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Perché Wikipedia contesta la nuova direttiva sul copyright

La popolare enciclopedia online si oscura per protestare contro la proposta di riforma della legge sul diritto d’autore. Ecco spiegati i motivi

Wikipedia

Roberto Catania

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"Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l'approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet".

Si apre così il messaggio che Wikipedia sta mostrando da qualche ora a tutti gli utenti che effettuano ricerche sulle sue pagine enciclopediche. Tutto nasce dalla proposta di riforma sul copyright, un testo che verrà esaminato dal Parlamento comunitario il prossimo 5 luglio e sul quale si stanno scontrando posizioni diametralmente opposte.

  • Cosa prevede la nuova direttiva sul copyright - La proposta di legge, presentata lo scorso 20 giugno (in attesa di approvazione), è in realtà un aggiornamento della direttiva presentata da Bruxelles nel settembre del 2016 come compendio a tutte le varie leggi comunitarei in materia di diritto d’autore (direttive 96/9/CE7, 2001/29/CE8, 2006/115/CE9, 2009/24/CE10, 2012/28/UE11 e 2014/26/UE).

    Sono soprattutto due gli articoli della direttiva che stanno facendo discutere:

    - L’articolo 11, ribattezzato link tax,  prevede che piattaforme on line come Google, Facebook e Instagram paghino gli editori e tutti gli altri produttori di contenuti orginali nel caso di utilizzo di link e/o snippet (l'estratto di due righe che segue il link pubblicato dai motori di ricerca e dagli aggregatori per anticipare all’utente il contenuto di una pagina web).

    - L’articolo 13, che prevede responsabilità legale per le piattaforme digitali che non impiegheranno tecnologie adeguate (ad esempio filtri) per individuare e bloccare il caricamento di contenuti protetti da copyright da parte degli utenti. Google, ad esempio, dovrebbe impiegare degli appositi filtri per rilevare tutti quei video che impiegano brani musicali coperti da diritto d'autore.

  • Qual è l’intento dell’UE - Obiettivo principale è generare del reddito per i produttori di contenuti originali, facendo pagare le piattaforme Internet per la visualizzazione di frammenti dei loro contenuti originali. Si tratta, in buona sostanza, di un modo per riequilibrare i profitti di Internet, privilegiando gli editori a scapito di Google, Facebook, Twitter, Pinterest e di tutti i principali colossi digitali che utilizzano contenuti esterni per riempire i loro servizi di punta (perlopiù social e aggregatori).

  • Perché Wikipedia è contraria - Secondo Wikipedia, la nuova direttiva - se avallata - minaccerebbe la libertà online, creando ostacoli all'accesso alla Rete per come siamo stati abituati a conoscerla finora. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere, ammonisce lo staff della popolare enciclopedia digitale che punta il dito sulle barriere, sui filtri e sulle restrizioni che impedirebbero - di fatto di condividere un contenuto originale (ad esempio un articolo di giornale) sulla propria piattaforma aperta.

  • Qual è la posizione degli altri colossi dell'industria digitale - Pressoché unanime la levata di scudi dell’industria digitale contro il provvedimento in esame. Google avrebbe già inviato richiesta alla Digital News Iniziative (un programma che prevede supporto, anche economico, per il giornalismo digitale) di fare lobby contro la riforma. "Se facciamo le cose giuste e mettiamo in atto gli opportuni  sistemi per l’identificazione dei contenuti non è necessario regolamentare", ha dichiarato Richard Allan, vicepresidente per le policy di Facebook, ai legislatori europei questa settimana. Tra coloro che si dichiarano contrari alla nuova direttiva molti centri di ricerca europea sui diritti d’autore, le associazioni di diritti civili in rete, guidati dalla Electronic Frontiers Foundation, e il papà di Internet, Tim Berners-Lee.

  • Cosa succederà ora - La bozza della direttiva, approvata dalla Commissione Affari Legali, sarà votata dal Parlamento Europeo (composto da 751 membri) il prossimo 5 luglio, o qualora venisse rimandata la decisione, alla fine dalle ferie estive a settembre.

    In caso di approvazione, la legge dovrà essere comunque approvata da ogni Stato membro attraverso il Consiglio dell'UE, prima di tornare in Parlamento per una votazione finale in dicembre o gennaio.

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