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Web tax, l'alternativa all'anarchia

Nel libro di Francesco Boccia la tassa ai giganti della rete è teorizzata come un necessario strumento di ordine ed equità sociale

La deriva, come la chiama Laura Boldrini, è il «Far web»: una zona franca slegata dalle regole, una prateria virtuale (con sostanziali effetti reali) «dov’è possibile tutto il contrario di quello che abbiamo stabilito in secoli di civiltà». Perciò il presidente della Camera dei Deputati reclama l’azione della politica, «che deve governare i cambiamenti portati dalla rivoluzione digitale. La quale, intrecciata ai processi di globalizzazione, sta cambiando l’economia globale».

Un’invocazione non teorica, che individua un bersaglio specifico: quei giganti di internet che sfuggono al dovere di versare le tasse negli Stati in cui fanno profitto: «All’appello» fa i conti Boldrini «mancano ogni anno 5-6 miliardi di gettito fiscale. Denaro con cui potremmo fare molto. La web tax è una misura d’equità e giustizia. Chi non paga distorce il mercato, genera una concorrenza sleale».    

Il rilancio dell’Ue

Un punto di vista condiviso e rilanciato dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, che quantifica l’elusione a livello comunitario in una forbice che si allarga fino a 125 miliardi: «Una cifra fondamentale per intervenire sulla crescita, l’immigrazione, la lotta al terrorismo. Le grandi piattaforme non devono poter fare quello che vogliono. Ne va della nostra identità. A causa del digitale non possiamo cancellare noi stessi. Dobbiamo essere noi a governarlo, non farci dominare».

Lo spunto dello scambio, dell’attacco su scala nazionale e continentale ai colossi della rete, della chiamata all’arma della web tax come farmaco sensato, coincide con i temi del libro «The challenge of the digital economy», presentato alla Camera. Il volume scritto da Francesco Boccia assieme a Robert Leonardi, già nel titolo stringe l’ambivalenza del cambiamento. «Challenge» si può intendere alla Silicon Valley maniera, come opportunità, ma prima di tutto accende una sfida. Rende la doppia faccia di un processo inarrestabile e fortemente pervasivo. Il sottotitolo del testo, ne mette a fuoco la prospettiva: «Market, taxation and appropriate economic models». Mercato, tassazione e modelli economici appropriati.  

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L'auletta dei gruppi parlamentari della Camera durante l'intervento di Boccia – Credits: Marco Morello

L’ovunque digitale

«Non esiste più la distinzione tra economia reale e digitale. Tutto è digitale» rileva Boccia. Che fa un esempio per corroborare il ragionamento di Boldrini e Tajani: «Prendiamo il commercio virtuale. Non è un business aggiuntivo a quello tradizionale, ma sostitutivo. Potrebbe aumentare il valore complessivo del settore, ma non altrettanto le entrate fiscali. Se ciò avviene, come pensiamo di pagare i servizi pubblici? Con una app? Il nodo è generare una correlazione tra la crescita del Pil e il gettito che ne deriva».

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Da sinistra, Boccia, Boldrini e Tajani durante la presentazione – Credits: Marco Morello

La sfida di prepararsi al futuro

Il libro di Boccia e Leonardi, scritto in inglese in linea con il respiro internazionale che segue e sviluppa, analizza gli approcci alla tassazione anche in Inghilterra e negli Stati Uniti, suggerisce e contrappone ricette presentandole, senza giri di parole, come «alternative all’anarchia». Riafferma il pilastro «dell’equità fiscale come valore condiviso».

Un processo che ha bisogno della giusta predisposizione, di valide fondamenta. «Il punto è che siamo in una fase di transizione» fa notare Leonardi, l’altro autore del volume: «Le istituzioni devono essere le prime ad aggiornarsi, a creare le regole. Mentre noi tutti dobbiamo smettere di essere cittadini locali, abituarci a ragionare in modo europeo, globale».

Un punto espresso anche da Tajani, che teme un «analfabetismo di ritorno»: «La stragrande maggioranza dei cittadini è ignorante dal punto di vista digitale. Serve formazione. Il merito di questo libro è costringerci a riflettere su temi di vitale importanza». Tra gli altri, la nuova organizzazione del lavoro, la sua qualità, la sua natura in divenire, smantellata dai processi di robotizzazione: «Nell’industria 4.0» chiosa Boldrini «ci vuole perciò un sindacato 4.0 che faccia rispettare i diritti dei lavoratori e un welfare 4.0 che sostenga le persone in quello che è un cambio d’epoca. Questo libro ci porta nella contemporaneità».

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