatto positivo sull’esperienza che un bambino fa durante un ricovero» commenta Adam Garone, Ceo di Starlight Children’s Foundation. Che, avendone compreso il potenziale, ne auspica un allargamento ulteriore: «Siamo estremamente grati a tutte le parti coinvolte per il loro generoso supporto nel lavorare accanto a noi allo sviluppo di questo programma e nell’assicurare che possiamo continuare a implementarlo su una scala così grande a centinaia di migliaia di bambini in centinaia di ospedali».

Il peso virtuoso della tecnologia

Questa bella storia realizza una sensazione, conferma un’impressione che si sta radicando nella collettività. Secondo una ricerca su vasta scala realizzata da Lenovo su 15 mila persone di varie nazioni del mondo, Italia inclusa, il 47 per cento degli intervistati ritiene già che la tecnologia sia d’importanza fondamentale per trasformare la sanità del futuro. Il caso dell’incontro tra la realtà virtuale e tanti piccoli malati dimostra che non c’è bisogno di guardare lontano, che questa metamorfosi sta già avvenendo. «Mentre la tecnologia trasforma il mondo in un luogo più intelligente e meglio connesso» osserva Dilip Bhatia, vicepresidente della User and Customer Experience di Lenovo «Starlight Virtual Reality è uno di molti esempi dell’impegno di Lenovo a creare tecnologie intelligenti che trasformano la società».

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