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TripAdvisor, oltre 2 recensioni su 100 inviate al sito sono false

Lo dicono i dati ufficiali della piattaforma, che afferma di averne bloccato il 73 per cento prima della pubblicazione

Stanza-hotel

Marco Morello

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Di recensioni false, facilità di scriverne di inattendibili e di metodi per acquistarle facilmente online e a prezzi ridotti, si parla da tempo. Quantificare l’incidenza del fenomeno, tradurlo in termini numerici, è stato perlopiù compito di analisti appassionati e di ricerche di istituti specializzati. Questa volta, invece, si tratta di dati ufficiali, resi pubblici dalla piattaforma che sulle recensioni ha costruito la sua fortuna e sulla loro veridicità ha spesso misurato la sua reputazione: TripAdvisor. Il sito ha appena diffuso un corposo report riferito al 2018 che scende nel dettaglio: nel 2018 sono state inviate dagli utenti del servizio 66 milioni di recensioni in tutto. Di queste, è stato identificato come falso il 2,1 per cento. E la maggior parte, il 73 per cento, è stato bloccato ancora prima della pubblicazione. Scendiamo nel dettaglio.

Inviato non significa già pubblico

L’importanza delle cifre si misura e si spiega con le parole. Quando scriviamo una recensione con corredo di titolo e pallini, la inviamo al cervello centrale di TripAdvisor. È stato fatto, per l’appunto, 66 milioni di volte nel 2018. Ma questi contenuti, prima di apparire online, vengono controllati in maniera duplice: per cominciare da un sistema automatico, che è stato educato a fiutare il marcio, a intercettare quello che non torna (incrociando per esempio lessico, punteggiatura, caratteristiche dell’autore); in via più approfondita, se necessario, da una squadra di giudici in carne e ossa, che assiste e integra il lavoro della commissione d’esame virtuale (s’insospettisce per esempio per le descrizioni troppo vaghe o gli aggettivi esaltati o esageratamente denigratori). Ecco: quasi il 95 per cento delle recensioni, ha superato la prova. Il 4,7 per cento è stato respinto o rimosso da una delle due squadre, per esempio per una violazione delle linee guida del sito (una recensione verosimile ma che contiene insulti e volgarità o riferite a racconti di esperienze di altre persone). Solo il 2,1 per cento è stato identificato come fraudolento. Poco meno di 1,4 milioni di recensioni.

La barriera contro il falso

Il lavoro della megamacchina, ha fatto in modo che il 73 per cento di queste recensioni false – circa un milione tondo – fosse bloccato prima di apparire online. Quelle restanti che l’hanno fatta franca e sono diventate visibili su TripAdvisor, sarebbero dunque nemmeno 400 mila. Ed è qui che interviene un terzo livello di protezione, costituito da tutti noi, gli utenti comuni, sia esercenti che consumatori. Se per esempio un ristoratore o un albergatore si ritrova una recensione che lo fa balzare dalla sedia sulla sua struttura oppure ne leggiamo una di un locale che conosciamo bene e contiene descrizioni molto lontane dalla realtà, possiamo segnalarlo alla commissione in carne e ossa. Che provvederà ad approfondire. A quanto pare a tempo di record: la piattaforma dei pallini ci fa sapere che «il team di moderazione dei contenuti ha controllato la maggior parte di queste segnalazioni della community entro 6 ore dal loro invio». Bene a sapersi.

Le penalità per i trasgressori

Com’è interessante scoprire che, oltre alla cancellazione della recensione falsa, se un’attività viene colta con le mani nel sacco, se ci sono prove evidenti che sta ricorrendo a tali strumenti illegali (lo dice una sentenza del tribunale penale di Lecce, che ha condannato uno spacciatore di giudizi finti a 9 mesi di carcere), viene penalizzata in classifica. Perde terreno nei ranking di popolarità, quelli che ci spingono a scegliere un ristorante perché magari è tra i migliori 300 in città o un albergo vicino all’aeroporto perché spicca tra tutti nei paraggi. Questa multa è stata inflitta a 34.643 trasgressori su scala globale.

La lezione dietro i numeri

Su TripAdvisor ci sono all’incirca 760 milioni di recensioni in totale. I dati diffusi nel 2018 tengono conto di meno di un decimo di questa galassia di frasi e di stelle in formato rotondo. Dunque, per quanto apprezzabile sia questo sforzo di trasparenza, è comunque parziale, specie se si tratta di strutture con giudizi sedimentati nel tempo e non di nuove aperture. Senza dimenticare che le statistiche si riferiscono ai giudizi beccati dalle maglie della piattaforma. Potrebbero essercene tanti non intercettati, magari perché scritti con mestiere, raffinatezza, stratagemmi tecnologici (più dispositivi o più ip) che non li rendono riconoscibili.

Come difendersi

Il consiglio è quello di sempre: prendere quello che leggiamo con la massima cautela. Fidarsi ma non troppo. Banale? Vero. Allora proviamo ad andare oltre, a fare uno sforzo metodologico usando i dati contenuti nello stesso report diffuso da TripAdvisor: nel 2018 il punteggio medio attribuito dagli utenti a hotel, bar, ristoranti e dintorni è stato di 4,22/5. Uno sproposito di generosità. Nel 57 per cento dei casi, esatto più di uno su due, il giudizio è stato di 5 pallini. Il massimo. L’apoteosi del gusto, il parossismo del comfort, l’esasperazione di un piacere. Un altro 24 per cento era di 4 pallini. Insomma, una struttura è stata ritenuta buona o ottima l’81 per cento delle volte. Da qui una deduzione è possibile: se ci imbattiamo in un locale con recensioni basse, con una media di pallini tra il tre e dintorni, i casi sono due. O è stato bersagliato da recensioni false. O, com’è più probabile, è davvero pessimo. Ed è meglio stargli alla larga.

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