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Cosa succede con l'uscita del Regno Unito dal mercato unico digitale

Il governo di Londra ha confermato uno degli effetti della Brexit che potrebbe ripercuotersi su roaming, acquisto di servizi online e neutralità della rete

mercato unico digitale

Antonino Caffo

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Theresa May ha ufficializzato l’abbandono, da parte del Regno Unito, dei vincoli inseriti all’interno del progetto Digital Single Market.

L’iniziativa ha portato a una serie di benefici per i cittadini dei paesi appartenenti all’Unione Europea. Tra questi: l’abolizione dei costi di roaming dallo scorso giugno (in realtà alcuni operatori si sono mossi ben prima), la possibilità di comprare prodotti senza geo-blocking, l’acquisto di servizi in mercati diversi da quello dell’utente e, almeno per il momento, l’opportunità di godere della neutralità della rete, cioè dell’assenza di penalizzazioni nell’accesso a internet, come potrebbe invece accadere negli Stati Uniti a seguito del recente voto abrogativo della FCC.

Fuori dall’Europa

Come effetto della Brexit, il primo ministro inglese ha comunicato l’uscita dal mercato unico digitale, con conseguenze che al momento non sono ufficiali ma altamente probabili. Riguardano tutte una situazione pre-accordo, quando l’economia digitale UE cambiava da zona a zona, priva di una linea guida continentale. “Abbiamo bisogno di maggiore flessibilità casalinga - ha detto May - per assicurarci di rispondere in modo adeguato alle necessità dell’evoluzione economica”.

Punto primo: il roaming

Il quesito principale è: ritorneranno i costi di roaming all’interno dei confini nazionali? Al momento, la paura sembra mitigata da quanto dichiarato dalle alte cariche di Vodafone e H3G, che hanno spiegato di voler lasciare intatta la libera circolazione delle sim europee senza spese aggiuntive per parlare, inviare sms e connettersi a internet al di fuori della residenza abituale.

Le parole dell’amministratore delegato di H3G. David Dyson: “Ci teniamo a soddisfare le esigenze dei nostri clienti, dunque quando viaggiano all’estero continueranno a usare il telefono e a connettersi come a casa”. Dovesse andare così, quando andremo in Inghilterra non ci sarà da pagare alcun sovrapprezzo, visto che il roaming rimarrà aperto, proprio come ora.

Ma c’è un però: il comitato della Camera in sede all’Unione Europea (dove resterà fino al compimento della Brexit nel marzo 2019), afferma che la decisione del parlamento, in quanto legge, non si può valicare. Se l’organo legislativo dovesse aprire al ritorno del roaming, gli operatori non potrebbero opporsi, dovendo seguire le linee guida imposte dall’alto. Ovviamente a quel punto la UE non avrebbe più alcuna voce in capitolo, trovandosi esclusa dalle politiche britanniche.

Cos’è il geo-blocking

A dicembre 2017, l’Unione Europea ha accettato di far cadere alcune restrizioni relative ad attività concluse via web che prima erano limitate ai singoli paesi. Gli esempi sono tanti: dall’acquisto di un servizio cloud non presente in Italia ma solo in Polonia o in Germania, al biglietto per la visita al Museo del Louvre, da comprare ora direttamente sul sito di riferimento francese e non per forza di cose da un’agenzia partner qui da noi (con evidenti spese extra di percentuale), fino alla compravendita di merce fisica priva di vincoli; che si tratti di televisori a basso costo in Portogallo o cellulari in Francia.

Punto secondo: restrizioni territoriali

Una volta fuori dal mercato unico digitale, il Regno Unito potrà chiudere le proprie barriere, sia in ingresso che in uscita. Ciò vorrà dire non consentire ai suoi cittadini di acquistare beni e servizi all’estero e, di contro, bloccare i possibili clienti internazionali, che intendono usare il web come canale principale di commercio. Dietro l’angolo evidenti contro per la riduzione dei probabili consumatori ma anche l’opportunità di stabilire cartelli di prezzo in autonomia, senza inferenze esterne.

Punto terzo: la neutralità della rete

Il tema della net neutrality in Europa è sempre molto discusso. Non abbiamo una legge o un disegno che preveda come proteggere il diritto di un accesso paritario a internet. Ed è per questo che paesi come il Portogallo o la Svezia permettono ai propri operatori di creare pacchetti digitali differenti per fasce di prezzo. La svedese Telia Company AB, ad esempio, offre navigazione senza limiti su Facebook, Spotify e Instagram con uno dei suoi piani tariffari svantaggiando, di fatto, le altre piattaforme che contribuiscono a erodere i GB in dotazione.

Sebbene Telia non sia stata sanzionata, anzi continua a proporre i vari piani, l’Unione Europea si è subito attivata per capire dove la telco sta infrangendo le regole sulla neutralità della rete. L’organo regolatore per i paesi membri non sonnecchia e, fino a quando non vi sarà chiarezza in materia, difficilmente lascerà impunite iniziative simili.

Il Regno Unito come gli USA

Slegata dalle maglie della UE, Londra potrà agire diversamente. Difficile dire ora quanto la net neutrality sia a rischio al di là del Tamigi ma è evidente che in assenza di vincoli, il mercato di fornitori e produttori di contenuti (pensiamo a Netflix) potrà andare in qualsiasi direzione, dando vita a vari tipi di business che ci viene facile prevedere a discapito degli utenti, perché fondati su una corsa al più paghi, più ottieni.

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