Internet

L'11 giugno muore (ufficialmente) la neutralità della rete

Dopo una lunga serie di dibattiti e apparenti retromarcia, la FCC ha annunciato il giorno in cui internet diventa meno libera negli Usa

neutralita rete 11 giugno 2018

Antonino Caffo

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Tra meno di un mese internet come la conosciamo, negli Stati Uniti, sarà meno libera. La Federal Communications Commission, organo che gestisce le telecomunicazioni negli Usa, ha infatti annunciato il giorno dell’entrata in vigore della norma che abolisce le vecchie regole circa il funzionamento del web, stabilite da Barack Obama nel 2015.

Di cosa si tratta

Durante la sua ultima legislazione, Obama aveva firmato una norma che rendeva il web libero. Da che cosa? Dal tentativo di certe multinazionali produttrici di contenuti e telco americane (le nostre Vodafone, Tim, ecc.) di creare una doppia corsia della rete sulla quale far viaggiare da una parte i clienti normali, come accade oggi, dall’altra gli abbonati premium, decisi cioè a spendere di più per connettersi non solo a velocità maggiori ma pure a servizi preclusi alla massa.

Cosa vuol dire assenza di net neutrality

Qualcosa di simile avviene attualmente in Portogallo, dove l’operatore Meo, in assenza di una chiara legislazione europea, ha messo in piedi un’offerta che prevede lo spacchettamento di servizi internet per social, chat, email, cloud. In pratica, potrei decidere di pagare un canone mensile ridotto solo per controllare la posta elettronica o connettermi a Facebook, aggiungendo di volta in volta le piattaforme di interesse, aumentando il costo. È la stessa logica delle pay-tv.

L’abolizione

Gli addetti ai lavori hanno definito il panorama di una internet protetta come net neutrality, perché prevede una democratizzazione nell’accesso di tutto ciò che il web conserva. Di per sé, non devono esservi limitazioni di sorta nel visitare un sito o fruire di una piattaforma, in un contesto in cui il libero mercato può stabilire il prezzo di un’app (che sia Netflix o Spotify) ma non legarne l’utilizzo a monte, cioè al tipo di contratto di fornitura del collegamento.

A dicembre del 2017, con un voto di poco sbilanciato, la Federal Communications Commission aveva votato l’abrogazione della norma-Obama, rimandando a data da definirsi la sua attuazione. Nonostante parvenze di luce e timidi tentativi di retromarcia, quel giorno si sta avvicinando velocemente tanto che il presidente repubblicano della FCC, Ajit Pai, ha dato ai fornitori 30 giorni per conformarsi alle nuove regole: “L’effetto sarà l’accesso a un web migliore, più veloce, più economico e a una connessione gratuita che abbiamo sperimentato per molti anni in passato” - sono le sue parole, non condivise dai repubblicani e dalle organizzazioni a tutela dei diritti digitali.

Ad esempio Jessica Rosenworcel, uno dei commissari che votò contro l’abrogazione: “La decisione va a sfavore dell’interesse del popolo americano e per questo va rivista. L’agenzia non ha voluto ascoltare l’opinione dei cittadini convinti che un’internet aperta sia il futuro di questo paese”. A fare eco anche alcune grandi aziende, come Facebook e Apple, che si sono dette contrarie alla cancellazione della net neutrality.

I poteri passano di mano

La FCC un po’ la zappa sui piedi se l’è buttata visto che la normativa spinta da Trump prevede che gran parte del potere decisionale passi in mano alla Federal Trade Commisson. Si tratta, più o meno, del quadro precedente al 2015, quando i servizi telematici ricadevano nel Title I del Communications Act, il documento su cui poggiano le varie forme di comunicazione negli States. Rispetto alla volontà di Obama di inserire le modalità di collegamento nel Title II, dove sono presenti beni di accesso primario, come l’elettricità e il gas, il Title I prevede un controllo meno rigido sulle scelte e strategie di business intraprese dalle singole compagnie, loro si, più libere di mettere in pratica operazioni commerciali dai più alti ricavi.

Strada lunga e non scritta

Dato per scontato che la net neutrality sia l’optimus per favorire un ingresso paritario e globale alla rete, non è detto che sin da subito la sua scomparsa porterà svantaggi agli utenti. Del resto molti big del settore si sono posti controvento nei confronti della FCC e cambiare rotta adesso sarebbe un boomerang impietoso sia a livello etico che economico. Cosa succederà non è possibile dirlo ma Trump, prima imprenditore e poi presidente, sa benissimo che una regolamentazione dalla maglie meno fitte rappresenta un ottimo modo per aumentare gli affari, spesso sulla pelle dei consumatori.

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