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Perché l'Italia ha votato contro la riforma del Copyright

Approvata la direttiva che modifica le regole sul diritto d'autore a cui L'Italia ha votato contro assieme a Svezia, Finlandia, Polonia, Olanda e Lussemburgo

copyright italia maggio 2019

Antonino Caffo

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Diciannove paesi, tra cui Francia e Germania, hanno approvato la direttiva che modifica la legge sul Copyright nella forma definita A, ossia senza ulteriori discussioni. A opporsi al testo, come già annunciato nei giorni scorsi dal Consiglio, sono state l'Italia, la Finlandia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Polonia e la Svezia mentre Belgio, Estonia e Slovenia si sono astenute.

Il Parlamento europeo aveva dato il via libera il mese scorso a una proposta che ha di fatto opposto l'industria creativa europea alle società tecnologiche, attivisti di internet e gruppi di consumatori, innescando intense pressioni da entrambe le parti. La Commissione europea studiava la modifica della norma sul diritto d'autore da almeno un paio di anni, da quando cioè aveva pensato bene di rivedere le regole per proteggere quei soggetti che, a dispetto del loro lavoro, vengono conitnuamente "saccheggiati" dalle multinazionali del web, ad esempio Google, che finora ha mostrato stralci di notizie sui suoi aggregatori in maniera gratuita, ovvero senza versare un solo centesimo a chi quei contenuti li realizza.

Bruxelles parla di un giro di affari di 915 miliardi di euro, che da lavoro a 11,65 milioni di persone. Secondo le nuove regole, Big G e altre piattaforme online dovranno firmare accordi di licenza con musicisti, artisti, autori, editori di notizie e giornalisti, per utilizzare i loro contributi sul web. E non solo: YouTube, Instagram e altre app di condivisione hanno l'onere di installare filtri per impedire agli utenti di caricare materiali protetti dal copyright.

La riforma che è passata

Il progetto di legge specifica che le aziende che lavorano su internet hanno bisogno di concludere accordi legali con i titolari di specifici diritti, come i giornalisti, così da usare articoli o parti di essi senza problemi. Le organizzazioni no profit e soggetti di interesse pubblico, come Wikipedia, sono escluse dalla questione, così da poter continuare a utilizzare i dati a scopo di ricerca e didattico. Esenti anche le società con un fatturato annuo inferiore a 10 milioni di euro. 

Come ha votato l'Italia

I nostri rappresentanti hanno detto di "no" alla riforma. Il motivo? La linea è la stessa appoggiata dai chi pensa che il quadro che si va a configurare danneggerà la libertà di espressione. Tra le altre cose, i critici temono proprio l'arrivo dei filtri di caricamento che potrebbero catturare ed eliminare contenuti legali per errore, ostacolando così il libero scambio delle informazioni. Editori e artisti sono da sempre favorevoli alla modifica, poiché dall'avvento di certe piattaforma di condivisione online gratuita, i loro incassi si sono ridotti.

Cos'è l'Articolo 13

Una delle caratteristiche più dibattute della riforma è stato l'Articolo 13, che richiede alle piattaforme di social media di assicurarsi che, prima di caricare contenuti, non violino le leggi sul copyright. Ciò comporterà l'utilizzo di sistemi di censura automatici sopra menzionati. Nella stesura definitiva, l'Articolo 13 è ora chiamato Articolo 17.

Cosa succede adesso

Le misure erano già state approvate dal Parlamento europeo. Con il passaggio finale dato dagli stati membri, i governi di ogni paese, anche di chi ha votato contro, avranno due anni per attuare le leggi a livello nazionale.

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