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La morte della radio FM

La modulazione di frequenza è una tecnologia superata, si passa al DAB. Ma in Italia ci vorrà ancora tempo

Indian radio-repairman Nemuri Krishna ch

Roberto Catania

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La radio FM ha i giorni contati. Le nuove tecnologie, e in particolare il Digital Audio Broadcasting (meglio conosciuto come DAB), sono pronte a dare la spallata definitiva alla cosiddetta modulazione di frequenza. Sarà la Norvegia il primo Paese a fare il grande passo: fra meno di due anni, l’11 gennaio del 2017, le stazioni che oggi trasmettono ancora in FM dovranno obbligatoriamente effettuare il switch-off al digitale.

Una decisione, quella del governo scandinavo, che risponde a logiche di diffusione del mezzo: ad oggi - fa notare Geeksandbeats - circa il 99,5% dell'area del Paese è coperta dal segnale DAB, con il 92% di emittenti commerciali, e oltre il 50% di quelle statali, che già trasmettono in digitale.

L’esempio della Norvegia potrebbe essere presto seguito da altri Paesi, e in particolare dal Regno Unito, per il quale già si parla di un switch-off fra il 2017 e il 2022. Più complicata la situazione in Italia. Nel nostro Paese, la copertura DAB è assicurata dalla RAI e dai grandi network nazionali limitatamente ad alcune aree del territorio. Stante così le cose, viene pertanto difficile pensare a un passaggio di consegne in tempi brevi.

Il Digital Audio Broadcasting (DAB), lo ricordiamo, è un sistema di radiodiffusione digitale che permette la trasmissione di programmi radiofonici con qualità paragonabile a quella di un compact disc. Fra i vantaggi della tecnologia rispetto all’analogico c’è anche un'incidenza minore delle interferenze sul segnale, la possibilità di effettuare la ricerca automatica della stazione in funzione della posizione del ricevente e la cosiddetta “multiplazione del segnale”, ovvero la possibilità di sfruttare un unico canale per effettuare trasmissioni multiple.

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