Internet

Riforma del copyright: la guerra è appena cominciata

Meno contenuti, più qualità, svantaggio per le piccole agenzie e rischio censura: tutti i problemi di una pericolosa involuzione dell’informazione

copyright

Antonino Caffo

-

Non sono tante le iniziative dell’Unione Europea che hanno suscitato un clamore tale come quello che riguarda il copyright. Il motivo è semplice: gli interessi dei big del web sono talmente alti da far girare milioni di euro, che in qualche modo la Commissione vuole canalizzare verso i propri flussi.

Basti pensare che la modifica degli articoli (principalmente 11 e 13) della normativa sul diritto d’autore è stata frastagliata da critiche degli stessi stati membri e dei sostenitori della “libertà di espressione”, che considerano la legge quale primo passo per l’affermazione di una sorta di bavaglio ad un’informazione aperta.

Nell’ultima settimana, praticamente ogni membro del Parlamento europeo ha ricevuto centinaia di email automatizzate inviate dalle più diverse piattaforme, come Wikipedia. Celebrità del calibro di Paul McCartney a Tim Berners-Lee hanno presenziato cortei e manifestazioni, contro la direttiva, che mira a garantire che le grandi compagnie riconoscano ai media degli introiti per l'utilizzo dei loro contenuti. Non a caso, i titani della Silicon Valley continuano a trarre profitto dagli articoli che i siti web producono, inserendo loro porzioni all’interno di contenitori e aggregatori.

E non lo fanno da oggi ma dagli anni '90. Google e Facebook sono tra i primi fornitori di notizie su internet: lo scorso anno, le due hanno rappresentato il 60% di tutte le entrate pubblicitarie digitali negli Stati Uniti.

Il nuovo Articolo 17

Eppure, quella stessa trasparenza che i militanti chiedono potrebbe arrivare proprio con la nuova norma. Nel sistema attuale, le piattaforme non hanno la responsabilità di monitorare il materiale caricato, pertanto i titolari dei diritti devono inviare richieste di rimozione per i contenuti protetti da copyright. L'articolo 11 consentirà agli editori di stringere accordi con le compagnie per permettere a queste di utilizzare brevi estratti di notizie, a fronte di un certo riconoscimento economico.

Il “nuovo” articolo 17 (ex 13) potrebbe essere costoso per le società tecnologiche visto che l’applicazione della regola porta con sé un prezzo, economico e non, elevato. Julia Reda, eurodeputata e critica della legislazione, ha espresso il timore che la legge sul diritto d’autore in Europa possa rafforzare la posizione dominante di Alphabet, che gestisce un sistema di filtraggio, Content ID, simile a ciò di cui dovrebbero dotarsi compagnie concorrenti, per oscurare in automatico i contenuti che ledono il copyright, come d indicazione della Commissione. Solo che Content ID, ad Alphabet, costa 100 milioni di dollari, per lo sviluppo e il personale, una cifra che la maggior parte delle piccole imprese non può permettersi, finendo così per autoescludersi dalla corsa alle notizie.

Finora non vincolante

Il futuro non è nemmeno così netto ma prevede scale di colore differente. L’esempio è la Spagna, che nel 2014 aveva provato a limitare la raccolta di news da parte di Google. Come conseguenza, Big G ha disattivato il servizio contenitore nel paese ma difficilmente lo farà a livello europeo. Piuttosto, una linea da seguire sarebbe quella tedesca: in Germania, Google ha filtrato i contenuti su News prelevando solo quelli che arrivano da fonti che hanno accettato di collaborare gratuitamente con il colosso, grazie a quella che sinora, nel panorama continentale, non era ancora legge e dunque poteva godere di deroghe nazionali.

Si andrà avanti

Il voto parlamentare non è la fine del processo. Gli Stati membri avranno due anni per attuare la legge localmente; un arco di tempo che garantisce la massima chiarezza giuridica nell’intendere la direttiva e una protezione idonea per le piattaforme europee più piccole che, se oscurate o messe nella condizione di essere svantaggiate rispetto alle più grandi, realizzerebbero quel rischio di una censura preventiva all’accesso online, paventato oggi da più parti.

© Riproduzione Riservata

Commenti