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Dal vino alle borse: ecco il Made in Italy che piace agli stranieri

Food, Turismo, Moda e Design dominano la classifica delle ricerche online internazionali sul Made In Italy. Ma le aziende tricolori possono fare di più

Borse Made in Italy

Roberto Catania

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Vino, borse e scarpe: sono questi i prodotti italiani più cercati dagli stranieri sul Web. A sottoscriverlo una ricerca sulla percezione del Made in Italy nel mondo condotta da 3rdPlace, società di tecnologie data-driven fondata nel 2010 da un gruppo di ex manager di Google Italia.

La survey si è basata su un ingente lavoro di raccolta e analisi dei dati provenienti delle principali fonti web - motori di ricerca, quindi, ma anche social network, forum, blog e portali di e-commerce - nel triennio 2015-2018. I risultati di questo spaccato, presentati durante la giornata di celebrazioni per i 10 anni di Milano Fashion Library, mostrano tre tendenze su tutte:

  • L’interesse dell’utenza internazionale verso il Made In Italy cresce del 20% anno su anno, a testimonianza del valore del canale digitale per il business tricolore.

  • Circa il 70% dell’interesse espresso dagli utenti online arriva da tre aree geografiche: America, Europa, Asia e Russia.

  • Oltre il 50 delle conversazioni e ricerche in rete sul Made in Italy è associato al food & wine e al turismo, settori dove l’eccellenza italiana è riconosciuta nel mondo. A seguire moda (20 %) e design (8%), più staccati a livello di numeri ma con il maggior trend di crescita negli ultimi 3 anni,

L'interesse per il Made In Italy? Non è solo questione di qualità

Piuttosto interessanti anche le indicazioni provenienti dal cosiddetto sentiment della rete: secondo 3rdPlace, i valori che vengono più spesso associati al Made In Italy non sono solo quelli della qualità, della creatività e dell’artigianalità, ma anche aspetti più emozionali, come l’esperienza, la storia e un modello di vita che all’estero è oggetto di emulazione.

Su questo fronte è importante sottolineare l’approccio utilizzato dagli utenti stranieri lungo tutta la catena del valore: il 58% richiede informazioni in ottica di un acquisto futuro, mentre il 42% punta a condividere la propria esperienza post-acquisto.

Ma la presenza attiva dei brand italiani è ancora carente

Dai dati emerge che la difficoltà principale delle aziende tricolori nel rispondere alla domanda digitale consiste nel riuscire a presidiare una molteplicità di piattaforme con caratteristiche e logiche profondamente diverse, si pensi ad esempio alle differenze fra le chat e i social network presenti in Europa rispetto a quelli cinesi.

Altra emergenza da risolvere resta quella dell’ottimizzazione sui motori di ricerca: i risultati di ricerca relativi alla keyword "Italian shoes" (scarpe italiane) su Google USA hanno rivelato che solo 2 risultati organici su 10 nella prima pagina si riferiscono a properties digitali di brand italiani. Mentre, tra gli annunci sponsorizzati non risulta nessun brand italiano. E risultati simili si ottengono analizzando chiavi di ricerca relative ai comparti del Food&Wine e del Design.

Costruire una vera alternativa ad Amazon

Sono risultati che dovrebbero indurre le aziende italiane a definire un piano dettagliato in cui focalizzare servizi e priorità d’azione, chiosa 3rd Place, sfruttando l’analisi del dato come punto di partenza obbligato. In rete spesso non c’è risposta se non da parte dei grandi brand o operatori internazionali, Amazon in testa.

“Queste prime evidenze forniscono interessanti indicazioni. In primo luogo, le aziende italiane intenzionate a espandere la propria brand awareness non possono permettersi di sottovalutare mercati come la Cina e la Russia con un’adeguata strategia che tenga conto della lingua e della specificità delle piattaforme", afferma Fabrizio Milano d’Aragona, cofondatore & CEO di 3rdPLACE. "Rispetto ai comparti, invece, è necessario sfruttare ulteriormente il trend di crescita di Design e Fashion con strategie complete di digital marketing e advertising".

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