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Il lato "oscuro" di Steve Jobs: la vita privata del fondatore di Apple

La figlia Lisa, in un libro, racconta: "Il successo lo trasformò in un demone". Ecco com'era il co-fondatore di Apple nella vita privata

Steve Jobs

Eleonora Lorusso

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Ci ha messo 7 anni, ma alla fine Lisa Brennan-Jobs ha trovato il coraggio di parlare di Steve Jobs, il co-fondatore della Apple e soprattutto suo padre: un uomo che, come si legge nell'anticipazione di un libro in uscita a settembre (Small Fry) scritto dalla stessa Lisa, era completamente differente rispetto al manager brillante e accattivante che appariva in pubblico. Per nulla empatico, spesso aggressivo e critico soprattutto con lei, nata da una relazione con la ex compagna di Jobs, Chrisann Brennan nel 1978, quando lui aveva 23 anni. Quel giorno non la abbracciò e non si commosse, ma si limitò a dire: "Non è mia figlia", nonostante le forti somiglianze.

Anche dopo averne riconosciuto la paternità, il rapporto con lei è rimasto teso. Ora Lisa Brennan-Jobs parla dell'imbarazzo di Jobs nei suoi confronti, di quell'uomo diventato ricco e famoso, in grado di costruire un impero, ma non una vera famiglia.

"Rovinavo la sua immagine - racconta la donna - la storia della sua spettacolare ascesa. La mia presenza nel mondo non corrispondeva con la narrazione di grandezza e di virtù che lui voleva per se stesso”.

Stay hungry, stay foolish

Stay hungry, stay foolish. Parole diventate un mantra per intere generazioni: per quegli studenti di Stanford, davanti ai quali Steve Jobs ha pronunciato il suo testamento morale nello storico discorso del 12 giugno 2005. Ma anche per i loro genitori, quegli stessi uomini e donne dell'età del co-fondatore di Apple, spesso manager a loro volta. Una sorta di monito a restare "affamati e folli", a non perdere la curiosità e la voglia di fare, con ambizione.

Di ambizione Jobs ne aveva da vendere, come dimostrato dalla sua carriera, folgorante, che però stride con quella dell'uomo privato e soprattutto del padre, almeno a detta di Lisa, la figlia oggi 40enne cha ha deciso di raccontare il lato "oscuro" di uno degli uomini più ammirati (e amati) al mondo, ma anche così ombroso in famiglia.

L'imprenditore più ammirato 

Ancora nell'ottobre del 2010, quando la malattia lo ha aveva debilitato (morirà un anno dopo, il ottobre 2011), Steve Jobs era ancora l'imprenditore più ammirato dai giovani statunitensi e tra i più seguiti nel mondo. Il CEO di Apple era arrivato primo nella classifica con il 23% dei voti, superando la popolarissima scrittrice J.K.Rowling, autrice della saga di Harry Potter, la "regina della tv" Oprah Winfrey, il rapper Jay-Z e il creatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

Eppure in famiglia non riusciva a godere dello stesso appeal. O meglio, la figlia Lisa nel suo libro in uscita a settembre racconta di averlo sempre amato, pur sentendosi respinta.

"Puzzi come una toilette"

"Aveva sempre un modo aggressivo di parlare - racconta la figlia - Mi disse che non avrei mai ottenuto nulla. Il successo lo aveva trasformato in un demone".

"La sua voce mi faceva soffrire" spiega ancora Lisa che ricorda una serie di episodi, come quando lei, dopo essersi messa un profumo alle rose che le piaceva molto, si sentì dire dal padre: "Puzzi come una toilette", perché lui non gradiva quell'essenza. Un aneddoto che si riferisce al periodo nel quale il co-fondatore della "mela" era già ammalato e costretto a letto, debilitato nel fisico, ma evidentemente non nel carattere spigoloso.

O come quando lei chiese al padre se quel computer della Apple battezzato "Lisa" fosse stato chiamato così in suo onore. Ma lui la gelò, spiegando: "Niente affatto, mia casa: è una sigla che sta per Local Integrated System Architecture".

Un genio o un demone?

"Il tempo a vostra disposizione è limitato, non sprecatelo vivendo una vita che va bene per altri ma non vi appartiene. Non lasciatevi condizionare, non lasciate che il rumore delle opinioni altrui copra la voce che avete dentro. Ma soprattutto abbiate il coraggio di seguire quello che avete nel cuore, lasciatevi guidare dall'intuito. Siate affamati. Siate folli". Così Steve Jobs in quell'accorato discorso, in cui parlava di cuore, lui che secondo la figlia in casa non ne aveva.

Parole che in molti hanno ritenuto geniali, come lui, come quel ragazzo nato in California, a Green Bay, il 24 febbraio del 1955. Cresciuto con i genitori adottivi, a soli 21 anni aveva fondato la Apple con Steve Wozniak.

Era l'11 aprile del 1976. Nove anni dopo, nel 1985 fu estromesso dal Consiglio di Amministrazione da della società, ma non si diede per vinto: fondò Next Computer e comprò Pixar, sfornando un altro prodotto di successo come Toy Story.

Nel 1996 la rivincita: venne richiamato a rilanciare la sua "creatura", Apple, e ci riuscì, rendendola poi un colosso grazie ad iPhone, iPad e iPod. Un manager di tutto rispetto, che qualunque azienda avrebbe voluto come "capo". Ma che in famiglia era visto come un "demone".

Anche la ex compagna di Jobs, Chrisann Brennan, madre di Lisa, aveva raccontato come il successo lo avesse trasformato e di come fosse persino diventato "crudele" nei confronti della figlia, oggetto di numerose battaglie legali.

La "vergogna"

Secondo Lisa, lei rappresentava un motivo di vergogna e imbarazzo, una sorta di macchia nella carriera folgorante di quell'ex giovane rampante. Steve Jobs ha faticato a lungo a riconoscerla come sua figlia, nonostante fosse nata da una relazione durata 5 anni con Chrisann Brennan e terminata proprio con la gravidanza della donna. "Finché ho avuto due anni, mia madre ha fatto fronte da sola a tutte le spese per il mio sostentamento, facendo la cameriera e le pulizie nelle case degli altri" racconta Lisa nel suo libro.

"Mio padre non ha mai aiutato" prosegue la figlia di quello che è stato considerato anche un magnate e che racconta di come lei stessa abbia rischiato di essere data in adozione, perché la madre da sola faticava a mantenerla.

Nel 1980 il tribunale impose a Jobs il pagamento degli alimenti per la bambina, ma lui rifiutò di riconoscerla come sua figlia, sostenendo di essere sterile.

Ma il test del DNA provò la paternità (con un'accuratezza del 94,4%) e il giudice lo obbligò a versare 385 dollari al mese alla figlia. Quattro giorni dopo quella sentenza vennero pubblicati i dati relativi al suo patrimonio: oltre 200 milioni di dollari.

La sua "vera creatura"

Il primo incontro tra Steve Jobs e la figlia avvenne quando lei aveva 3 anni e fu surreale, come racconta ora la donna: "Sai chi sono?" le chiese. "Sono tuo padre" aggiunse "Sono uno degli uomini più importanti che tu conoscerai nella vita". Non si sbagliava, anche se per Lisa lo sarebbe stato in quanto padre, non per la sua ricchezza e influenza.

Nel 2003 la prima diagnosi di cancro per il CEO di Apple, il 5 ottobre del 2011 la sua morte, annunciata con uno scarso comunicato della sua azienda, dalla quale si era già dimesso in agosto da amministratore delegato, lasciando il posto a Tim Cook.

Nella lettera con la quale diede l'annuncio, scrisse: "Ritengo che i giorni più brillanti e innovativi di Apple le siano davanti. E aspetto con ansia di vederli e di contribuire al suo successo in un nuovo ruolo. Ho incontrato alcuni dei migliori amici della mia vita ad Apple e vi ringrazio per i molti anni in cui ho potuto lavorare al vostro fianco. Steve". Così Jobs salutava la sua "vera creatura".

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