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Elon Musk, perché si è messo a vendere lanciafiamme

Anche se si rivelerà uno scherzo, l'ultima sorprendente mossa dell'imprenditore coincide con una grandiosa prova di forza

Elon-Musk-apertura

Marco Morello

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Mette in fila tutti gli errori che un imprenditore assennato non dovrebbe, né si sognerebbe di commettere mai: vende un prodotto a metà tra il comico e l'assurdo, che nulla c'entra con quello di cui le sua aziende si occupano di solito oppure hanno in rampa di lancio; sceglie qualcosa di potenzialmente pericoloso, controverso, di dubbia utilità. Un lanciafiamme. Esatto, una pistola di taglia xxl, con grilletto e gigantesco alito di gas che svetta fuori dalla parte frontale. E anziché promuoverlo, cercare di magnificarlo o giustificare in qualche modo la sua scelta, la affossa. Scrivendo su Twitter: «Si tratta di un'idea terribile. Non compratelo».

Il gusto dell'assurdo

Tutto paradossale, se l'imprenditore in questione non fosse Elon Musk, genio e sregolatezza del nostro tempo, capace prima di trasformare la placida auto elettrica in un siluro su ruote (e in una macchina per soldi), poi di promettere viaggi su Marte, trasbordi in tempi ridotti da un punto all'altro della terra via razzo, accorciando quelli di percorrenza tra una città e quelle vicine. Non stupisce perciò il finale di questa strana storia: i lanciafiamme vanno a ruba. Marchiati «The boring company», ne sono stati venduti 7 mila su 20 disponibili e il dato, puntualmente aggiornato su Twitter dallo stesso Musk, è solo parziale. Ma già significa 3,5 milioni di dollari d'incasso quasi in un colpo d'accendino.

Lanciafiamme-Musk

Il lanciafiamme in vendita on line – Credits: The Boring Company

Tutto vero?

Prima di accusare Musk di essere stato travolto da una bizzarra follia, bisogna dire che il suo è stato un puro atto di coerenza. A dicembre, lo ricorda la Cnbc, aveva garantito che se avesse piazzato sul mercato 50 mila cappelli (già, cappelli), sarebbe passato ai lanciafiamme. Obiettivo raggiunto, promessa mantenuta. Certo, tutta l'operazione puzza un po', non tanto di bruciato, ma di scherzo bello e buono. A partire dalla data di consegna degli esemplari ordinati, il mese di aprile. Potrebbe essere l'1 e avremmo tutti abboccato a un clamoroso pesce orchestrato in anticipo.

Gli indizi del tranello

Inoltre, è lo stesso imprenditore a solleticare le corde della burla, cinguettando di averlo messo in cantiere per respingere un'apocalisse di zombi, smentendo poi di essere lui stesso a tramarla per aizzare la domanda dei lanciafiamme (non che non si possa fare, ma, parole digitali sempre sue, «servirebbe una fabbrica troppo grande»). Ancora, scavando sempre più nel terreno dell'improbabile, eccolo aggiungere che il fucile spara-fuoco è «senziente, la sua parola sicura è criptovaluta ed è accompagnato da una blockchain». Ovvero un'infilata, sulla falsariga dello sfottò, delle mode del momento che stanno scuotendo la finanza tradizionale.

Il rovescio serio della medaglia

Tutto un gran ridere? Fino a un certo punto. Al netto delle migliaia di ordini già incamerati dalla «The Boring Company», che noiosa pare esserlo solo di nome e bontà sua dovrebbe scavare tunnel, non forgiare strumenti per incendiare il circondario, su Twitter è tutto un coro di gente rammaricata, disperata di non poter comprare l'oggetto perché le leggi del suo Paese lo vietano, le spese di spedizione costano troppo e poi sai che facce basite alla dogana e mugugni analoghi.

Radiografia di un successo

Insomma, il lanciafiamme della discordia ha illuminato un successo. Prestissimo scopriremo cosa c'è dietro (o persino che è tutto vero), cosa l'imprenditore e il suo codazzo di strateghi stanno cercando di promuovere, dal turbo di una Tesla in rampa di lancio, a qualcosa di fiammeggiante o almeno nuovo fiammante. Ma rimane un'evidenza: è una grandiosa prova di forza. La dimostrazione che il marchio Musk tiene, è solido, trascina, vende, anche se si mette a piazzare lanciafiamme. Prossima mossa, i ghiaccioli in Antartide?

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