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Perché la NSA continuerà a spiare gli americani (e non solo)

Al senato USA passa la legge che rinnova i poteri su internet dell’agenzia federale e, sotto sotto, quelli dei partner internazionali

datagate nsa

Antonino Caffo

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Il voto era atteso nella serata del 18 gennaio ed è arrivato: il Senato degli Stati Uniti ha dato il via libera al rinnovo del mandato a favore delle attività investigative della NSA. La National Security Agency è l’organo federale che può monitorare le comunicazioni online e offline (telefono, fax) in ingresso e in uscita dagli USA, per finalità di sicurezza nazionale.

Il Datagate

Eppure la bomba lanciata dalle rivelazioni di Edward Snowden, etichettata come Datagate, ha dimostrato il contrario: spesso gli agenti utilizzavano i software a disposizione senza validi motivi, addirittura per spiare mogli e mariti. Le dichiarazioni dell’ex dipendente della Booz Allen Hamilton, un’azienda cliente della NSA, hanno aperto un profondo vaso di Pandora, pieno zeppo di soprusi digitali, violazioni della privacy e giochi di potere che se ne infischiavano di permessi e tutele nei confronti di persone comuni, ben distanti dal profilo di criminali e terroristi.

Il voto del 18 gennaio 2018

Nonostante la pressione verso una riformulazione del modello NSA, spinta dalle organizzazioni in difesa dei diritti civili, il governo ha deciso di continuare i programmi sul monitoraggio della rete, modificando quanto in parte promulgato dallo USA Freedom Act del 2 giugno 2015, in piena amministrazione Obama.

Con 65 voti a favore e 34 contrari, il Senato ha ridato alla Sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act l’opportunità di seguire le precedenti linee guida, quelle che due anni fa erano state riviste a favore di una maggiore discrezione verso le vite connesse degli americani.

La Casa Bianca, gli organi di Intelligence e i leader repubblicani hanno spiegato che il prosieguo delle operazioni della NSA è fondamentale per combattere i nemici degli States, sia dentro che fuori il territorio. Da parte loro gli oppositori, in gran parte democratici, sostengono come ancora una volta si stia dando voce a una legge che è incostituzionale perché lesiva del Quarto Emendamento, che difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli.

La proposta passata al Senato è stata trasformata in legge dal Presidente Trump il 19 gennaio. Su Twitter lo ha annunciato così:

Cos'è lo USA Freedom Act

Tramite un lavoro andato avanti per diversi mesi, il governo di Washington nel 2015 era giunto alla conclusione di limitare il più possibile le investigazioni della National Security Agency prive di un reale fondamento. Con la legge sulla libertà, le compagnie di telecomunicazioni non potevano più raccogliere i metadati (qui spieghiamo a cosa servono) dei cittadini senza autorizzazione, così come le informazioni derivanti dalle navigazione web e l’utilizzo delle app social.

Cos’è il FISA

I dati degli operatori telefonici e dei vari Facebook, Twitter, Google, Apple e ogni società che gestisce elementi sensibili, dovevano restare sui server di ognuno per un periodo massimo di archiviazione e nessun soggetto terzo poteva accedervi senza un ordine del FISC (Foreign Intelligence Surveillance Court), il tribunale che si basa sui requisiti contenuti nel Foreign Intelligence Surveillance Act, la legge sul monitoraggio firmata da Carter nel 1978 e rivista dopo gli attentati dell’11 settembre, con la volontà di incrementare i controlli telematici.

La legge c’è ma non si rispetta

Tramite le nuove disposizioni, il ruolo del FISC resta al suo posto ma il problema è che nel recente passato la NSA ha più volte valicato le procedure burocratiche, andando dritto alla sorgente di interesse: bucando la protezione dei browser, dei telefonini, delle mappe online e persino degli Smart TV, con il supporto dell’FBI.

È impensabile che per compiere azioni del genere l’agenzia ottenesse sempre un ordine del FISA anzi, Snowden ha dato prova che le eccezioni sorpassavano di gran lunga la regola.

Annullare le deroghe del Freedom Act vuol dire tornare al 2001, cancellando il discutibile modus operandi che il Datagate ci ha fatto conoscere.

Perché ci interessa

Sebbene la situazione risieda prettamente negli Stati Uniti ci interessa molto da vicino. Nel mondo dei servizi segreti vige ancora l’accordo UKUSA Community, un’alleanza di paesi anglofoni guidata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, che ha lo scopo di raccogliere informazioni attraverso attività di Intelligence avanzata, incentrata soprattutto sulle piattaforme connesse. I membri che fanno parte del team sono USA, Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda, i cosiddetti Five Eyes.

L’Italia nei 14 del SSEUR

Lo sfondo legale delle suddette nazioni prevede che, all’interno dei limiti burocratici di ognuna, possano essere condivise informazioni utili a indagini internazionali e non per forza ricadenti in una delle zone su cui i firmatari hanno competenza diretta.

Per farla semplice: se un presunto indagato ha passaporto americano e viaggia in Inghilterra passando per Roma, i Five Eyes possono tracciarne le orme digitali in ogni luogo toccato, anche se fuori un’area di intervento. E non solo: stando a un documento diffuso da Snowden, oltre ai cinque occhi esiste un altro folto gruppo di partner, denominato SSEUR, che comprende agenzie di 14 paesi, Italia compresa.

Siamo tutti sospettati

Risulta chiaro che, allargando le maglie delle operazioni di spionaggio della NSA si permette ai collaboratori esteri di continuare a scambiare informazioni con gli USA, senza badare a quei paletti che nel 2015 avevano reso la National Security Agency un’organizzazione con basi più etiche ma ancora funzionali alla sicurezza globale.

Ed è in un contesto simile che rientrano le  nuove regole della U.S. Customs and Borders Protection, volte a intensificare i controlli sugli aggeggi hi-tech di chi arriva o parte dagli aeroporti del nuovo continente.

Per saperne di più:

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