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Lavoro, uno strumento in più per trovarlo. In Italia arriva Glassdoor

Oltre a raccogliere 12 milioni di posizioni aperte da svariate aziende, il sito permette di leggere le recensioni scritte da chi è già impiegato in ognuna

Lavoro-apertura

Marco Morello

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Detta in maniera semplicistica però efficace, è un TripAdvisor delle offerte di lavoro. Perché oltre a proposte di nuovi impieghi, Glassdoor consente di scorrere e leggere recensioni sul luogo presso il quale si aspira a essere assunti. Scritte, come nel caso del sito dei pallini, da chi ne ha avuto esperienza diretta, anzi ce l’ha tutti i giorni: i dipendenti di quella organizzazione. Che possono condividere dettagli sulla qualità della vita in un ufficio, quali sono i livelli di retribuzione, quanto è facile (o impossibile) fare carriera, se ci sono capi amichevoli oppure per niente. Così Glassdoor, che è appena sbarcato ufficialmente in Italia, riesce ad attirare circa 67 milioni di visitatori unici mensili ed essere disponibile con pagine localizzate in 20 mercati del mondo. Accoglie 16 mila società già disposte ad assumere, mentre 200 mila in tutto hanno un account per rispondere alle recensioni – doveroso se troppo pesanti o ingiustificate – pubblicare aggiornamenti e scoprire quanto sono ricercati dalla community. In attesa, alla prima occasione utile, di pubblicare i dettagli su una posizione vacante. Le offerte di lavoro già online sono 12 milioni in tutto (circa 68 mila in Italia).

Come funziona

Già, ma all’atto pratico, come funziona. Per rispondere ci siamo iscritti e siamo andati a dare un’occhiata. In effetti, le pagine richiamano molto un’interfaccia intuitiva e pulita come quella tipica dei siti che raccolgono opinioni su hotel, ristoranti e così via. Non solo c’è la descrizione della posizione pubblicata e la possibilità di candidarsi immediatamente o salvarla per dopo, quando si avrà dato una rinfrescata al proprio curriculum digitale, ma basta una rapida occhiata per vedere quali sono le valutazioni medie (il massimo è 5 stelle) delle diverse aziende proposte. L’elemento croccante, è Glassdoor stessa a rivelarlo, che la media è bassina. O almeno non siderale. Parliamo di 3,4/5. Pensate che sul già citato TripAdvisor, ve lo raccontavamo qui, la media è invece 4,22/5. E nel 57 per cento dei casi, un pieno 5/5. Il massimo dei voti. Su Glassdoor non sono così generosi.

I filtri di ricerca

Scorrendo le proposte filtrandole per tipologia di professione, momento della pubblicazione, distanza dalla propria posizione, settori e funzioni, si trovano promozioni e bocciature abbastanza pesanti, anche di giganti. Che per eleganza non riportiamo, ma è innegabile che questa sovrabbondanza di feedback si riveli uno strumento utile per le stesse aziende che hanno bisogno di assumere. «Siamo convinti che combinando informazioni sull’ambiente di lavoro, sulle politiche retributive e su molti altri aspetti importanti che riguardano un impiego, con le offerte professionali più aggiornate presenti sul mercato, siamo in grado di migliorare notevolmente il processo di ricerca e assunzione. Sappiamo che quando le persone in cerca di lavoro sono più informate sull’impiego e sull’azienda, hanno anche probabilità più alte di incontrare le esigenze del datore di lavoro» commenta John Lamphiere, Vice President e Managing Director di Glassdoor EMEA. Che continua: «Glassdoor da sempre attira un vasto pubblico globale. Grazie a questo nuovo impegno in Italia vogliamo rendere ancora più completa l’esperienza Glassdoor per le persone e le aziende in questo Paese».

Gratis, basta scrivere

Altro punto da sottolineare è il modello di business che sorregge Glassdoor. Se altrove i servizi premium sono offerti a pagamento, qui si può avere un accesso completamente gratuito se si forniscono informazioni su una società che si conosce bene pubblicando recensioni oppure dicendo a spanne quanto guadagna chi occupa vari livelli. La piattaforma incrocerà tutti gli input e sfornerà una sorta di vetrina generata dal basso, il più possibile meno patinata ma tendenzialmente attendibile (al netto di orde di dipendenti scontenti che decidono di sanzionarla digitalmente, ma è comunque un dato di qualcosa che non ha funzionato a dovere e merita un intervento).

Lo stipendio non è sempre la priorità

Anche per legittimare il suo approdo nel Bel Paese, Glassdoor ha condotto una ricerca online su 750 nostri connazionali, alcuni occupati e altri ancora no. L’85 per cento di loro sostiene che la realtà lavorativa tende a differire rispetto alle aspettative che il cacciatore di teste delinea in fase di colloquio (niente echi horror, è il tipo che si spera vi assumi). Ancora, l’86 per cento afferma che trovare la giusta cultura aziendale è più importante che guadagnare di più. Meglio uno stipendio giusto, che uno spropositato al prezzo di un’impennata dello stress. Inutile proseguire nel passare in rassegna queste percentuali da plebiscito perché il messaggio è evidente: questo sito dà modo di sbirciare dal buco della serratura, o meglio dello schermo, su come può essere andare a lavorare in un’azienda che non si conosce. Qui come altrove, per evitare pessime sorprese: in un hotel un bagno minuscolo, in un ristorante una cucina immangiabile, in un open space con scrivania un ambiente da cui sognare di scappare via già dopo la prima settimana.

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