Ecco perché Google non farà più pubblicità al porno

Alla base della decisione la volontà di bloccare gli AdWords per i contenuti a luci rosse di qualsiasi natura. Ma le ricerche “tradizionali” non verranno bloccate

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Roberto Catania

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Fra le parole più cercate su Google ci sono sicuramente quelle che rimandano a contenuti di tipo pornografico. Lo scorso mese, per dire, le parole “sex”, “porn”, “free porn” e “porno” hanno totalizzato la bellezza di 351 milioni di ricerche sponsorizzate (fonte Google AdWords Keyword Planner).

Malgrado questo, Google pensa sia arrivato il momento di circoscrivere il confine delle sue relazioni con il mondo della tripla X. Cominciando dai pacchetti di visibilità dei suoi celebri AdWords venduti a pagamento all’interno del suo motore di ricerca.

"A partire dalle prossime settimane", si legge in uno statement pubblicato da Mountain View, "non accetteremo più annunci che promuovono rappresentazioni grafiche di atti sessuali tra cui (ma non limitato a) pornografia hardcore, atti sessuali, compresa la masturbazione; attività sessuale orale genitale, anale".

"Quando il cambiamento sarà operativo, Google non approverà tutti gli annunci e siti che vìolano la nostra nuova policy. Se il nostro sistema identificherà il tuo account come potenzialmente interessato da questa nuova regolamentazione, ti chiederemo di apportare le modifiche necessarie agli annunci e ai siti per conformarsi alle nuove norme di funzionamento delle nostre campagne".

Difficile dire ora qual impatto avrà questa decisione sull’industria del porno. Se è vero che Google rappresenta per qualsiasi utente la porta di ingresso verso il mondo Internet (anche quello a luci rosse), è anche vero che nel mondo del porno il passaparola e le ricerche non sponsorizzate rappresentano comunque il veicolo principale di diffusione.

Di certo si tratta di una scelta che pone qualche legittimo dubbio di carattere etico. Per quale motivo Google accetta i risultati provenienti dalle normali ricerche ma di contro ne impedisce di contro la promozione? Se lo chiede fra gli altri Michael Fattorosi, un avvocato che rappresenta una delle tante società che offrono contenuti per adulti sul Web, che sottolinea: "Google ha intenzione di bloccare i risultati a luci rosse anche dai risultati di ricerca o si limiterà ai soli AdWords?"

Le nuove policy di Google vanno ad aggiungersi a tutta una serie di norme di recente introduzione imposte dal mondo Web (e non) nei confronti della pronografia. Chase Bank ha recentemente annunciato la chiusura dei conti correnti di centinaia di persone impiegate nell’industria a luci rosse e lo stesso hanno fatto Amazon e PayPal con i loro account intestati a utenti più o meno coinvolti nel mercato.

 
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