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5G, a cosa serve, come funziona, quando arriva

Gli operatori sono pronti e si avvicina il debutto dei primi smartphone che lo supportano. Le cose da sapere della prossima generazione della connettività

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Guido Castellano

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Marco Morello

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Serissimo, con l’aria di saperla lunga, un ragazzetto occhialuto ci consegna un pallone da basket e ci chiede d’improvvisare qualche acrobazia. Mentre ci sentiamo l’erede disadatto di Michael Jordan, una telecamera ci riprende e diffonde in tempo reale la nostra sagoma su tre diversi maxischermi: quello di destra è attaccato al 3G, la rete mobile di vecchia generazione. Il video procede a scatti affannosi fino a bloccarsi in un imbarazzante fermo immagine, per resuscitare dopo qualche secondo. Quello di sinistra, in 4G, la rete che usiamo quotidianamente, ha una qualità accettabile, ma un filo nebbiosa; il display centrale, in 5G, rivela infine con nitidezza e fluidità la nostra totale inattitudine al palleggio. Basta questo confronto vissuto in diretta da Panorama per capire il salto di livello in arrivo, la rivoluzione che porterà con sé la prossima generazione della telefonia mobile. Tutto sarà accelerato, rapidissimo, in alta definizione. La capacità della banda per tablet, pc e smartphone decollerà progressivamente fino a raggiungere i 100 gigabit entro il 2025. Tradotto: fino a cento volte i picchi attuali del 4G. Scaricare film, videogame pesantissimi o l’intera stagione di una serie televisiva, richiederà manciate di secondi. Godersi qualunque contenuto in streaming in movimento, alla risoluzione massima e senza interruzioni, diverrà la norma. Lo standard. Come trasferire file nella nuvola o, per l’appunto, trasmettere video che non sfigurano se proiettati su uno schermo gigante. Ma a parlare al futuro è poco appropriato. L’attesa è finita. Ci siamo.

Da giugno in poi

Ci troviamo a Londra, durante l’evento di presentazione del OnePlus 7 Pro, uno dei primi smartphone equipaggiati per gestire un tale traffico ipercinetico di dati. Anche gli altri big della telefonia, da Xiaomi a Oppo, inclusi Huawei a Samsung, sono pronti a esordire sul mercato con i loro prodotti. Da teoria, concetto fumoso e intangibile, il 5G è in rampa di lancio su scala commerciale, anche in Italia. Tim parla di giugno e luglio per premere il tasto «on», intanto ha connesso integralmente il territorio della Repubblica di San Marino e sperimentato servizi e applicazioni a Torino, Genova, Bari, Matera, Sanremo e Roma. Vodafone completerà entro il 2019 la copertura di Roma, Torino, Bologna, Napoli e Milano. E ha trasformato il capoluogo lombardo in un caso d’eccellenza internazionale, raggiungendo già l’80 per cento della popolazione meneghina con 120 siti attivi. Wind Tre, mentre porta avanti con Open Fiber i suoi test sul 5G a Prato e L’Aquila, ha messo sul piatto investimenti per 6 miliardi in 5 anni per la «Super rete 4.5G», su cui si viaggia fino a 1 gigabit al secondo.

Attese addio

Le virtù del 5G sono varie e vanno oltre la semplice velocità: potranno collegarsi simultaneamente al web un milione di dispositivi per chilometro quadrato. Questo vuol dire che allo stadio, a un concerto di una rockstar, in una piazza affollatissima per un comizio o una manifestazione, non ci saranno intasamenti né fastidiose assenze di segnale. E si potrà surfare sul web senza interruzioni anche su un treno lanciato fino a 500 chilometri all’ora. Addio blackout nei viaggi sui binari. C’è poi un altro dato tecnico, forse il più difficile da capire, ma è quello che cambierà la nostra quotidianità: si chiama latenza. Con questo termine s’intende il tempo di risposta della rete. Con il 5G potrà essere anche minore di un millisecondo. Significa che la connessione sarà priva d’attese: le risposte a qualsiasi quesito digitato sul telefono arriveranno sullo schermo touch in tempo reale. Non serviranno più dispositivi con grandi quantità di memoria: salveremo tutto (foto, filmati, documenti) sul cloud. Potremo accedervi istantaneamente, ovunque ci troviamo.

L’era delle super app

«Siamo davanti a un momento storico» dice dal palco di Londra Pete Lau, il Ceo di OnePlus. «Vedremo cambiamenti epocali nel modo in cui il mondo si connette e comunica» gli fa eco Cristiano Amon, presidente di Qualcomm, il costruttore dei chip che fanno funzionare oltre un miliardo di dispositivi Android dei principali brand globali. «Stiamo entrando» aggiunge Amon «nell’era delle super app». Una sorta di doping digitale che, grazie all’iniezione del 5G, metterà il turbo ai programmini che usiamo ogni giorno. I social network potranno incorporare la realtà virtuale e quella aumentata; lo streaming video e musicale abbraccerà l’altissima definizione; le distanze tra i continenti si accorceranno. Tim, per esempio, ha mostrato a Panorama una videochiamata su questa nuova rete: video a audio sono quasi perfetti, il concetto di telepresenza abbraccia il suo significato letterale. Fare riunioni con tante persone collegate da vari punti del mondo, non sarà più un’esperienza frustrante.

Dentro le cose

Il 5G, però, ha un altro merito: sa uscire dai telefonini per entrare negli oggetti. Fa funzionare telecamere, lampadine, sensori, tutte quegli aggeggi che oggi si abbeverano dal Wi-Fi e si spengono o boccheggiano se è fuori portata. Mentre il loro funzionamento costante, può salvare delle vite. Wind Tre lo sta sperimentando su alcuni edifici a L’Aquila, piazzando accelerometri, inclinometri e altri rilevatori connessi tramite 5G a un cervellone. Se qualcosa va storto, se c’è un’emergenza come un terremoto, il sistema centrale se ne accorge immediatamente e innesca azioni per proteggere i cittadini, come lo sblocco di vie di fuga o il blocco dell’erogazione del gas. Sempre nel solco del 5G utile, s’inseriscono vari progetti di Vodafone. L’azienda ne ha realizzati 41. Tra questi, videocamere ad altissima risoluzione per la sicurezza delle stazioni ferroviarie, unite a un software avanzato che analizza i filmati e permette d’individuare subito le situazioni di pericolo, per intervenire tempestivamente. Ecco poi droni per ispezioni dall’alto d’infrastrutture e per la videosorveglianza aerea, con flussi video trasmessi in diretta alla polizia. O un’ambulanza connessa, che consente ai medici dell’ospedale di monitorare le condizioni del paziente durante il trasporto, identificarne il volto per recuperarne la storia clinica, prepararne i trattamenti necessari nel minor tempo possibile.

Sulle auto     

A proposito di soluzioni su ruote, in futuro tutte le auto saranno equipaggiate con un chip 5G. I veicoli, in questo modo, potranno comunicare tra loro evitando di scontrarsi. Le vetture che si pilotano da sole, in sperimentazione oggi, devono essere farcite di ogni sorta di radar e telecamere. L’intelligenza artificiale a bordo necessita di vagliare una mole immensa di dati per decidere come comportarsi. Al momento, dunque, non sono sicure al 100 per cento. Col 5G tutto cambia: oltre ai veicoli, anche biciclette, moto, strade, segnaletica, semafori e telecamere del traffico saranno dotati di capacità accelerate. Gli oggetti parleranno tra loro e creeranno un modello di traffico a zero collisioni. Anche noi faremo parte di questa rete neurale di microprocessori dialoganti. Saranno negli abiti che indossiamo, negli orologi e nei bracciali che tengono sotto controllo le nostre funzioni vitali, rendendo i dati accessibili in tempo reale al nostro medico. Il 5G sarà ovunque, invisibile e ruggente. Ci lasceremo sommergere dalla sua vorticosa prontezza poiché promette di migliorarci la vita. Sulla carta ci sono le condizioni perché possa mantenere questa promessa. 

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