Internet

Perché negli Usa la neutralità della rete non è ancora morta

Crescono i gruppi di opposizione alla possibilità aperta dalla FCC di creare corsie preferenziali per internet. 21 stati già al lavoro per un dietro front

net neutrality usa

Antonino Caffo

-

Poco più di un mese fa la Fcc (Federal Communications Commission), a maggioranza repubblicana, aboliva la neutralità della rete. La norma appoggiata da Obama nel 2015 serviva a consolidare l’esistenza di internet come bene primario al pari di acqua, luce e gas.

Una classificazione importante non solo dal punto di vista etico ma soprattutto legale: considerare la connessione un servizio di utilità ne impediva uno smantellamento a scopo commerciale, cioè la creazione di offerte legate a una limitazione della velocità o dell’accesso solo a determinate piattaforme. Insomma: la net neutrality garantisce che i clienti di in qualsiasi gestore sul suolo statunitense possano godere di una simile qualità, a fronte di un identico canone.

La petizione dei “21”

Sebbene la Fcc, l’organo che controlla il traffico telematico nel paese, abbia deciso di seguire le direttive dei repubblicani, la parola fine accanto alla neutralità non è ancora detta. I procuratori di 21 stati tra cui New York, California e Virginia, hanno firmato una petizione nella quale definiscono arbitraria, capricciosa e abusiva la scelta della FCC, evidentemente spinta dal governo di Washington. E come se non bastasse, l’abolizione si può addirittura considerare contro le leggi federali e gli attuali regolamenti in merito alla parità nell’utilizzo delle infrastrutture a scopo privato.

Cosa può accadere

I destinatari della lettera congiunta sono i democratici che siedono al Senato, da sempre favorevoli al mantenimento della neutralità e che potrebbero convincere il presidente ad aprire una nuova votazione. Anche se l’esito di questa dovesse pendere dalla parte della net neutrality (attualmente la bilancia indica 49 pro neutrality e 51 contrari), il passaggio successivo sarebbe alla Camera, dove il partito di Trump detiene una forte maggioranza ed è dunque dubbio l’eventuale ripensamento sulla legge, fortemente voluta dal tycoon.

Neutralità: i motivi del no

Secondo gli imprenditori e le grandi telco, cioè le compagnie di telecomunicazione che offrono i contratti di connettività, la neutralità blocca lo sviluppo della tecnologia, perché non permette alle singole aziende di sperimentare soluzioni differenti, sia in quanto a banda di navigazione che fruizione ottimale di alcuni contenuti.

Un esempio? Oggi un cittadino negli States (così come in Italia) con un abbonamento comparabile ai 100 mega può scaricare alla stessa velocità un film da BitTorrent, un brano da iTunes o un gioco sulla PlayStation. Senza neutralità, gli operatori hanno il diritto di limitare la connessione p2p da piattaforme illegali o potenziarla quando una persona sta giocando online, decidendo cosa debba andare meglio e quando, nell’interesse dell’utente.

Neutralità: i motivi del si

Non la vedono così i fautori della libertà sempre e comunque, che asseriscono come sia l’abbonato stesso a dover decidere cosa farne della banda a disposizione, assumendosi tutti i rischi delle attività illecite. Inoltre, in un contesto privo di paletti, potrebbero nascere proposte commerciali sin troppo stratificate. In che senso? Se oggi un americano paga una certa somma per telefonare, scaricare app e giochi, navigare dovunque desidera, in un futuro nemmeno così remoto dovrebbe scegliere pacchetti adatti alle proprio esigenze, dedicati ad esempio ai social oppure allo streaming di serie tv e film o a quello musicale. Non è detto che succeda ma il poter di farlo lo rende plausibile.

Anche in Europa…

Guardiamo oltreoceano ma la neutralità della rete non se la passa meglio in Europa, seppur ci abbiamo provato a proteggerla. In assenza di una normativa chiara e trasparente, al momento le telco (soprattutto quelle più piccole) possono inventarsi canoni sulla qualunque pur di portare a casa qualche soldo in più da parte dei clienti.

In Portogallo Meo offre contratti basati su diverse tipologie di servizi: ce n’è uno per i video, uno per le email e il cloud, i messaggi, la musica e i social. Se si attivassero tutti si arriverebbe a circa 25 euro al mese (4,99 cadauno), escluse le telefonate e con un tetto massimo di GB, oltre i quali subentra una tariffazione extra. Insomma, una porzione di mondo senza net neutrality nel bel mezzo dell’Europa.

Per saperne di più:

© Riproduzione Riservata

Commenti