Internet

Fake news, il futuro sarà un incubo

Lo sviluppo della tecnologia rende semplice manipolare un video o clonare la voce altrui. Così le notizie false saranno ancora più credibili

Fake-apertura

Marco Morello

-

Alle «fake news», alle notizie false che intasano la rete, si può ancora applicare la cautela del sospetto, la barriera dell’incredulità davanti a un articolo denso d’improbabile o d’assurdo. Filtro che cade di fronte all’evidenza di una prova: l’audio del politico che pronuncia parole dense di razzismo, il video dell’attrice famosa impegnata in attività a luci rosse, il filmato dell’amico, parente o conoscente che rapina, ammazza, si macchia di un crimine qualsiasi. Peccato che nel corso del 2018, in tanti casi, tali supporti digitali di verità potrebbero nascondere l’ennesima finzione. Creata ad arte, con strumenti tecnologici talmente raffinati da farla sembrare inappuntabile.

Fake-dentro

– Credits: iStock. by Getty Images

Il business del posticcio

È l’effetto del lavoro di start-up quali Lyrebird, sovvenzionate da grandi investitori della Silicon Valley, capaci di sintetizzare timbro e sfumature di una voce per fargli pronunciare ogni frase scelta da un utente. Prova sul campo: un dialogo impossibile, efficace, tra Obama e Trump. Colossi informatici come Nvidia stanno invece dimostrando come l’intelligenza artificiale sappia generare volti di persone inesistenti, del tutto credibili. Possibili scopi d’eserciti d’identità fittizie? La rivista Scientific American ne documenta uno poco lusinghiero: l’invasione di recensioni di prodotti compilate da schiere di macchine robot. Dotate di un linguaggio raffinato (e, presto, di moltitudini di facce diverse), in grado di magnificare le virtù di un oggetto per orientare i nostri acquisti con l’inganno.

Anche il viso mente

Ed è sempre l’intelligenza artificiale, ci sono riusciti smanettoni un po’ perversi glorificati in rete, a trasformare star in pornostar, appiccicandone il viso a corpi non loro in contesti vietati ai minori. Un esercizio quasi innocuo rispetto a un software in sviluppo all’università di Stanford: una ricercatrice fa boccacce davanti a una webcam, sullo schermo le sue espressioni finiscono addosso a George Bush, Arnold Schwarzenegger o a uno sconosciuto qualunque. Nuove leggi, in questo scenario, possono poco. Quando volti, voce e mimica sono sotto scacco, si eleva l’inautentico, liberato da vecchi limiti, a consuetudine. Sancendone un’altra ancora più triste: quella di non poter credere più nemmeno ai propri occhi.

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Web tax, l'alternativa all'anarchia

Nel libro di Francesco Boccia la tassa ai giganti della rete è teorizzata come un necessario strumento di ordine ed equità sociale

5G, perché sarà l'antidoto contro il digital divide

La nuova tecnologia porterà connessioni velocissime in tutto il Paese. La scommessa di ZTE, raccontata in un incontro a Roma

Mobilità, viaggio sulle strade connesse del futuro

La prova virtuale al Tokyo Motor Show della comunicazione tra vetture, un social network diffuso e su ruote

Commenti