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Perché Apple si è comprata Shazam

Un link per la vendita di musica digitale, ma anche la necessità di trovare nuove forme di interazione con gli utenti. Proprio come sta facendo Google

Shazam

Roberto Catania

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C’è una voce, all’interno dell’Universo Apple, che da qualche anno continua a crescere, ed è quella dei servizi. La categoria che comprende tutte quelle applicazioni - da App Store ad iTunes Store, da Apple Music ad Apple Pay, da AppleCare ad iCloud - che generano una qualche fonte di reddito per Cupertino ha racimolato, solo nell'ultimo trimestre, la bellezza di 8.5 miliardi di dollari, con una crescita rispetto allo stesso periodo del 2016 del 34%. Nessun altro genere di consumo sfornato dalla Mela, nemmeno il potentissimo iPhone, ha fatto meglio.

Quale sia il peso di Apple Music all’interno di questo comparto non è dato sapere - Apple, come noto, rivela solo l’aggregato di tutti i suoi software a pagamento - ma se teniamo conto che a inizio del 2015, prima cioè della nascita della sua piattaforma di streaming, i servizi generavano circa la metà dell’utile attuale (poco più di 4 miliardi e mezzo di dollari), si può ragionevolmente pensare che la musica via Internet sia una voce piuttosto trainante del portfolio della casa.

Un collegamento fra ascolto reale e ascolto digitale

Con queste premesse si può già intuire quale sia stato il motivo che ha spinto Apple a comprarsi Shazam. Il popolare servizio che “indovina” le canzoni che stiamo ascoltando rappresenta, di fatto, un complemento ideale per traghettare gli utenti dall’ascolto reale a quello digitale.

Già oggi per esempio, è possibile con un solo clic passare dai cosiddetti tag - gli identificativi del brano riconosciuto da Shazam - all’acquisto dello stesso su iTunes Store o all’ascolto via streaming su Spotify. Potendo gestire a suo piacimento i collegamenti del servizio verso il proprio ecosistema, è evidente, Apple avrà un’arma in più per invogliare gli utenti a fare shopping sul suo catalogo di contenuti digitali.

In perenne ascolto

Ma non solo. L’introduzione sul mercato di HomePad - lo speaker intelligente sviluppato per controllare la musica "a voce" e parlare con Siri da qualsiasi angolo della casa - obbliga Apple a trovare nuove forme di interazione con i suoi utenti, basate proprio sull’ascolto diretto. In questo senso Shazam può essere qualcosa di più di un semplice servizio di supporto, ma un vero e proprio super orecchio capace di riconoscere tutto ciò che transita nell’etere - dalla canzone trasmessa in radio al film in onda in Tv - per creare un link diretto con tutti i suoi supermercati dei contenuti.

Le ultime mosse compiute da Google in questo campo - su tutte l’introduzione della nuova Now Playing su Google Pixel 2 XL per l’ascolto in continuo della musica in riproduzione - sono lì a dimostrare quanto sia alta l’attenzione dei big in questo settore.

Un (altro) trampolino per la pubblicità

C’è infine un discorso pubblicitario. Shazam, come tutte le principali piattaforme software di grande successo, è (anche) un importante contenitore di inserzioni. Del resto con oltre 1 miliardo di download e circa 175 milioni di utenti mensili (fonte Bloomberg), la "Sibilla" delle canzoni rappresenta un porto sicuro per tutti quegli investitori che vogliono promuovere i propri prodotti o i propri contenuti.

La stessa Apple, nel comunicare l’esito positivo della trattativa, ha voluto sottolineare l’eccellente seguito di cui gode l’applicazione, definita "una delle app più popolari per iOS,  utilizzata da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo”.

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