Antonino Caffo

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Questo è davvero un low-cost. A 199 dollari, che in Italia diventeranno 199 euro, Oculus proporrà la sua idea di realtà virtuale per la massa, senza ingombri di fili e computer ultrapotenti a cui connettere il visore.

A differenza dei tradizionali Oculus Rift infatti, Go è un gadget indipendente, cosiddetto standalone, che funziona da solo, senza l’ausilio di dispositivi esterni, che si tratti di PC o smartphone inseriti in plancia, come i Gear VR di Samsung o i Daydream di Google.

Tutto integrato

Ciò è reso possibile dalla presenza di un processore integrato, lo Snapdragon 821, meno performante dell’835 a bordo degli smartphone attualmente in circolazione, ma totalmente dedicato al mondo virtuale, dunque quanto basta per gestire lande e mondi in 3D senza latenze o rallentamenti di sorta. Secondo le ultime notizie provenienti dagli USA, Oculus Go è pronto al debutto, probabilmente già in primavera. L’Italia sarà uno dei paesi che lo potrà ricevere alla prima ondata, come testimonia anche il sito web localizzato che ne fa da anteprima.

Di cosa si tratta

  • Nome: Oculus Go
  • Processore: Qualcomm Snapdragon 821
  • Storage: 32 o 64 GB
  • Disponibilità: primavera 2018
  • Prezzo: 199 euro
  • Extra: Controller Bluetooth integrato
  • Piattaforma: Oculus Store

Come è fatto

Esteticamente Oculus Go assomiglia ai visori della concorrenza. Stando a Facebook però (che si è comprata Oculus quattro anni fa), i materiali di costruzione permettono una vestibilità più confortevole, priva di eccessiva sudorazione e periodici appannamenti delle lenti, difetti che assalgono soprattutto il Gear VR. Staremo a vedere, intanto Go ha qualcosa che effettivamente non si è mai visto altrove: un paio di casse inserite direttamente nella fibbia, all’altezza delle orecchie, così da restituire un audio spaziale omogeneo. Non manca nemmeno un ingresso tradizionale, nel quale infilare le cuffie o gli auricolari preferiti.

Piattaforma unica

Grazie a una serie di foto pubblicate su Reddit, abbiamo scoperto la confezione di vendita del gadget. Sulla parte frontale si vedono chiaramente le applicazioni più in voga, con la dicitura della disponibilità di oltre 1.000 al lancio. Si tratta di un beneficio derivato da una piattaforma di sviluppo unica, che permette a un software creato per Oculus Rift di arrivare anche su Gear VR (realizzato proprio con la compagnia) e di conseguenza su Oculus Go, tramite lo stesso Oculus Store.

Certo, tra la qualità dei Rift e gli ultimi due c’è parecchia differenza ma qui entra in gioco il concetto di scalabilità delle performance, ossia dell’opportunità dei programmi di adattarsi a seconda dei dispositivi di destinazione.

Pensato per la massa

Quando uscirà sul mercato, Oculus Go si porrà come ibrido perfetto tra la versatilità dei Gear VR e la potenza dei Rift. Impossibile aspettarsi un’esperienza simile a quella dei visori cablati perché qui il solo Snapdragon non può realizzare ciò che permette un intero computer con CPU, scheda video e RAM al lavoro per una singola sessione virtuale.

Pensiamo a Go come un tentativo di Oculus di avvicinare un pubblico più ampio al VR, proponendo un accessorio economico e dal design futuristico, sul quale i vari Facebook, YouTube e Netflix prendono una forma diversa, forse più intrigante.

Aspettando Santa Cruz

Non è una vera rivoluzione insomma; quella arriverà con Santa Cruz, il progetto più lungimirante a cui sta lavorando Oculus. Cruz è un visore indipendente con una potenza di calcolo che va oltre il chip di Qualcomm su Go, superiore anche a quella dei Rift.

Si sa davvero poco sul prototipo che dovrebbe arrivare nelle mani dei beta tester entro la prima parte del 2018, per poi finire nei negozi prima o poi nel 2019 però, nell’idea di Facebook, non sarà una versione alternativa dei Rift ma una vera generazione successiva, un punto più alto e di riferimento per il futuro. L’obiettivo? Sostituire gli occhialini connessi al computer per aprire una nuova era dell’intrattenimento digitale, sempre più in prima persona e dannatamente realistico.

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