net neutrality usa 14 dicembre
Internet

Trump abolisce la net neutrality: cos'è e perché è grave

La FCC sceglie di abolire la norma voluta da Obama nel 2015. Ora c’è il rischio di una rete divisa in due, a beneficio dei più ricchi

La neutralità della rete non esiste più negli Stati Uniti. Quello considerato solo nel febbraio del 2015 come un “bene di utilità primaria” oggi improvvisamente non lo è più, grazie al governo Trump. Si, perché è inutile girarci attorno: fin quando la Federal Communications Commission, la compagnia che gestisce le norme relative alle telecomunicazioni negli USA, era a maggioranza democratica, la net neutraliy aveva retto, mentre alla prima occasione repubblicana tutto è stato ribaltato.

Il voto: tre contro due

Due anni fa, il voto finale era stato di tre contro due, a maggioranza democratica. La scelta era se mantenere lo status quo, ovvero un internet privo di restrizioni, oppure favorire l’innovazione tecnologica, come la definivano gli avversari, aprendo le porte a tariffazioni extra, abbonamenti legati ai singoli servizi (ad esempio lo streaming) e stratificando maggiormente l’offerta.

Oggi la proporzione tra favorevoli e contrari è la stessa, sempre tre contro due, ma capovolta. Alla questione se revocare la norma voluta da Obama, la nuova maggioranza repubblicana ha detto si, aprendo dunque le porte a una serie di rivoluzioni che da qui a poco potrebbero stravolgere la qualità e la quantità dell’accesso al web, seppur limitato agli States.

Cosa succederà

Nel concreto, se finora le tlc, ovvero le compagnie che offrono le connessioni casalinghe e aziendali, potevano costruire pacchetti differenziandoli solo per la velocità massima di connessione (20 MB/s, 50 MB/s, satellite, fibra, ecc.), adesso negli Stati Uniti questi potranno sbizzarrirsi nel creare accordi e tipologie di navigazione assieme ai fornitori di contenuti: Netflix, Spotify, Prime Video, Sky e così via.

Cosa avremo? La possibilità (non la certezza) che i provider e i fornitori spingano gli utenti a pagare un servizio extra per guardare film in HD, ascoltare i brani appena vengono pubblicati e non magari una settimana dopo, caricare e scaricare file dal cloud più in fretta oppure avere una corsia preferenziale quando giocano in multiplayer con la PlayStation o la Xbox. In altre parole, chi paga di più ottiene di più, se lo vuole ovviamente, altrimenti si ha un certo svantaggio nei confronti delle novità (l’HD appunto o il 4K, il 5G, il p2p).

Bloccare l’innovazione

Se i repubblicani affermavano che la neutralità della rete bloccava l’innovazione, eliminarla non la facilita di certo. Permettendo a tutti i clienti di un certo operatore di fruire allo stesso modo di ciò che internet offre non vieta di rendere disponibili servizi premium esclusi dagli abbonamenti standard.

Un esempio? Netflix propone già vari canoni a seconda della qualità dello streaming desiderata e del numero di dispositivi dai quali si vuole accedere. Lo stesso fa Amazon Prime Video e probabilmente una simile strada verrà intrapresa da Spotify e Deezer, per diffondere musica in alta qualità invece che standard.

Selezione all'ingresso

Però un conto è dare un ingresso uniforme a chiunque, lasciando poi che le singole aziende mettano in piedi le rispettive offerte, che non gravano sull’abbonamento internet periodico, e un altro è selezionare preventivamente cosa potrai fare online, chiudendo quelle app che non sono comprese nel contratto.

Lo immaginate? Facebook lento per chi non paga qualcosa in più, le bacheche di Instagram mozzate a metà, YouTube che carica come una lumaca quasi avessimo un modem 56k. Invece di andare avanti torneremo indietro di decenni. O almeno sarà così per i più oculati, i risparmiatori che non vorranno riempire le tasche agli operatori, per usare qualcosa che finora hanno avuto senza limiti, perché compreso nel canone.

I big uccideranno le piccole compagnie

C’è poi un grosso problema che riguarda prettamente il business. Se finora anche le piattaforme più piccole potevano permettersi di sopravvivere, perché con un abbonamento unico si fa un p’ quello che si vuole online, con la scomparsa della neutralità della rete solo i grandi network accentrerebbero nelle loro mani il grosso della fruizione digitale.

Addio concorrenza

Quanti americani sarebbero disposti a pagare anche 5 dollari extra al mese per caricare più velocemente un video su YouTube piuttosto che su Vimeo? Probabilmente tanti. Quanti per fare upload in tempo minore di una foto su Instagram rispetto a Pinterest? Altrettanti.

Una volta che le singole compagnie proporranno ai vari Verizon, AT&T, Comcast, servizi migliori per i loro clienti, questi chiederanno più soldi per ottenere un vantaggio competitivo sui concorrenti piccoli, che a quel punto spariranno per la mancanza di potere contrattuale sia nei confronti delle tlc che degli stessi iscritti: perché dovrei sostenere una spesa maggiore per navigare su Vimeo se posso avere lo stesso sull’ampio catalogo di YouTube?

La FCC non vale più

Di fatto, con la decisione ultima, la FCC perde un bel po’ del suo potere. L’organo non potrà più regolare l’internet a stelle e strisce perché semplicemente ci sarà ben poco da regolare. Avremo una sorta di Far West? Si, esattamente. Assenza di paletti vorrà dire cambiare le tipologie di offerte in corsa, a seconda di ciò che proporrà il mercato, senza grosse garanzie per i consumatori.

Ma noi non siamo gli USA

Peraltro, a differenza dell’Unione Europea, negli USA manca un ente capace di prendere posizioni nette a favore della massa, anche con il rischio di scontrarsi con gli interessi della politica e dell’imprenditoria. Il comitato continentale ha più di una volta affermato l'importanza di considerare internet come strumento di crescita economica e culturale con basi comuni e non privilegiate, sebbene sia attesa ancora una regolamentazione chiara in materia.

Per saperne di più

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