Megaupload, l'FBI è costretto a restituire tutti i file a Kim Dotcom

Nuova svolta nel processo Megaupload, un giudice della Corte Suprema neozelandese stabilisce che la polizia autoctona e l'FBI devono ritornare a Kim Dotcom i propri file personali. Una speranza per gli utenti che dallo scorso gennaio non possono più accedere ai propri file

Dotcom judge

– Credits: sam_churchill @ Flickr

Fabio Deotto

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È passato quasi un anno e mezzo da quel 20 gennaio 2012, in cui una squadra di truppe speciali e agenti FBI armati fino ai denti ha fatto irruzione nella sontuosa villa neozelandese di Kim Dotcom per arrestarlo e far calare con la forza il sipario sull’avventura Megaupload. Un anno travagliato, fatto di accuse, campagne Twitter , spacconate e lanci in pompa magna di nuovi servizi di file-sharing .

L’ultima volta che avevamo avuto sue notizie è stato esattamente una settimana fa, quando il nemico numero uno della proprietà intellettuale online ha dichiarato urbi et orbi di possedere il brevetto del sistema di autenticazione two-step. Oggi, Kim Dotcom torna a cinguettare proclami sul suo account Twitter, ma per una ragione molto più seria:

ULTIM’ORA:” si legge in un suo tweet di qualche ora fa “Corte Suprema: l’FBI deve ritornare gli hard drive portati via illegalmente dalla Nuova Zelanda + la Polizia Neozelandese deve ridarmi i miei dati.

Non è una sparata, è quanto stabilito oggi da Helen Winkelman, lo stesso giudice che nel giugno del 2012 aveva stabilito che il blitz nella villa di Dotcom era da considerarsi non autorizzato a causa di irregolarità nei mandati di arresto: la polizia neozelandese è tenuta a restituire a Dotcom qualsiasi dato digitale che non sia rilevante per il caso, l’FBI è invece tenuto a distruggere qualsiasi clone dei dati personali e non pertinenti che sono stati sottratti nel gennaio 2012. Non solo, i federali statunitense hanno anche il dovere di riconsegnare a Dotcom e ai suoi legali delle copie degli hard-drive requisiti.

La notizia è importante per due motivi. Il primo: come Dotcom non ha mancato di sottolineare, le scelte del giudice Winkelmann confermano che in qualche maniera l’operazione Megaupload non è stata del tutto cristallina (Dotcom lamenta anche un pestaggio su cui però non si hanno informazioni certe). Secondo: la restituzione degli hard-drive potrebbe rappresentare un precedente su cui potrebbero fare leva quegli utenti che un anno e mezzo fa si sono visti portare via interi terabyte di file personali, alcuni dei quali assolutamente legali.

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