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Da Instagram tv alle web star: la nuova televisione è sullo smartphone

I social media sono sempre più veri e propri editori. E gli inserzionisti se ne sono accorti

Video, illustrazione, smartphone

Simona Santoni

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I social media si fanno sempre più veri e propri editori, con palinsesti personalizzati mirati alle community di riferimento. E lo smartphone, che abbiamo tra le mani da mattina a sera, diventa la nuova tv.
Questo segna il canto del cigno per radio, cinema e tv vecchio stile? No, ma i mezzi di comunicazione tradizionali sono stimolati al cambiamento.

"Tra dieci anni la tv diventerà un semplice device dove proiettare Rai 1 o Netflix, più grandi classici come il Festival di Sanremo", è il vaticinio di Luca Leoni, amministratore unico di Show Reel. 

Come cambiano produzione e fruizione dei contenuti

"Il telefono sta diventando un terzo arto, andando in giro per strada lo vedi nelle mani di tutti, è sempre con noi. I ragazzi dai 12 anni in su hanno il cellulare in una mano e la cassa Youtube nell'altra per mandare la loro musica personale: un bel caso da studiare".
Show Reel analizza questi fenomeni per anticiparne gli sviluppi. È un'agenzia di brand content specializzata nell'intrattenimento web e una factory italiana di influencer della Rete: per capirci, Sofia Viscardi è nella sua squadra. Leoni ci fa notare: "La produzione si sta sempre più spostando su questa modalità di fruizione: ad esempio, il campo lungo cinematografico non si usa più perché si sa che i video saranno fruiti su una pagina Facebook o su Youtube". 

L'intuizione di Instagram Tv

Instagram Tv, una delle ultime novità dei social media, sembra andare in questo senso. IGTV è una app a sé stante, un nuovo spazio all'interno di Instagram dedicato a video rigorosamente verticali, che possono raggiungere anche un'ora di durata. "Molti prendono Instagram Tv come un azzardo, io la vedo come un'opportunità. Mettere in verticale il 16:9 è cambiare la fruizione classica", dice Leoni.

"I ragazzi hanno abbandonato la tv e fruiscono dello smartphone in verticale. Guardano Youtube tenendo il telefonino in verticale, perché fanno più cose insieme, quindi devi occupare quello spazio. L'intuizione di Instagram va cavalcata. Noi stiamo già tentando formati verticali. Due anni fa era arrivato Snapchat, non ha funzionato ma dalle sue ceneri sono nate le Instagram Stories". 

Social come nuovi canali tv 

I social oggi sono come dei canali tv e raggiungono i giovanissimi meglio dei media tradizionali, soprattutto sul fronte intrattenimento. "Ogni creator di social diventerà un media. Ad esempio il nostro format The Pozzolis family (pagina Facebook in cui l'attore comico Gianmarco Pozzoli racconta con brevi video comici la vita della sua famiglia, ndr) è un canale editoriale, simile a un Italia Uno. Ogni singolo canale social ha un target preciso, una sua community, una linea editoriale". 

Anche la tv classica si sta settando su questo cambiamento, dove a dettare le scelte sono le community, che interagiscono direttamente con chi produce contenuti, non più un pubblico che accetta ciò che il canale tv propone. "Le nuove generazioni preferiscono Netflix e palinsesti personalisaltellando di qua e di là e guardando quello che vogliono. Anche la tv tradizionale sta entrando su questo mercato, tramite il digitale e prodotti come Sky Go".

Come cambia la spesa degli inserzionisti

Sull'onda di questo mutamento, gli inserzionisti stanno cambiando il loro modo di investire, osservando con rinnovato interesse il mondo del web. Ma non sono i banner i desiderata, piuttosto contenuti editoriali appositi. "Un tempo il brand interrompeva l'intrattenimento con lo spot. Ora invece è dentro l'intrattenimento, è complice, non è più il cattivo che interrompe e si insinua nel tuo cervello, anzi, ti rende più divertente l'intrattenimento. I ragazzini usano Adblock, con cui bloccano le pubblicità, quindi si sta andando sempre più verso i più branded content al posto dei banner". 

L'investimento su branded content è in netto aumento. In Italia nel 2017 è stato di 350 milioni di euro e arriverà a 421 milioni nel 2018, con un tasso di crescita annuale previsto del 20% (dati Obe).

La generazione Z che migliorerà il mondo

Per chi cerca la notorietà, oggi, può bastare avere una buona capacità comunicativa e uno smartphone. Ed ecco che gli utenti di strada diventano star. "Un tempo la possibilità di arrivare al grande pubblico dipendeva dal direttore della rete televisiva e da tante cose. Ora internet dà agli utenti la possibilità di creare quello che vogliono. Questo ha generato anche tante storture e brutture, ma fa parte del gioco".

Leoni, nella sua visione costruttiva della Rete e del suo caleidoscopio di opportunità, confida anzi che dai "sempre connessi", dai Centennial (nati tra il 1995 e il 2010) più che dai Millennial (nati fra i primi anni Ottanta e il 2000), arrivi la spinta per migliorare il mondo. "La generazione Z, quella dei diciottenni, i veri nativi digitali, cambierà questo mondo creando un futuro migliore. Non hanno più bisogno di intermediari, sanno che c'è la possibilità di avere un palco: se comunichi bene sotto quel palco avrai persone. Questa generazione non si è fatta calpestare dai social, a differenza delle generazioni precedenti. Si pensa che sui social non ci sia la vita reale, e invece c'è: i ragazzi non raccontano una realtà inventata come sulla tv. Narrano la loro vita, in un racconto aggiuntivo. Ma ciò non vuol dire che non vadano ai concerti o al cinema. Sono tornati in strada, a comprare libri cartacei".

Una regola però è da scolpire sulla roccia: che lo smartphone arrivi nelle mani dei ragazzi dai 13 anni in su, quando già hanno conosciuto il mondo, i loro compagni, il cielo, la terra. "È una pistola data senza porto d'armi. I social sono un mezzo potentissimo. Di istruzione e distruzione di massa. Se usati bene sono funzionali e costruttivi". 

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