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Fake news e AI, basta poco per influenzare le elezioni

Quella tra bufale e intelligenza artificiale è l’accoppiata definitiva nelle mani di hacker, comunicatori e partiti politici. Ecco perché

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Antonino Caffo

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Si chiama DeepFakes ed è la piattaforma web che sta destando molta preoccupazione tra agenzie media, stampa e operatori dell’informazione. Il motivo? Il suo fine ultimo è creare video fake di personaggi famosi, utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale.

In questo modo riesce a riprodurre, praticamente alla perfezione, qualunque individuo, pilotando le parole che dice, tramite una modellazione in 3D del volto. Il software alla base di DeepFakes è molto simile ai programmi che usano gli sviluppatori per realizzare videogame ma con un tocco in più, che compagnie come Apple e Samsung hanno introdotto nei loro Animoji ed Emoji AR. A differenza di questi ultimi però, dove il proprio viso viene prima renderizzato e poi mosso con le espressioni in tempo reale, qui la faccia di Obama, l’esempio più famoso reso pubblico in aprile, è comandata direttamente dal computer, comprensivo di audio.

Il video sembra originale, frutto di un reale discorso dell’ex presidente. Al minuto 0.36 capirete che non è così, visto che lo sviluppatore mostra il dietro le quinte del progetto. Senza questo particolare chi avrebbe mai detto che la frase Il presidente Trump è un completo deficiente non fosse uscita davvero dalla bocca del protagonista?

Oltre il gioco

Partire da zero per sfornare un filmato con DeepFakes non richiede alcuna capacità tecnica particolare. Tutto lo sporco lavoro viene fatto dall’intelligenza artificiale integrata, che è basata sulla piattaforma TensorFlow di Google, la stessa che il Pentagono avrebbe voluto per Project Maven. Ed è questo il problema principale: chiunque abbia accesso al programma, che si scarica gratuitamente come codice sorgente, può mettere in piedi un video, inserendo volti più o meno noti, suscitando interesse ma anche disagio e veri problemi, nel caso di attività di revenge porn o ricatto.

In questo video l'AI trasforma una ripresa diurna in una notturna, in tempo reale

Cosa dicono gli esperti

Secondo uno studio del Centro per una nuova sicurezza americana, CNAS, le elezioni del 2020 potrebbero essere il primo bersaglio di un utilizzo distorto di DeepFakes e simili. Ecco cosa dicono gli esperti:

I sistemi di AI sono in grado di generare voci e video partendo da un set di informazioni predeterminate. Al ritmo con cui viaggiano, queste tecnologie tra meno di cinque anni potranno ingannare occhi ed orecchie anche di esperti.

E pure se i video attuali non sono perfetti, lo diventeranno. Del resto, su internet l’attenzione si sta abbassando notevolmente e dinanzi a un esempio come quello di Obama, siamo certi che gran parte degli spettatori non perderebbero tempo a verificare quanto detto. Per loro il personaggio ripreso è realmente l’ex presidente, che ha pronunciato sul serio quelle parole, che domani potrebbero essere altro, molto altro.

Crisi fasulle

Immaginiamo una falsa dichiarazione di guerra o l’annuncio di un attacco terroristico in corso da qualche parte nel mondo. In una società iper-connessa e nevrotica come la nostra, quale telegiornale non darebbe per primo la notizia pur di avere l’esclusiva?

Il confine tra vero e falso è destinato ad assottigliarsi sempre di più. In campo politico, tecnologie del genere saranno decisive per favorire un candidato o mettere i bastioni tra le ruote a un altro. Se la corsa alla Casa Bianca del 2016 è stata, pesantemente o no, influenzata dai troll di San Pietroburgo, pensate cosa potrà accadere se quei post social prendessero vita, per raccontare realtà che non esistono, col fine di appoggiare una tesi specifica.

Rimedi difficili

Oltreoceano conoscono il rischio delle bufale in stile DeepFakes ed è per questo che il governo degli Stati Uniti sta lavorando a un metodo per rilevare video fasulli, in collaborazione con aziende e investitori privati. La domanda è: ci sarà mai un sistema onnipresente in grado di proteggere l'intera popolazione dai filmati falsi? Probabilmente no (nonostante i tentativi), perché la stessa essenza di internet prevede che ci sia un network libero, sul quale ogni utente può caricare ciò che vuole, almeno fin quando il suo contenuto viene analizzato, verificato e, nel caso, eliminato.

Con le tecniche odierne tutto ciò avviene in un arco di tempo tale da rendere quel video virale, visualizzato da milioni di navigatori e metabolizzato, genuino o meno che sia. Il punto forte della propaganda è subdolo, perché non vuole convincere nessuno ma fare in modo che certi individui dubitino della verità.

Soluzioni (im)possibili

Tornando ai ricercatori statunitensi, per difenderci, ora, non abbiamo che il nostro cervello. La capacità di scindere le azioni viste online deve andare oltre le riproduzioni. Il primo passo è comprendere che l’innovazione tecnologica ha reso più semplice costruire realtà alternative, che vivono dentro bolle di fruizione spesso volute. Anche sui social media tira di più una fake news strana che una notizia vera ma noiosa. E chi non vorrebbe sentir dire a Obama Il presidente Trump è un completo deficiente?

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