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Come funziona il Metodo Aranzulla per guadagnare su internet

Salvatore Aranzulla si racconta e ci svela come ha fatto in pochi anni a diventare una star del web

Il metodo Aranzulla

Eugenio Spagnuolo

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A soli 28 anni ha già messo a punto un metodo per fare business su internet: II Metodo Aranzulla, che dà anche titolo al libro pubblicato da Mondadori Electa. E se vi è mai capitato di cercare la soluzione a un problema tecnologico su Google, forse sapete già chi è Salvatore Aranzulla: il suo suo sito, che facilita il rapporto degli italiani con l’hi-tech, è il 30esimo più visitato d’Italia, il primo tra quelli che si occupano di tecnologia. Ed è così da almeno 16 anni, da quando lui, Salvatore aveva 12 anni. Sì, avete letto bene: dodici.


Nel libro Salvatore racconta la sua storia, dalla profonda Sicilia a Milano, passando per l’Università Bocconi, pagata coi primi guadagni, fino a una malattia con cui ha imparato a convivere, stoicamente, e che oggi gli fa da campanello d’allarme antistress. Ma Il Metodo Aranzulla è soprattutto un libro di buoni consigli, per chi vuole fare impresa sul web. «Non ci guadagno coi libri» - ammette. «Ma mi piaceva l’idea di lasciare qualcosa agli altri: la situazione di molti miei coetanei non è favorevole, così mi sono detto che era il caso di provare a schematizzare ciò che mi ha consentito di avere successo con aranzulla.it, perché potesse essere utile».

Quando è iniziato tutto? Lei è molto giovane…
«Nel 2000, avevo 10 anni. Un giorno andai coi miei a fare spese e piangendo riuscì a convincerli a comprarmi il PC. Ci misi un po’ a capire come funzionava, usandolo ogni giorno metodicamente dopo aver fatto i compiti. E cercavo di risolvere i problemi. Così nel giro di un paio di anni diventai esperto e i miei amici cominciarono a invitarmi a casa loro per risolvere i loro di problemi. Ma c’era un ostacolo…».

Quale?
«Sono assai pigro: alla decima persona che mi chiedeva come configurare la stampante decisi di trascrivere la soluzione su un documento word, così quando qualcuno mi chiedeva assistenza gli stampavo la soluzione. E potevo starmene a casa a fare i compiti».

Si aspettava il successo?
«Ma proprio no, mi creda. Era tutto pensato solo per evitare di uscire di casa. Riuscirei a vivere su un divano per sempre se avessi chi mi fa la spesa».

E il sito, che oggi è uno dei più vistati d’Italia come nasce?
«Dopo qualche anno decisi di pubblicare le mie soluzioni in uno spazio che poi sarebbe diventato Aranzulla.it. Oggi è tra i 30 siti più visitati e il primo sito di hi-tech in Italia con una quota del 40%: 4 italiani su 10 che cercano contenuti di tecnologia e informatica approdano su Aranzulla.it».

E qui veniamo alla questione fondamentale: l’informazione al tempo di Google. Lei è considerato una mago della Seo (le tecniche per far apparire un contenuto nelle prime posizioni nei motori di ricerca, ndr). Il suo sito è sempre primo: ma come si fa? Se per esempio dovesse titolare quest’intervista per farle scalare Google, come la titolerebbe?
«Nel modo più semplice possibile: Salvatore Aranzulla, chi è e che cosa fa. Risponde alle domande che possono farsi le persone. Quando si pensa come scrivere per i motori di ricerca, bisogna tenere in mente ciò che le persone chiedono a Google».

Ci sarà un trucco per fare breccia in Google…
«Sembrerà strano, ma tutti gli accorgimenti hanno meno valore di quanto si pensi. Col tempo mi sono reso conto che anche gli aspetti tecnici del sito vengono quasi in secondo piano. Vince su tutto un contenuto di altissima qualità, che risponda alle richieste dei lettori/utenti».

Cosa dovrebbe fare chi ha un progetto adatto al web e inizia oggi?
«Nel libro spiego i punti chiave: cercare un tema non inflazionato e lavorare su quello. Oggi è pieno di siti che si occupano di tecnologia e cucina dunque in quei settori sarebbe difficile scalzare i siti più indicizzati e famosi. Poi bisogna chiedersi: come faccio a farci i soldi? È fondamentale la sostenibilità economica di un progetto sin dal primo momento. Ho visto tante buone idee naufragare perché non stavano in piedi dal punto di vista economico…».

Ecco, appunto. Come si fanno i soldi?
«Il primo metodo è la pubblicità in tema con ciò che pubblichiamo. Poi ci sono le affiliazioni: consigli dei prodotti e ti viene riconosciuta una percentuale. Aranzulla.it contribuisce a far vendere 10 milioni di euro di prodotti ogni anno. E le aziende ci riconoscono una percentuale.
Infine si può guadagnare sul web con dei progetti speciali: si diventa testimonial di un brand, si partecipa a eventi e si producono contenuti redazionali ad hoc per un cliente. Ma la cosa importante è capire quali di questi tre metodi è più adatto al nostro progetto. Se voleste aprire un sito di cucina, per esempio, la pubblicità non vi porterebbe molti soldi, ma le sponsorizzazioni si».

Ma vale per tutti i mezzi o aveva ragione McLuhan a dire che il mezzo è il messaggio?
«Sì, ogni fonte di traffico su internet richiede una diversa tipologia di contenuti. Se voglio ottenere visite dai motori di ricerca o dai social dovrò pensare contenuti diversi. Infine l’ultima cosa: tenete il vostro sito in salute, sicuro dal punto di vista tecnico e curatelo con costanza».

Tutti dicono che questa per il web è l’epoca dei video. Non leggiamo più, guardiamo.
«Non sono d’accordo. E infatti di video sul mio sito per ora non ce ne sono. Lo ripeto: tutto dipende dalla tipologia di contenuto. Una video-ricetta va bene, ma non tutto funziona in video: un filmato che ti spiega come configurare l’iPhone, tanto per dire, non avrebbe senso. Meglio il contenuto testuale in quel caso, lo leggi e segui le indicazioni in modo facile».

Come si capisce cosa chiede la rete? E quanto ci vuole per cominciare a vedere i risultati?
«Per cominciare a vedere risultati sono necessari almeno 3 anni. Non è immediato. Nel libro indico alcuni strumenti utili per capire se un argomento suscita interesse e se possiamo competere con chi se ne occupa già. Noi di Aranzulla.it per esempio abbiamo rinunciato all’idea di tradurre il sito in inglese perché c’erano siti simili, che presentavano quote di mercato irraggiungibili. Sul mercato portoghese c’era più spazio ma non tornavano i conti, così abbiamo deciso di continuare a concentrarci sul mercato italiano».

Quante persone lavorano ad Aranzulla.it?
«Sulla parte editoriale ho 8 collaboratori esterni, fedeli a un manuale interno di stile. L’idea di fondo è che ciò che viene pubblicato sia comprensibile anche da un ragazzino di 12 anni. E poi siamo inflessibili con la pubblicità: non abbiamo un rapporto diretto con gli inserzionisti. Ci teniamo a essere indipendenti e mantenere la qualità dei contenuti».

È giovane. Quindi, devo chiederglielo: progetti per il futuro?
«Voglio continuare a risolvere problemi che gli italiani hanno con la tecnologia. Sto cercando di affiancare questo ad altre attività, come gli Aranzulla Day, eventi nei quali spiego il mio metodo. Oggi proprio è andato sold-out quello di Roma, con due mesi di anticipo, e penso ne faremo un altro nel 2019. E poi i libri dove cerco di trasmettere il mio metodo: è il modo per rendere accessibili a tutti le cose che so».

Lei è del profondo sud, terra di speranze e disoccupazione: che consigli darebbe ai suoi coetanei alla ricerca di un lavoro?
«Ho sempre avuto un approccio più imprenditoriale. Non ho mai cercato di lavorare per conto di altri, ma di mettermi in gioco. È così dai tempi dell’Università: i miei non potevano pagarmi gli studi, così investì i guadagni del mio sito in un trasferimento a Milano per studiare alla Bocconi. Ma mi rendo conto che non tutti la pensano così e lo capisco».

Una curiosità: che ne pensa degli instagrammer e degli influencer?
«Continuo a non capire che fine faranno: sono persone che vivono di sponsorizzazioni perché pubblicano foto su Instagram. Non penso che possa durare. Uno studio recente di Bloomberg ci dice che non è tutt’oro quel che luccica e la maggior parte degli Youtuber vive sotto la soglia di povertà.
Il punto chiave è cercare di crearsi una professione che abbia un senso. La mia idea sarà banale, ma non è campata in aria: offrire risposte a chi ha un problema con la tecnologia. E questo ha funzionato in termini economici. Quest’anno il sito compie 16 anni».

Un fenomeno
«La verità è che non esistono situazioni miracolose. Ci vuole tanta costanza. Internet ci dà delle opportunità a costo zero, ma bisogna stare coi piedi per terra. Cercare di trovare un problema e affrontarlo».

Anche Steve Jobs è incappato in molti fallimenti prima dell’iPhone. Le è mai capitato che qualcosa non andasse bene?
«Capita e come! Facciamo tanti esperimenti dal punto di vista tecnico ed editoriale su Aranzulla.it. E su 10 idee che lanciamo 7 non funzionano. Ma quelle che tre che restano vengono consolidate e ci danno soddisfazioni. L'ho detto, l’importante è perseverare».

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